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La Seconda guerra mondiale nel Mezzogiorno

 

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: La Seconda guerra mondiale nel Mezzogiorno. Resistenze, stragi e memoria
 

La Seconda guerra mondiale nel Mezzogiorno. Resistenze, stragi e memoria

Era in questo contesto tanto sofferto e frammentato, in una piana attraversata da drammatiche tensioni e con linee di combattimento fluide e confuse, che si verificava a Riardo una singolare rivolta cittadina. È certo esagerato ogni paragone con le vere e proprie insurrezioni urbane, quella di Napoli tra tutte; e tuttavia la sua importanza non va sottovalutata, proprio perché esplodeva nelle drammatiche condizioni di quell’ultima decade dell’ottobre 1943, in una precaria terra di nessuno. Gli eventi sono stati raccontati fin dagli Settanta del secolo scorso da Rocco Piscitelli, un alto funzionario della pubblica sicurezza, cultore di storia locale, che fu tra i principali protagonisti degli scontri. Ma la pubblicazione in case editrici amatoriali e, soprattutto, la mancanza della necessaria documentazione ha impedito di comprenderne al meglio il contesto e la portata.
Il tentativo di reclutamento coatto del 23 settembre non era stato particolarmente copioso a Riardo. I pochi catturati erano condotti a Cassino sulle linee in costruzione o nel campo di Sparanise, riuscendo poi «tutti a fuggire e a ritornare nelle loro case». Tuttavia, la deportazione rappresentò una lezione preziosa per i civili che s’organizzarono con vedette e segnali convenzionali per potersi dileguare, all’occorrenza, sulle vicine pendici del Maggiore. L’allarme scattava anche l’8 ottobre, quando i tedeschi tornavano alla carica per un nuovo rastrellamento, in «esecuzione dell’ordinanza emanata il 4 ottobre dal comando del XIV Panzerkorps che stabiliva, tra l’altro, di “radunare” tutti gli uomini abili al lavoro da impiegare per il potenziamento della linea Bernhardt». Il solo a farne le spese era un coraggioso quattordicenne, Oreste Vespasiano che in località Olive rosse - nei pressi del castello medievale - veniva ucciso dai tedeschi mentre arrampicato su un albero indirizzava la fuga dei compagni.
Anche gli imboscamenti delle derrate e degli animali rispondevano a una logica collettiva di autodifesa delle famiglie che s’organizzavano a tutela dei beni. Lo avrebbe confermato nel maggio 1946 Pasquale De Nuccio che aveva passato venti giorni «in montagna per custodire il bestiame della popolazione
», a rischio della vita. Un rischio che sembrava farsi concreto per il diciottenne Rocco Regna, fermato dai tedeschi nell’ottobre 1943 insieme al fratello Nicola, a Vincenzo Tartaglione e ad alcuni altri amici della famiglia Panarello (Pietro, Michele e Giuseppe) proprio mentre tentavano di recuperare le 30 mucche precedentemente occultate tra i boschi. Incolonnati per due e istradati con la minaccia delle armi alla volta di Pietravairano dove sarebbero stati adibiti alla posa delle mine, riuscivano a corrompere col denaro i loro aguzzini e a ritrovare la libertà.
Si sfiorava poi una rappresaglia tragica quando in piena campagna veniva ucciso un soldato tedesco. Fausto Russo aveva nove anni e ricorda l’arrivo delle camionette sulle quali veniva caricata una trentina d’ostaggi da passare per le armi. Interveniva provvidenzialmente di Giuseppina Conrath, «la moglie, tedesca originale» di un maestro di musica (Pasquale Russo). La signora, in realtà un’alsaziana di Strasburgo, implorava la grazia e salvava i «paesani», scaricando ogni responsabilità su qualche forestiero di passaggio. Pur omettendo il contributo decisivo della Conrath, l’episodio era confermato commissario prefettizio Francesco Maciariello che nell’aprile del 1944 lo citava per difendersi dalle calunnie di una lettera anonima abbastanza inverosimile. L’accusa, rivolta a lui e al maresciallo dell’Arma, era quella d’essere «stati legati a filo doppio con i tedeschi all’epoca del terrore». «Con l’invasione tedesca», rispondeva piccato Maciariello, «mi sono prodigato nel miglior modo per la protezione e difesa dei cittadini ed ho evitato anche la fucilazione di TRENTA uomini». Il che, probabilmente, significava che era stato proprio lui chiamare in causa la signora Russo nel momento del bisogno.
