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Corrado Graziadei
Manifesto 1° maggio 1945
Libero Graziadei

 

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Corrado Graziadei
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Corrado Graziadei

Corrado Graziadei
Giunse al Partito Comunista Italiano dalle fila socialiste dove aveva militato fin da giovanissimo prima come segretario cittadino e poi come segretario della federazione giovanile socialista. La sua iscrizione alla Federazione Giovanile Socialista Italiana risale al 1907, quando aveva appena 14 anni.
Graziadei era nato l’11 agosto 1893 a Sparanise, patria di Leopoldo Ranucci, divenuto assessore al Comune di Napoli nella giunta del Cln. A 16 anni fu denunciato e condannato dalla pretura di Pignataro Maggiore a pagare cinque lire di ammenda “quale promotore di processione civile senza licenza e per disturbo della quiete pubblica”. Anche nel suo impegno politico di

deputato Graziadei tenne fede alla sua coerente visione di vita di stare sempre con i più umili e con quelli che soffrivano condizioni sociali inaccettabili e a dir poco ingiuste. Egli continuò la sua lotta per l’emancipazione delle classi subalterne fino alla morte, avvenuta il 13 luglio 1960.
Nella sua lunga militanza ricoprì vari incarichi anche di livello regionale nazionale, prima nel PSI e poi nel PCI, di cui fu uno dei primi segretari nella ricostruita Federazione provinciale il 1945. Tra le cariche pubbliche ricordiamo quella di sindaco di Sparanise nel 1944, di consigliere Provinciale nel 1946 e di Deputato al Parlamento nel 1953. Negli anni venti diversi comuni a guida socialisti furono assaliti dalle squadracce fasciste, a partire da Capua e da S. Saria CV che già era sede del Tribunale. Nel 1924 vi fu una rivolta contadina a Teano contro le nuove pesanti tasse imposte dal regime con l’avallo degli agrari.
In questi anni Mussolini in persone ebbe a dichiarare che “Caserta deve rassegnarsi ad essere un quartiere di Napoli”, aggiungendo che “i Mazzoni (nome del territorio meridionale di TdL compreso tra Aversa e la costa tirrenica) sono una plaga; con terreno paludoso, stepposo, malarico, abitato da una popolazione che fino dai tempi dei romani aveva una pessima reputazione ed era chiamata popolazione dei latrones”.
Per ironia della sorte qui era uno dei pochi luoghi in Italia dove il duce veniva contestato e beffeggiato.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina libro Scritti di Corrado Graziadei Le lotte nelle campagne di Terra di lavoro 1945-1950   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: libro su Corrado Graziadei di P. Mesolella    
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Manifesto 1° maggio 1945
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: locandina 1 maggio 1945 a Carinola

Le lotte contadine in provincia di Caserta nei primi anni della Repubblica

Il grande movimento di lotte contadine ebbe inizio in provincia di Caserta, ex Terra di Lavoro, alla fine della seconda guerra mondiale, precisamente nell’inverno del 1944 allorché la cooperativa La Terra di Nocelleto di Carinola, non avendo avuto risposta ad una richiesta di concessione di terre incolte, il 18 febbraio 1945 occupava 1000 moggi di terreno. La commissione di Napoli si vide costretta a concedere i primi ettari di terreno alla cooperativa e la concessione fu festeggiata dalla Federterra il primo maggio da tutta la popolazione. Da allora i contadini rivendicarono la dignità del lavoro e un’assistenza sanitaria familiare estesa ai loro congiunti.
Le lotte per il miglioramento delle condizioni di vita continuarono durante i primi anni della Repubblica. Dopo Nocelleto, le manifestazioni si estesero a Villa Literno, dove era attiva la cooperativa l’Agricola che si fece promotrice dell’occupazione della tenuta di Torre del Monaco e della tenuta di Gargiulo.

