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Angelo D’Aiello
Francesco Imposimato
Ferdinando Imposimato
Michelina Vinciguerra
Salvatore Pellegrino
Fotografie

 

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Angelo D’aiello, detto Cacianiello
 

Angelo D’Aiello, detto Cacianiello
Così come nel capitolo precedente, una parte molto interessante della tesi di laurea di Andrea Iorio su “Lotte contadine e sociali in Terra di Lavoro” è stata dedicata ad una delle figure mitiche del movimento operaio, Angelo D’Aiello, comunemente detto Cacianiello, un vero capopopolo. Come ha ben ricostruito l’autore, in quella contingenza storica l’intervento dei militanti comunisti si diresse anche verso delle vere e proprie forme di “educazione popolare”. Molti militanti e studenti universitari si impegnarono in delle campagne di istruzione per le classi popolari, poiché in quegli anni l’analfabetismo era ancora molto diffuso. Questo impegno educativo derivava dalla convinzione che l’istruzione fosse un importante mezzo per sconfiggere quella che Vergani definiva come “servitù politica” delle masse contadine. Un altro elemento molto importante stava nel fatto che la promulgazione della Costituzione fu percepita come un elemento di garanzia nei confronti dei diritti dei lavoratori. Un famoso militante comunista di Maddaloni, soprannominato “Cacianiello” era solito conservare una copia del testo costituzionale in tasca per poterla citare più agevolmente durante i suoi interventi politici. Una sorta di bibbia dei laici!

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Angelo D’aiello, detto Cacianiello

Questo episodio è particolarmente emblematico in quanto dimostra il valore del nostro testo costituzionale, un concreto ed attuale riferimento per ogni riforma democratica del nostro Paese.
Leggiamo ancora la narrazione di Salvatore Pellegrino: «Il partito in questo modo si radicò su tutto il territorio del comune di Maddaloni; noi andavamo in ogni quartiere a leggere l’Unità a persone che erano per lo più analfabete.
E così creammo delle scuole serali organizzate da noi che eravamo per lo più studenti. Noi cercavamo di porre rimedio a questo (l’ignoranza e l’analfabetismo diffuso “nota mia”) facendo scuola ai contadini, insegnandogli a leggere. Ad es. fui proprio io che feci iscrivere al partito Cacianiello che imparò a leggere grazie a l’attività politica».
In un volumetto, edito di recente, riguardo l’intensa vita di “Cacianiello”, Pellegrino ricorda altri momenti: «Inoltre leggeva le riviste sindacali, quelle, in particolar modo, riguardanti i lavoratori del settore edile ed agricolo.