Dopo la liberazione di Napoli e nel corso del successivo ripiegamento verso nord, il comando divisionale della Göring si stabiliva presso gli stabilimenti industriali della Pliniana, mentre un’infermeria mobile e il comando di battaglione del Genio s’installavano nel palazzo Arcadio De Nuccio, un centro di collegamenti prendeva posizione nell’androne della casa di Giacomo Piscitelli e una batteria tedesca su quattro pezzi» era collocata nell’area della ghiacceria, con le bocche da fuoco rivolte verso monte Maggiore (in direzione di Rocchetta e di Calvi Risorta). Il 21, quest’ultima era colpita dal tiro degli inglesi che la individuavano grazie al volto di un ricognitore, uccidendo tutti i serventi. Il cannoneggiamento britannico tra il 21 e il 22 ottobre provocava, tuttavia, anche dolorosi danni collaterali, ferendo a morte Anna Palumbo e Giacomina Abbatiello. Nella notte successiva, i tedeschi lasciavano il centro abitato per trincerarsi nelle difese approntate poco più a nord - stava per iniziare la menzionata battaglia di monte San Nicola. Dopo essere transitati con i propri automezzi, i genieri lasciati in coda iniziavano a occupare le strade con le macerie degli edifici e delle infrastrutture, senza risparmiare però nemmeno i periferici impianti produttivi della Pliniana, dell’Eletta e della Ferrarelle.
Di fronte tutte queste distruzioni Rocco Piscitelli si poneva alla testa di un gruppo di civili per organizzare la resistenza. Piscitelli aveva 31 anni, era laureato in giurisprudenza e aveva prestato servizio come vicecommissario nella scuola di polizia di Caserta fino all’8 settembre per poi rifugiarsi con la famiglia in casa dei parenti a Riardo. A «poche centinaia di metri dell’abitato», il 24 ottobre i tedeschi avevano concentrato vari gruppi di soldati incaricati di distruggere ogni cosa per «ritardare l’avanzata degli Alleati» e per «terrorizzare la popolazione civile». Piscitelli ha raccontato la sua decisione «di impedire, nei limiti del possibile, che fossero stati attuati tali disegni da parte dei germanici e, nella mattinata del 24, saputo da Del Vecchio Alberto fu Pietro che uno dei gruppi tedeschi si trovava […] nei pressi della masseria di [suo fratello] Del Vecchio Eduardo fu Pietro, decisi di andare a catturarli. Si unirono a me il Maresciallo dei CC. RR. Barletta Antonio, Comandante della locale Stazione RR. CC., il Carabiniere Rattin Emilio della stessa Stazione ed i civili Del Vecchio Francesco fu Pietro, Pepe Giuseppe e De Nuccio Giovanni fu Massino». L’azione portava alla cattura di due militari della Göring intenti a minare un ponte (il sergente Friedrich Holder e il soldato Johann Bertirol), immediatamente disarmati e rinchiusi nella camera di sicurezza dei carabinieri.
Il 25 facevano la propria apparizione una decina di esploratori a cavallo dell’esercito americano, quasi sicuramente appartenenti al I Battaglione, 15º reggimento di fanteria attestato da una settimana a Roccaromana e ora «accolto festosamente dalla popolazione». Il giorno dopo, alle 9 e 30 del mattino, tre di loro facevano nuovamente ritorno in piazza della Vittoria, colti però di sorpresa da «una decina di tedeschi, manifestamente ben informata» forse un’unità della Göring alla ricerca della propria retroguardia scomparsa. In ogni caso, l’incursione allarmava il vicecommissario e il maresciallo dei carabinieri , consapevoli dei rischi mortali che correvano detenendo i due militi della Luftwaffe nella caserma dell’Arma. Gli americani, infatti, non li avevano voluti in consegna, sostenendo che fosse una competenza degli inglesi. Fu così che, per evitare incidenti irreparabili, decidevano di reclutare tutti i civili disponibili a combattere. La riunione costitutiva del nucleo partigiano si svolgeva quella stessa sera, «nel Comando della locale Stazione dei CC.RR., alla luce di una piccola candela», con la distribuzione di «pistole, moschetti novantuno e bombe a mano».