Ciò diede coraggio alle sezioni della cooperativa Federterra, le quali, secondo un’inchiesta del 15 novembre del 1946, avevano raggiunto il numero di ben 41, tra cui annoveriamo quella di Calvi Risorta con 86 iscritti, di Pignataro Maggiore con 121, di Nocelleto con ben 272 iscritti, di Teano con 129, di Falciano di Carinola con ben 170 iscritti, di Vitulazio con 80 iscritti, di Santa Maria C. V. con un migliaio di iscritti. Da allora le lotte si estesero, le manifestazioni divennero più imponenti e il 16 maggio 1947 si festeggiò La giornata del contadino con diecimila persone che manifestarono a Caserta e in centri minori tra cui Grazzanise, Pignataro Maggiore e Teano dove parlarono i rappresentanti Graziadei, Ferrante e Picardi.
I tempi erano maturi per la grande occupazione delle terre incolte del 22 novembre 1949, che fu preparata nei minimi dettagli con tanti attivisti che agironono in maniera sinergica. Dopo il fallimento delle trattative fra proprietari di aziende agricole e rappresentanti delle cooperative dei contadini per la concessione di terreni destinati al pascolo bufalino, iniziò in Provincia di Caserta, non più chiamata Terra di Lavoro, il grande movimento di occupazione delle terre. La prima manifestazione ebbe luogo il 22 novembre 1949 con una colonna di 2000 braccianti, guidati da Corrado Graziadei, Salvatore Pellegrino, Carlo Fruttaldo e Salvatore Cangiano, che occuparono 5 tenute in Agro di Carinola, specificamente in tenuta Fruscara e in Tenuta Marra, scacciando i guardiani ed innalzando bandiere in segno di occupazione, e decidendo di fare a turno nel numero di venti unità per proteggere le zone occupate.
I carabinieri riuscirono a sgombrare i terreni occupati, ma nel contempo si tennero frenetiche riunioni nella Camera di Lavoro di Sparanise e di Sant’Andrea del Pizzone da parte dei capi del movimento, Corrado Graziadei, Francesco Lugnano, Antonio Romeo e Nicola Zona. Non erano presenti, in quanto tratti in arresto, Libero Graziadei, Salvatore Barbieri, Ferdinando D’Amico, Carlo Fruttaldo e Carlo Fruttaldo. Il 24 e 25 novembre fu occupata la Tenuta Spinelli in Santa Maria La Fossa da parte di centinaia di braccianti, guidati da Giuseppe Capobianco, nonché la tenuta di San Vito in Sessa Aurunca. Ma furono presto dispersi dalla compagnia dei carabinieri di Capua. Il 28 novembre fu la volta di Vitulazio, l’ex Vitulaccio, dove un migliaio di braccianti capeggiati da Eugenio Tartaglione, Gaetano Ianniello e Antonio De Lucia. presero la tenuta Pontoni. Il 29 fu nuovamente occupata la Tenuta Stabile di Santa Maria La fossa, da un migliaio di contadini capeggiati da Carlo Vassallo e Vincenzo Orabona. Ovviamente furono tante le persone denunciate, non solo tra i capi del movimento contadino. Il 30 novembre l’occupazione si estese a Capua nella Tenuta Marra con la partecipazione di 500 contadini. La tenuta Limata di Carinola fu nuovamente occupata il 3 dicembre 1949. Giuseppe Capobianco, il capo dei rivoltosi, fu denunciato ed arrestato con verbale del 3/12/1949. Il giorno 6 dicembre 1949 fu la volta di Marra e Ferrata, il 17 dicembre di Baia e Latina.
In relazione a tutte queste occupazioni dell’1949 furono istituiti 12 procedimenti giudiziari e tratti in giudizio 77 imputati con in prima linea i capi, Corrado Graziadei e suo figlio Libero, Mario Pignataro, dirigente della Camera di Lavoro di Caserta, Gaetano Volpe, segretario del CdL di Capua, Antonio Romeo, Nicola Zona, Francesco Lugnano, Carlo Vassallo, Giuseppe Capobianco, ma anche tanti contadini che non avevano alcun incarico. La posizione di Corrado Graziadei, Francesco Lugnano, Antonio Romeo fu aggravata dai discorsi tenuti nelle Camere del Lavoro di Sparanise e Sant’Andrea Del Pizzone. Ciononostante le lotte contadine non si arrestarono e ogni giorno si formarono colonne di lavoratori che si mossero guidati da uomini credibili.
Grazie a queste lotte nel 1950 i contadini riuscirono ad ottenere un importante stralcio di legge che conteneva norme per l’espropriazione, la bonifica, la trasformazione ed assegnazione di alcuni terreni ai lavoratori. La legge prevedeva l’esproprio di una quota di possesso superiore ai 750 ettari, a beneficio dei contadini di condizione economica più disagiata, di cui allora beneficiarono soprattutto i contadini dei comuni di Cancello e Arnone, Capua, Castel Volturno, Grazzanise, Santa Maria La Fossa, Villa Literno, Vitulazio, Carinola, Francolise, Mondragone e Sessa Aurunca.
L’altra grande stagione del movimento di lotta contadina fu quella dell’anno 1954, che ottenne il primo contatto provinciale che garantì i salari minimi a 800 lire giornaliere. Inoltre il ’54 fu l’anno degli scioperi per il sussidio di disoccupazione, di cui resta memorabile la giornata del 12 giugno con la Camera del Lavoro che decise di organizzare due grandi manifestazioni a Trentola e a Casal di Principe. Alle 6 del mattino, i dirigenti della Camera del Lavoro di Caserta, insieme ai braccianti, si diressero sul posto, ma vi trovarono anche i Carabinieri che trassero in arresto sia i funzionari che gli stessi braccianti per blocco stradale. Tra di essi ricordiamo Pietro Bove, segretario della Camera del Lavoro casertana, Vincenzo Raucci della Federazione Comunista, l’avvocato Generoso Iodice, consigliere Provinciale del Partito Socialista, Francesco Cirillo, Arturo Serao, Costantino Natale, Pasquale Monaco, Antonio Diana, Roberto Venosa e Antonio Caterino. Bove, Vegliante e Raucci furono condannati a tre anni di carcere. poi ridotti ad uno in appello. Tutti gli altri a pene minori.
Fu grazie a quelle lotte che nell’inverno del 1954 i contadini conquistarono, oltre a salari più dignitosi, il sussidio di disoccupazione, l’assegno familiare per il figlio e per il genitore, nonché l’assistenza sanitaria. Il 22 novembre 1954 il Parlamento approvò la legge n° 1136 Bonomi con alcune aggiunte della proposta Longhi- Pertini che previde l’assistenza sanitaria completa ed il contributo statale di 1500 lire per assistito. Da quel momento due milioni di contadini usufruirono per loro stessi e per i familiari dell’assistenza medica di cui in seguito beneficiarono ben cinque milioni di persone.