Egli si disperava che a volte non comprendeva a pieno ciò che leggeva e per questo si dava pugni in testa, per sforzarsi di capire. Gli regalai un piccolo vocabolario della lingua italiana che per lui fu una grande scoperta e quando leggeva consultava il vocabolario per capire il relativo significato delle parole, a volte riuscendoci ed altre no. In questi ultimi casi veniva da me a chiedere spiegazioni».
“Cacianiello” era il soprannome di Angelo d’Aiello un combattivo militante comunista, chiamato così perché era un pastore e “caciano” era il nomignolo di una sua pecora. Il mestiere di pastore era particolarmente disprezzato, ed i pastori venivano considerati selvatici e rozzi. Ad esempio lo stesso Graziadei in un suo scritto criticherà la scelta della Coldiretti di scegliere un pastore di bufale come rappresentante dei contadini all’interno di una commissione. Anche in altre città meridionali vi furono dei pastori che divennero figure “mitologiche” e considerati come ferventi antifascisti. Grazie al suo impegno e alle “scuole popolari” Cacianiello riuscì ad alfabetizzarsi, imparando il valore della cultura, ed il suo ruolo emancipatore. Egli infatti diede sempre importanza all’istruzione delle classi popolari. Infatti quando era difficile far intendere dei messaggi e dei concetti al proletariato maddalonese, li trascriveva in dialetto affinché ognuno li potesse comprendere. Egli partecipò alle prime lotte sindacali di Maddaloni assieme allo stesso Salvatore Pellegrino ed Attilio Esposto.
“Cacianiello” fu poi tra i protagonisti delle occupazioni di terra del 1948-49. Anche in altre cittadine del Sud contadini analfabeti divennero leader delle lotte contadine. È il caso ad esempio delle lotte della zona di Melissa, in Calabria, dove il contadino “Carrubba” guidò le occupazioni. Durante le occupazioni del 1949 la zona della provincia di Caserta dove era più vasto il latifondo (Basso Volturno e carinolese), fu divisa idealmente in alcuni settori. Da ognuno di questi settori, una volta che fu stabilito l’inizio Diritti e lotte sociali nel XX secolo. Storie e protagonisti di Terra di Lavoro 83 84 Parte quarta - Le lotte contadine per la terra delle mobilitazioni, doveva partire una colonna di braccianti a occupare un determinato terreno. Cacianiello fu responsabile della colonna composta dai contadini poveri e braccianti della zona di Capodrise e Macerata.
In una recente pubblicazione lo stesso Angelo d’Aiello, purtroppo defunto, racconta il periodo delle occupazioni: «La colonna da me diretta, che partì alle tre del mattino da Capodrise per Macerata, si doveva incontrare con l’altra proveniente dalla zona aversana. Al bivio di Capua ci siamo incontrati e abbiamo formato un’unica colonna di circa 3000 persone con tamburi, bandiere rosse, zappe, vanghe, semi per coltivare simbolicamente la terra. Dopo tre giorni fui distaccato dalla zona di Capodrise-Lusciano alla zona sessana. Prima avevo occupato le terre di Fossataro e di altri agrari».
Nel 1947 ci fu anche un’altra importante lotta popolare che riguardava la costruzione del complesso INA case nella zona detta “Starza”. L’appaltatore non rispettava i contratti previsti per i lavoratori, scatenando uno sciopero ad oltranza guidato dal nostro protagonista, che era responsabile della locale CDL. Dopo alcuni giorni di sciopero le maestranze incominciarono a percepire serie difficoltà. Caciano, allora, andò nelle varie salumerie e comprò il cibo per gli operai, accollandosi tutte le spese. Dopo alcuni giorni i negozianti non gli riconobbero più il credito. Questa difficile situazione lo convinse a cercare l’intervento del massimo dirigente della CGIL, Giuseppe di Vittorio. Il dirigente pugliese contestò la direzione della lotta, in quanto uno sciopero ad oltranza era una protesta troppo estrema, e dopo di esso “c’era solo la rivoluzione”. Di Vittorio allora consigliò di “diluire” la protesta in una serie di scioperi ad intermittenza, che potessero permettere ai lavoratori di sopravvivere.
Questo attivista partecipò al movimento dei disoccupati di Maddaloni e degli scioperi “a rovescio”. I disoccupati infatti si organizzarono in squadre di attuando lavori di pubblica utilità (come per esempio per quanto riguarda i lavori di miglioramento di via Calabricito a Maddaloni). Egli continuò a partecipare a tutte le lotte popolari della sua città, alcune delle quali furono particolarmente dure e difficili. Cacianiello diventò cosi “leader indiscusso della CGIL” e “punto di riferimento del mondo lavorativo maddalonese,” capo storico della massa dei disoccupati. Egli diresse alcune tra le lotte più dure della storia popolare di Maddaloni, ed anche della intera provincia. Nel 1960 occupa assieme alle maestranze lo stabilimento “Boccolatte” per un intero mese.
Nel 1970 è la volta della azienda alimentare “CISA” che viene occupata per due settimane, per arrivare poi al 1974 quando, dopo il licenziamento di alcuni cavatori, egli partecipò alla occupazione dello stabilimento e della locale stazione ferroviaria. Nel 1981 divenne pensionato, ma questo periodo non costituì per lui la fine delle lotte e l’inizio del riposo. Egli continuò ad essere un combattivo militante dei pensionati, diventandone leader e riuscendo a tesserarne 1.180 nel sindacato di categoria. Purtroppo, nonostante queste importanti lotte popolari, la sua figura assieme a quella di tanti altri, come Graziadei, Tarigetto e Tucci è stata dimenticata. In questo caso specifico l’oblio generale è stato particolarmente crudele. Infatti egli “è morto solo e abbandonato, senza poter contare nemmeno sull’assistenza pubblica.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Francesco Imposimato
 