Una decisione quanto mai opportuna, perché nella primissima mattinata del 27 ottobre si riproponeva l’identico scenario del giorno precedente, con tre cavalleggeri in esplorazione e la medesima decina di tedeschi del giorno prima in rapido avvicinamento. I due gruppi convergevano attraverso strade perpendicolari verso la piazza principale del paese, senza che Giuseppe Russo, presente ai fatti, riuscisse avvertire gli americani che non capivano l’italiano e si ritrovarono sotto il fuoco tedesco . Due GI feriti si rifugiavano nel giardino di Vincenza Di Fusco che così ha ricordato: «scapparono a casa nostra», uno fu ferito e stava vicino il pozzo di nonno, dove c’era il pozzo con il lavatoio [… mia sorella] Immacolata prese un bicchierino di Vermouth e voleva rincuorarlo. “No”, diceva lui. “Doctor, doctor”. Cercava il dottore […] Dopo arrivò l’ambulanza. Uno forse morì. Ci dissero dopo che uno si era salvato e l’altro era morto» . Un terzo soldato americano, invece, riusciva a rifugiarsi «incolume, nello scantinato dei Zeppetella» a due passi. In quello stesso momento i partigiani con l’aiuto di nuovi volontari armati con fucili da caccia, aprivano il fuoco contro i tedeschi. Pasquale Palumbo era ferito di striscio alla testa. Ma erano messi peggio un paio di nemici, colpiti e trascinati via dal resto della pattuglia, costretta a ritirarsi con l’unico bottino dei cavalli. Nuovamente attaccata da un altro gruppo di contadini sulla via del ritorno all’altezza del Rio Mastro , l’unità decideva di sfogare il proprio risentimento sulle masserie dei dintorni.
Rosa Macaruso aveva 14 anni e si trovava con la famiglia in quella più vicina, proprio nei pressi del Rio. In casa c’erano solo donne; tra queste la madre di Rosa che, però, non si perdeva d’animo, improvvisando una concione anti-americana e dichiarando eterna amicizia alla Germania e al führer. In più, e forse fu il fatto decisivo, regalava ai soldati le uova appena raccolte. «I tedeschi stavano con tre cavalli, erano quelli degli americani», precisa Rosa. «Se li presero e se ne stavano andando. Arrivarono sugli Scarpati [località poco distante] e misero tutti faccia a muro» per l’ennesima volta. In questo caso, sempre secondo la signora Macaruso, era la presenza di un neonato a impietosire i militari, evitando nuovamente un bagno di sangue. Ma l’appuntamento con la strage era rimandato solo di qualche minuto. Poco oltre, infatti, in contrada Ceraselle i tedeschi incrociavano e trucidavano i due fratelli Rocco e Francesco Regna, pareggiando così l’oltraggio ricevuto . Il giorno successivo, tre volontari riardesi si mettevano in marcia attraverso monte Maggiore per raggiungere i britannici fermi a Rocchetta, informandoli che Riardo era libero e che, soprattutto, avevano due prigionieri da consegnare con urgenza.
Quella stessa mattina, il III Battaglione, 30º Reggimento (3ª Infantry Division) entrava a Pietravairano. Il 1° novembre i tedeschi sgomberavano Presenzano, mettendo in stato d’allerta la linea Bernhardt - approntata poco più a nord, tra il Garigliano e le pendici meridionali di Monte Marrone, passando per le cime di Venafro, la cosiddetta stretta Mignano, i monti Sammucro, Maggiore e Camino. Gli Alleati la raggiungevano fra il 4 e il 5 novembre, con la 56ª britannica che provava inutilmente a conquistare la cima di monte Camino, difeso strenuamente dalla 3ª Panzergrenadier. Clark desisteva il 15, prendendo atto delle difficoltà e ordinando la sospensione dell’avanzata almeno fino alla fine del mese. Nei fatti, le fortificazioni sarebbero state frantumate solo a dicembre inoltrato e le prime unità della Quinta Armata giungevano sulla Gustav non prima del 15 gennaio 1944. Per questa ragione, la Bernhardt è ricordata dagli Alleati come la Winter Line, inviolata per quasi tutta la cattiva stagione del 1943-44.

Tratto da Giovanni Cerchia, «La Seconda guerra mondiale nel Mezzogiorno. Resistenze, stragi e memoria», Luni, Milano, 2019

Cfr. R. Piscitelli, Oreste Vespasiano e la Resistenza a Riardo, in Id., Riardesi illustri, Industrie Tipo-litografiche CMC, Genova, 1977, pp. 125-132; Id., Storia di Riardo e della Madonna della Stella, I vol., Prima cooperativa grafica genovese, Genova, 1983, pp. 221-224.
R. Piscitelli, Oreste Vespasiano e la Resistenza a Riardo, cit., p. 125.
Giuseppe Angelone, in http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=245.
Il corpo del ragazzo era poi recuperato dal padre Agostino che lo portava via tra le sue braccia [cfr. TAA di Antonio D’Ovidio (classe 1933), rilasciata a Riardo il 18 agosto 2014. Alcuni giovani decidevano di restare nascosti in ricoveri di fortuna e sottotetti, senza vedere la luce del sole per molte settimane (TAA di Federico De Pandis, rilasciata a Riardo il 10 gennaio 2015).