Abstract AA.VV., Diritti e lotte sociali nel XX secolo. Storie e protagonisti di Terra di Lavoro, a cura di Pasquale Iorio, Guida Editori, 2020.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Libero Graziadei
 

L’eccidio di Sparanise del 22 ottobre 1943: 35 morti

Avvocato Libero Graziadei, ci vuol cortesemente collocare Sparanise dal punto di vista geografico e logistico dopo l'8 settembre 1943?
Sparanise era un nodo ferroviario e stradale facilmente raggiungibile attraverso più strade: Appia , Casilina e strada ferrata (linea Roma-Napoli via Cassino e via Formia). Sparanise si trovava nelle immediate retrovie della linea “Gustav”, a pochi chilometri da Cassino e da Napoli.

Solo per questo motivo i Tedeschi erano accampati nel nostro paese? Erano presenti, forse, gruppi partigiani?
I Tedeschi avevano organizzato nell'ampio scalo merci ferroviario un “campo di concentramento”. Arrivavano e partivano con le tradotte centinaia e centinaia di soldati italiani, che dopo l'otto settembre avevano deposto le armi e, fatti prigionieri, venivano inviati nei campi di concentramento della Germania. Il campo si estendeva dall'attuale scalo merci della ferrovia fino a via Napoli, quasi nelle vicinanze della scuola elementare. All'epoca via De Gasperi non esisteva. C'era solo qualche masseria sparsa. Molti erano i cittadini di Sparanise che erano stati accesi e decisi antifascisti. Si racconta che un signore, di cui non ricordo il nome, pur di esprimere il suo dissenso al potere fascista, denominò il suo cavallo “popolo” e così ogni mattina, quando doveva uscire, l'ordine che dava al cavallo era “avanti popolo”. Nel nostro popolo serpeggiavano molti ideali democratici. C'erano molti cittadini pronti a rinunciare a cariche importanti durante il fascismo ma che non trovarono poi, durante la:resistenza, un coordinamento e non si organizzarono come “gruppi di liberazione”.