Francesco Imposimato
Sindacalista e ambientalista. Nella data dell’11 ottobre 2013 ricadeva il 30° anniversario dell’uccisione di Francesco Imposimato: un operaio vittima della barbarie omicida della camorra e del terrorismo, per il suo impegno politico, sociale ed ecologista. È stato una delle tante vittime innocenti del clima di violenza che in quegli anni ha insanguinato il nostro paese e la nostra provincia, con un pesante attacco alle condizioni di vita sindacale, democratica e civile. Oggi è importante ricordare queste figure per non dimenticare i pericoli che abbiamo corso. Da questo punto di vista è apprezzabile l’iniziativa promossa dall’Amministrazione e dal Presidio Libera di Maddaloni per ricordare Franco con una manifestazione pubblica. Nello stesso tempo vanno ricordati i tratti salienti e la ricchezza della sua personalità: in primo luogo il suo impegno di uomo politico, di un militante comunista rigoroso. Era un cittadino attivo (un vero “homo civicus” per dirla con Franco Cassano) in difesa dei fondamentali diritti sociali ed ambientali, in fabbrica e nel territorio per salvare i Tifatini dallo scempio delle cave, per tutelare un bene comune come il paesaggio (così come prevede l’Art. 9 della Costituzione).

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Francesco Imposimato

La sua esecuzione fu molto spettacolare, per il modo con cui venne trucidato in auto (mentre la moglie Maria Luisa Rossi restò ferita), davanti ai cancelli della sua fabbrica la Face Standard di Maddaloni. Come è stato ricordato in una nota della Fondazione Polis, che sta svolgendo un ottimo lavoro di documentazione e di memoria storica sulle vittime delle mafie, Imposimato era un iscritto al PCI, molto attivo nella vita politica e sindacale.
Ricordo i suoi interventi appassionati, di vero militante FIOM CGIL, nelle assemblee di fabbrica e nelle manifestazioni. Nello stesso tempo svolgeva una intensa attività culturale, con un particolare interesse alla salvaguardia dell’ambiente e dei centri storici. Memorabili restano le sue battaglie contro lo sfascio delle cave sui Monti Tifatini, che purtroppo nel tempo è continuato con danni irreparabili.
Per i suoi assassini aveva una grave colpa: era il fratello del giudice Ferdinando, in servizio presso il tribunale di Roma. Per questo la “cupola” mafiosa decise la sua morte, che era già scritta da tempo: nel marzo del 1983 gli rubano la Ritmo (poi utilizzata nell’agguato) e veniva pedinato.