Un’attività che, però, non fu ritenuta sufficiente per il riconoscimento di una qualsiasi qualifica di resistente (in ACS, MD, Ricompart Campania, b. 19, fasc. 1282).
TAA di Rocco Regna (classe 1925), rilasciata a Riardo l’11 gennaio 2015.
TAA di Fausto Russo (classe 1934), rilasciata a Riardo il 24 agosto 2014.
Il podestà di Riardo Maciariello Francesco è ancora in carica ed il Maresciallo dei RR. CC. Barletta Antonio comanda ancora la stazione locale, lettera anonima al prefetto di Napoli, timbro di ricezione del 20 aprile 1944, in ASNA, Gab., b. 427 Amministrazioni, fasc. Riardo.
A S.E. il prefetto di Napoli, lettera del commissario prefettizio di Riardo con data di ricezione del 5 maggio 1944, in ibidem. R. Piscitelli, Storia di Riardo e della Madonna della Stella, cit., pp. 221-222.
Cfr. TAA di Fausto Russo, cit.
Cfr. Danni dovuti ad eventi bellici, rapporto dei carabinieri della stazione di Teano, 9 dicembre 1943, cit. Come in molti casi analoghi, l’Allied Military Government sarebbe stato coinvolto per riattivare la capacità produttiva degli impianti d’estrazione e imbottigliamento delle acque minerali: cfr. ACS, Allied Control Commission [d’ora in poi «ACC»], scatola [d’ora in poi «sc.»] 186, bobina [d’ora in poi «bob.»] 848d, 10260/161/222, Soc. An. Acque minerali di Sangemini Riardo (Napoli); ivi, bob. 855d, 10260/161/1177, Società anonima fonte Eletta Riardo (Naples), gennaio 1944; ivi, 10260/161/1178, Società anonima dell’acqua minerale di Sangemini. Stabilimento di Riardo (Naples), giugno 1944.
«Zio Rocco stava a casa nostra con la moglie e la bambina che era piccolina» [TAA di Vincenza De Fusco, rilasciata a Riardo il 26 aprile 2015].
Rocco Piscitelli, Attività svolta dai patrioti RIARDESI contro i tedeschi nell’ottobre del 1943, 6 marzo 1945, in ACS, MD, Ricompart Campania, b. 13, fasc. 889.
Id., Oreste Vespasiano e la Resistenza in Riardo, cit, pp. 128-129. Cfr. anche la Dichiarazione Alberto Del Vecchio datata 4 ottobre 1945, conservata nel fascicolo di Piscitelli in ACS, MD, Ricompart Campania, b. 13, fasc. 889. R. Piscitelli, Storia di Riardo e della Madonna della Stella, cit., p. 223.
Antonio Barletta era nato nel 1907 a Pietradefusi (AV) e fu anch’egli riconosciuto come partigiano combattente. ll suo fascicolo è purtroppo tra quelli non ancora consultabilità (cfr. in ACS, MD, Ricompart Campania, fasc. 3265).
Giovanni Zeppetella, Dichiarazione in data 5 ottobre 1945, conservata nel fascicolo di Piscitelli in ACS, MD, Ricompart Campania, b. 13, fasc. 889. Zeppetella era il capostazione di Riardo, dove era nato nel 1900. Cfr, anche il suo fascicolo personale in ivi, b. 19, fasc. 1307 (in una relazione di Zeppetella dell’8 dicembre 1944 s’evince una discrepanza di date rispetto alla ricostruzione di Piscitelli, in riferimento alla consegna agli inglesi dei prigioneri tedeschi. Discrepanze che tuttavia scompaiono nella citata dichiarazione del 1945, molto probabilmente sulla base di un confronto con gli altri partecipanti agli scontri. In un caso o nell’altro, la sostanza dei fatti restava identica).
Giuseppe Russo già una volta era stato arrestato e deportato «a Sparanise, al campo di concentramento» con l’accusa di aver favorito la fuga di un gruppo di giovani: «lì c’era tanta gente affollata». Riusciva a fuggire, nascondendosi poi nella masseria di un amico, Achille Mincione, e tornando a piedi a Riardo a notte inoltrata (TAA di Fausto Russo, cit.).
TAA di Vicenza De Fusco, cit.