Se vivo era il sentimento e gli ideali di democrazia e di libertà come mai il popolo di Sparanise non riuscì a trovare un “leader” che guidasse le azioni durante la resistenza, quando sappiamo che proprio lei è figlio del deputato Corrado Graziadei?
E’ vero, mio padre era un agguerrito ed acceso antifascista, perseguitato politico, uomo pieno di iniziative. La nostra casa attuale, palazzo Graziadei, sito ancora oggi dinanzi alla ferrovia, era luogo di riunioni antifasciste e sempre ardeva il desiderio della riscossa. Mio padre Corrado non aspettava altro che poter concretizzare sogni di libertà, essere a capo dei suoi stessi amici. Era in contatto con i gruppi partigiani di S. Maria Capua Vetere e quelli napoletani; proprio in una riunione tenuta nella Cappella Cangiani a Napoli nell'agosto 1943 arrivarono i Tedeschi con l'ordine di fucilare i presenti.Mio padre riuscì a fuggire. Nel correre si ruppe una gamba e così fu ricoverato all’Ospedale Pellegrini, piantonato dai carabinieri. Noi familiari per un certo periodo non avemmo più notizie. Un giorno squillò il telefono ed una voce misteriosa ci avvertiva di cercare Corrado tra gli ospedali di Napoli. Cercammo tramite uno zio, perché per me era difficile raggiungere la città, e sapemmo che mio padre era riuscito a mettersi in salvo all'Ospedale Pellegrini. Chi aveva registrato l'accaduto disse solo di aver trovato i carabinieri legati. Gli amici partigiani lo avevano aiutato ed erano riusciti a metterlo in salvo dai tedeschi portandolo a Casolla, a casa di una mia zia la quale, ad una ennesima visita dei tedeschi, lo fece passare per suo marito. Così mio padre rimase in casa infermo, per parecchio tempo. Ho dovuto raccontarti questo episodio proprio per farti capire per quale motivo noi antifascisti di Sparanise rimanemmo senza coordinamento: avevamo perso i contatti. Intanto giunse l'otto settembre. I primi di ottobre Napoli ebbe la sua rivolta con le famose “quattro giornate” e i tedeschi si ritiravano sempre più verso il nord.

Ci racconti allora, avvocato, in quale maniera vi difendevate dai Tedeschi e quali azioni venivano fatte per salvare i prigionieri in mano dei nemici.
Un ruolo importante ed a volte decisivo venne svolto dalle donne di Sparanise, le quali sono state definite con acume storico da qualcuno “il fronte interno” del popolo italiano. Gli uomini erano al fronte o prigionieri e le donne a lavoro per loro, per salvare la vita dei propri figli, dei mariti, dei fratelli, dei padri. Dicevo delle donne di Sparanise, tra cui cito Aida Saba (defunta), Plava Stolfi (vivente), e tante altre. Queste raccoglievano cibo, indumenti e tutto ciò che poteva servire ai prigionieri e si recavano al campo di concentramento. Mentre alcune di loro intrattenevano i Tedeschi, le altre aiutavano i prigionieri a scappare, nascondendoli poi nelle loro case. A casa mia, ad esempio, tra i tanti ricordo il geometra Zecchetella, al palazzo Pucciarelli il signor Giudice. Persone importanti nella lotta al fascismo.

Lei è stato mai fatto prigioniero dai Tedeschi?
Si, fui preso per ben due volte, portato al campo di concentramento per essere deportato. In paese si sparse subito la voce e i miei amici si diedero da fare per salvarmi. Era podestà in quel periodo don Carlo Mesolella, amico intimo di Giovanni Ragozzino, pittore di fama ed acceso sostenitore del partito fascista. Come ho detto, la notizia giunse al podestà e a Ragozzino. Quest'ultimo prese la bicicletta e fornito del “passo” entrò nel campo tedesco. Mi presentò come suo nipote al comandante e mi liberò nascondendomi nel soffitto di palazzo Marinelli.