Il fratello giudice, Ferdinando Imposimato, comprese l’esistenza di un reale pericolo: si rivolse ai carabinieri perché venisse allestito un servizio di scorta e sollecitò il direttore generale della Face Standard a trasferire il fratello. Dalle indagini e dai processi emerse subito la matrice mafioso-camorrista del crimine: si è voluto colpire il giudice Ferdinando Imposimato con un’azione trasversale.
All’origine dell’omicidio del sindacalista c’era un patto di ferro fra banda della Magliana, mafia e camorra. Come è emerso dalle sentenze e condanne, a volere l’omicidio furono Pippo Calò, considerato il cassiere della mafia, ed Ernesto Diotallevi, uomo di punta della banda della Magliana. Visto che Franco Imposimato viveva in Campania, era coinvolto anche Lorenzo Nuvoletta. Secondo la ricostruzione dei magistrati, i due decisero di uccidere il giudice Imposimato quando questi arrivò a loro nel corso delle indagini sull’omicidio di Domenico Balducci e su una serie di speculazioni edilizie nella Capitale. I due compresero che un agguato non sarebbe stato possibile, ma non per questo rinunciarono al loro obiettivo. Spostarono soltanto il tiro: il magistrato avrebbe, comunque, capito il messaggio e si sarebbe fermato. Allora si rivolsero ai Nuvoletta che erano interessati ad eliminare proprio Franco Imposimato.
Il sindacalista, infatti, aveva avviato una battaglia per fermare le cave abusive sui monti Tifatini, da dove è estratto il materiale per costruire dei tratti ferroviari i cui appalti erano affidati a ditte che facevano capo al boss di Marano. Appariva chiaro che l’impegno di Imposimato fosse tutt’altro che gradito al potente clan. La morte di Franco rientra nelle classiche vendette trasversali in quanto risultava impossibile colpire il fratello giudice.
È ancora viva la commozione che suscitò la notizia del suo assassinio, a cui seguì una forte mobilitazione unitaria del sindacato con una grande manifestazione dai cancelli della fabbrica per le strade di Maddaloni. Tutta la città si strinse commossa intorno al feretro di Franco, a fianco della moglie e dei figli. Toccò a me fare l’intervento conclusivo (a nome di CGIL-CISL-UIL), insieme ad Antonio Bassolino ed al fratello Ferdinando. Per ricordare la figura di Franco, la CGIL e la FIOM di Caserta – insieme alla rete di associazioni del terzo settore ed alla piazza del sapere – stanno valutando una iniziativa che si terrà a Caserta.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Ferdinando Imposimato
 

Ferdinando Imposimato
Il giudice sceriffo. Nato a Maddaloni il 9 aprile 1936 negli ultimi anni della sua prestigiosa carriera è stato presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Si è occupato della lotta a cosa nostra, della camorra e del terrorismo in Italia: è stato infatti giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro del 1978, l’attentato a papa Giovanni Paolo II del 1981, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Vittorio Bachelet e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. Il fratello Franco Imposimato venne ucciso dalla camorra nel 1983 fuori dai cancelli della sua fabbrica, la Face Standard di Maddaloni. Si è occupato della difesa dei diritti umani, ed era molto impegnato nel sociale. È stato inoltre scelto per il riconoscimento di “simbolo della giustizia” dall’ONU, in occasione dell’anno della gioventù. Dopo essersi laureato in giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli Federico II nel 1959, nel 1962 diventò vicecommissario della polizia di stato e venne inviato prima a Brescia e poi a Forlì.
Nel 1964 divenne magistrato. Quale giudice istruttore istruisce alcuni tra i più importanti casi di terrorismo tra cui il processo Aldo Moro, l’attentato al Papa, l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, la strage di Piazza Nicosia, coniugando la legislazione speciale emanata durante gli anni di piombo con il rispetto dei diritti civili. Fu lo scopritore della pista bulgara in Europa e delle connessioni internazionali del terrorismo. Fu il primo a parlare delle connessioni del terrorismo italiano con i servizi segreti israeliani e della presenza nel caso Moro del KGB (tesi ribadita, vent’anni più tardi, all’interno del dossier Mitrokhin). Si è occupato di processi contro mafia e camorra. Tra gli altri ha istruito il caso di Michele Sindona, il banchiere siciliano legato a Cosa Nostra, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento di banche italiane e straniere (la Franklin Bank di New York). Nel 1981 istruisce il processo alla banda della Magliana, al terrorismo, ad alti prelati, a finanzieri, a usurai, a costruttori, a politici ed amministratori. Nello stesso anno il regista Francesco Rosi girò il film Tre fratelli, che si ispira alla vita del giudice Imposimato.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Ferdinado Imposimato, fratello di Francesco Imposimato
Ferdinado Imposimato, fratello di Francesco
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Michelina Vinciguerra
 