R. Piscitelli, Storia di Riardo e della Madonna della Stella, cit., p. 223.
L’elenco dei partigiani e dei patrioti riardesi riconosciuti è lievemente difforme da quello presentato da Rocco Piscitelli nelle relazioni o negli scritti. Qualche sua indicazione non ebbe il riconoscimento ufficiale, il più delle volte perché non lo chiedevano (come i carabinieri Antonio Di Iorio, Emilio Ratti e Nicola Ferri). Attenendoci ai fascicoli nominativi conservati in ACS, MD, Ricompart Campania, l’elenco ufficiale degli insorti sarebbe il seguente: Antonio Barletta (cit.); Francesco Del Vecchio (commerciante, classe 1903, b. 19, fasc. 1285); Giovanni De Nuccio (classe 1900, b. 19, fasc. 1289); Nicola De Nuccio (classe 1895, agricoltore, b. 19, fasc. 1288); Simeone Di Iorio (fratello di Antonio, classe 1922, contadino, b. 19, fasc. 1283); Raffaele Di Nuzzo (classe 1899, b. 19, fasc. 1281); Gaetano Mosa (appuntato dei carabinieri, nato a Ravanusa in provincia di Agrigento nel 1903, b. 30, fasc. 2061); Pasquale Palumbo (classe 1904, bracciante, b. 19, fasc. 1300); Rocco Palumbo (fratello minore di Pasquale, classe 1905, elettricista, b. 19, fasc. 1299); Giuseppe Pepe (nato a Giugliano nel 1899, panettiere, b. 30, fasc. 2062); Giovanni Piscitelli (classe 1906, bracciante, b. 19, fasc. 1301); Roberto Piscitelli (fratello minore di Rocco, classe 1919, insegnante elementare, b. 30, fasc. 2063); Rocco Piscitelli (cit.); Vincenzo Quaglieri; Giovanni Zeppetella (cit.). Due anche i patrioti, Iolanda Tirabassi (nata a Bologna nel 1917, dottoressa in lettere, b. 30, fasc. 2064) e Carmine Di Nuccio (classe 1902, b. 19, fasc. 1291). Un solo morto ufficialmente riconosciuto per rappresaglia nazista (Riccardo La Prova), ma il fascicolo non è tra quelli accessibili al momento (cfr. in ivi, fasc. 6998).
Cfr. R. Piscitelli, Storia di Riardo e della Madonna della Stella, cit., p. 224. Un racconto pienamente confermato anche dall’appuntato Gaetano Mosa (cfr. la dichiarazione sottoscritta del 12 novembre 1946, in ACS, MD. Ricompart Campania, b. 30, fasc. 2061).
Il secondo scontro è raccontato da Rosa Macaruso nella sua più volte citata TAA ed è assolutamente inedito. L’episodio è confermato documentalmente anche dal partigiano Vincenzo Quaglieri (contadino, nato a Teano nel 1899) che lo cita nella sua richiesta del 22 maggio 1946 (cfr. in ACS, MD, Ricompart Campania, b. 19, fasc. 1302).
TAA di Rosa Macaruso, cit. Per la morte dei due fratelli Regna il 27 ottobre 1943 cfr. i decreti d’archiviazione della Procura militare della Repubblica nn. 9729 e 9819, conservati nell’Archivio della Camera dei Deputati. Cfr. inoltre la scheda di Giuseppe Angelone, in http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=248.
Nel timore di una trappola, i sei soldati della «London» Division che s’inoltravano in paese intorno a mezzogiorno si lasciavano guidare da uno solo dei tre messaggeri, il vigile Luigi Laurenza, mentre gli altri restavano in ostaggio fino alla conclusione dello scambio. La missione del primo non fu però ritenuta sufficiente dalla commissione campana che, pertanto, respingeva la domanda di riconoscimento del Laurenza (cfr. in ACS, MD, Ricompart Campania, b. 37, fasc. 2546). Gli altri due volontari erano Pietro Comparone e Paolo Esposito (cfr. R. Piscitelli, Storia di Riardo e della Madonna della Stella, cit., p. 224).
Cfr. G. Angelone, Pietravairano, autunno 1943: il dramma della guerra, cit., p. 21.
La nuova linea doveva il suo nome a Frido von Senger Und Etterlin ed era limitata al settore tirrenico, anticipando di poco la Gustav. È ricordata invece da Kesselring anche con il nome di Reinhardt [cfr. G. Conti, Il Primo raggruppamento motorizzato, Ufficio Storico — Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, 2013 (prima ed. 1986), nota 6 a p. 120].
Cfr. ivi p. 92.
Cfr. British 10 Corps Attacks Mount Camino, in Aa. Vv., From the Volturno to the Winter Line (6 October-15 November 1943), cit., pp. 109 e ss.