I Tedeschi presidiavano Sparanise?
Ormai erano tanti i prigionieri che i Tedeschi dovettero organizzare un altro campo di concentramento su Via De Renzis, anche perché dovevano sbarrare la via di accesso verso l'Appia che, attraverso Francolise, si collegava a Sparanise. Occuparono così la zona dell' ex campo francese.

Ci racconti ora come avvenne l’eccidio del 22 ottobre 1943 e quale fu la causa scatenante di tale ferocia.
Come ho messo in evidenza, mediante gli avvenimenti già narrati, quella dei Tedeschi nei confronti del popolo di Sparanise fu una vera e propria rappresaglia, anche se azioni eroiche partigiane non emergono. Le vittime del 22 ottobre vanno certamente annoverate tra i martiri della resistenza del popolo italiano. Si dice che un certo Capezzuto Vittorio avesse sottratto una borsa con dei documenti di guerra e che poi nel nascondersi in una cisterna, avesse lanciato una bomba, uccidendo qualche soldato tedesco. I Tedeschi, non trovando la borsa e nemmeno il colpevole, decisero di far uscire dalle case ben trentacinque persone ed ucciderle proprio sul luogo dove ora sorge il monumento ai caduti in “Via Vittime 22 Ottobre”. Questa, a mio avviso, fu la causa che scatenò l'ira dei Tedeschi, ma ciò che li irritava maggiormente era la guerriglia che il popolo di Sparanise conduceva contro di loro.

Cosa successe dopo il 22 ottobre?
Gli alleati erano ormai vicini. Si trovavano al di là del Rio Lanzi. Il popolo di Sparanise chiedeva aiuto e parecchi giovani andarono incontro agli alleati per farli entrare in paese. I Tedeschi si sentivano bloccati e nello stesso tempo non volevano lasciare le postazioni; erano collocati con l'artiglieria sulle colline che guardavano verso Calvi, Via Casilina, e verso l'Appia (attuale collina di S. Antonio). Decisero così di bombardare e di minare il paese prima di smobilitare i campi. Il podestà fece opera di mediazione. La notizia subito si diffuse in paese e in una notte riuscimmo a salvare tutti i mobili di Palazzo Marinelli ed a metterci in salvo, perché molti di noi erano nascosti in soffitta. Io riuscii a salvare il mio palazzo, disinnescando le mine che avevano preparato i Tedeschi. Comunque nella ritirata crollarono: PalazzoMarinelli, Palazzo Ranucci e molti palazzi di Corso Ferrovia, la parte inferiore dell'attuale Corso Matteotti ed altri palazzi di Via De Renzis. Altre persone morirono sotto le macerie e quando nel 1968, nel venticinquesimo dell'eccidio, l’amministrazione del tempo, il cui sindaco era Antonio Romeo, operò il gemellaggio con Marzabotto, tali morti furono annoverati tra le vittime e definiti “martiri della Resistenza” come testimoniano i monumenti posti all'ingresso del nostro cimitero.
Tra questi ricordo il nome di Giuseppe Police, giovanissimo morto tra le macerie, quando i tedeschi erano ormai in ritirata e gli anglo-americani entravano in Sparanise per portare aiuto ad un popolo affamato e distrutto da tanta ferocia.
c Intervista rilasciata dall’avv. Libero Graziadei agli alunni della classe III della Scuola media statale “Leonardo da Vinci” di Sparanise in occasione del Concorso bandito dall’Associaione Vittime Civili di Guerra della provincia di Caserta, anno scolastico 1997-98

L'avvocato Libero Graziadei è stato più volte sindaco di Sparanise ed è figlio di Corrado Graziadei. Nel 1943 Libero era un giovane studente, degno seguace delle idee democratiche del padre. Compì azioni di guerriglia partigiana. Riuscì a valicare le linee per ben due volte (linea Formia-Garigliano e linea Cassino) accompagnato dal noto partigiano, Girolamo Licausi, tanto da essere insignito nel dopoguerra del riconoscimento di “partigiano combattente”.

Corrado Graziadei, avvocato ed insigne cittadino, convinto ed agguerrito sostenitore di ideali democratici, riuscì a condurre la lotta antifascista e vedere realizzato un sogno: l'Italia democratica. Una volta eletto deputato, nel 1946, fece parte della Costituente.