Michelina Vinciguerra
Intervista a Michelina Vinciguerra. La CGIL e la promozione del lavoro nel II Dopoguerra in Terra di lavoro. Michelina, raccontaci brevemente la tua biografia. “Sono nata a Maddaloni il 07.09.1930 da padre impiegato civile presso l’accademia militare di Caserta, primogenita di quattro figlie femmine. Nel 1941 mio padre morì a 33 anni in guerra e pertanto restammo orfane di guerra. Vivevamo a Casagiove, ma nel 1942 ritornammo a Maddaloni ad abitare presso la nonna materna. Ho frequentato le scuole fino al quarto ginnasio dove ho conosciuto in qualità di insegnante la figlia di Corrado Graziadei, che insegnava educazione domestica e che ci avviò alla vita politica e all’adesione alla associazione Ari – Associazione ragazze italiane. Avevo circa 13 anni e frequentando l’associazione diedi la mia adesione all’Udi organizzazione femminile e la costituimmo a Maddaloni.
Demmo così vita alla prima iniziativa con la collaborazione di Gelsomina Cimmino, dell’Anpi e del PCI, il cui segretario all’epoca era Giuseppe Natale fondando una colonia per bambini all’interno dei capannoni militari americani che erano stati abbandonati a conclusione della guerra. Analogamente il CIF comitato italiano femminile DC organizzò iniziative simili alla nostra. Trovammo sostegno economico e materiale nelle nostre iniziative dal sindaco Pci di Macerata Campana, S. Tarigetto. Inoltre il fratello di Nicoletta Ursomando ex presentatrice della Rai dirigeva l’Urra una struttura che si trovava presso la Prefettura e anche da lui ottenemmo sostentamento materiale per portare avanti le attività delle colonie in favore dei bambini. Non so se fosse comunista, ma ci aiutò.”
Quando ti sei iscritta al Pci? “Nel 1945 decisi di fare domanda di iscrizione al Pci e mi presentarono, in quanto la presentazione era obbligatoria, i compagni Francesco Lugnano e Salvatore Pellegrino. La domanda di iscrizione restò, come da regolamento, affissa all’albo della sezione per sei mesi e nel 1946 mi iscrissi al Pci, mi fu rilasciata Diritti e lotte sociali nel XX secolo. Storie e protagonisti di Terra di Lavoro 127 128 Parte sesta - Donne e lotte sociali la mia prima tessera della sezione di Maddaloni, il cui segretario era Lucio Del Vecchio. La lotta per l’occupazione delle terre era guidata dal PCI. Ricordo che il 12.12.1946 ci fu la prima manifestazione provinciale per l’occupazione delle terre a Caserta in corso Trieste. Era il giorno del mio matrimonio.
In questo periodo la Federazione del Pci si trovava a Piazza Matteotti a Caserta nel Palazzo del Fascio. Vennero a Caserta molti dirigenti dal Nord e soprattutto dall’Emilia Romagna per organizzare il partito sul nostro territorio. Tra il 1946 e 1947, ricordo molto bene la compagna Guadagnini che avviò un lavoro di contatto con le sezioni presenti su tutto il territorio provinciale e contattò anche la sezione di Maddaloni e per tale ragione l’ho conosciuta. Lei mi coinvolse subito nella organizzazione dei contadini, la Confederterra. Agli inizi ero solo una collaboratrice, contattavo i compagni, scrivevo volantini, ma non ero una dirigente. In quegli anni ho frequentato scuole sindacali della Cgil a Grottaferrata (Roma) per tre mesi. Ritornai a conclusione del corso alla Condeferterra e di lì passai a dirigere la commissione femminile della Federbraccianti, commissione che io ho fondato, avviato e organizzato.
Che ruolo svolgevi? Il mio impegno era trasversale a tutte le attività del partito, ma in primo luogo alle braccianti della frutta della zona aversana poi alle braccianti agricole di Maddaloni che venivano impiegate nella raccolta delle patate e alle braccianti di Marcianise addette alla raccolta della canapa. Ho lavorato in questo settore fino al 1954. In quell’anno la CGIL indisse uno sciopero generale cui aderì anche la Federbraccianti che si tenne a Villa Literno, località in cui c’era una massiccia presenza di manodopera bracciantile che si radunava vicino la rotonda.
Io e mio marito dirigente della FIOM stavamo in cammino per raggiungere Villa Literno e venimmo a sapere all’altezza di Cesa che nel corso della manifestazione c’era stata una retata delle forze dell’ordine in cui furono arrestati i dirigenti sindacali del movimento, tra cui ricordo Vincenzo Raucci. Io e Viglianti sfuggimmo all’arresto solo perché in ritardo. Fuggii e mi nascosi per alcuni giorni a Calvi Risorta presso l’abitazione del compagno Benedetto D’Innocenzo. Nel 1954 Corrado Grazadei da Sparanise prese le redini della CGIL al posto di Pietro Bove che era stato arrestato.
Ho diretto la Federbraccianti fino al 1959 mentre Graziadei dirigeva CGIl e Pci. Nel 1960 la direzione della Federbraccianti passa a Giuseppe Capobianco, all’epoca l’organizzazione contava 5000 iscritti. Passai ad organizzare il movimento delle tabacchine e fondai il sindacato a Caserta, Sparanise e Santa Maria Capua Vetere, dove c’era una vera e propria lotta con la CISL per la gestione degli iscritti. Aprimmo una sede a Santa Maria Capua Vetere in via Tari, in una abitazione che si trovava nella stessa strada dove c’era la sede della Cisl.
Il mio lavoro si sviluppava in collaborazione con la compagna del PSI Alba Capitelli e con l’aiuto di un altro compagno portammo nel sindacato le tabacchine, la maggior parte erano tutte figlie di compagni, ed arrivammo ad un numero di 1100 iscritte, molte delle quali sottratte alla CISL e facemmo una manifestazione per il contratto di lavoro. All’interno del movimento delle tabacchine nacque la FILSIAT, categoria sindacale degli alimentaristi. Era il comitato federale del Pci, composto da circa 50 componenti, a dare le linee e le priorità organizzative al sindacato”.
Come vi muovevate? “Per spostarci sul territorio utilizzavamo le biciclette, l’auto del partito o del sindacato. Per spostarci nella zona aversana usavamo il treno. Ebbi incarico dal partito di costituire la commissione femminile del partito. A questo progetto lavorai per sei mesi, poi lo lasciai e lasciai anche il Pci non condividendo molte cose. Nel partito ricoprii un importantissimo incarico: quello di componente della commissione agraria nazionale, posto ambitissimo.
Avevo ottimi rapporti con i dirigenti nazionali, peraltro ricevevo un contributo economico dalla direzione del Pci, ma a livello locale ero contrastata. Sono stata consigliere comunale a Maddaloni e agli inizi degli anni 70 ho aderito al Psi, seguendo mio marito. Ricordo un episodio, durante un congresso Giorgio Amendola notò che avevo lo smalto sulle unghie, si avvicinò e mi chiese come potevo pensare di lavorare con i braccianti e avere le unghie laccate”.
Come definiresti i rapporti con le altre organizzazioni sindacali? E le condizioni di vita dell’epoca? “I rapporti con le altre organizzazioni sindacali erano pessimi, come le condizioni di vita erano pessime. I contratti di lavoro erano pattuiti di volta in volta tra padroni e braccianti. Riuscii a portare a termine la sottoscrizione del primo contratto di lavoro delle tabacchine e delle maciullatrici della canapa.
La fame era condizione all’ordine del giorno, nelle campagne si lavorava 12 -13 ore al giorno. Si lottava per l’iscrizione negli elenchi anagrafici che davano diritto all’assistenza. Le decisioni erano sempre assunte in sede politica, ma il fronte di lotta era unico: Psi-PciCGIL.” Quali sono stati a tuo avviso i punti di forza e di debolezza della CGIL a Caserta? “Fino agli anni ’60 il punto di forza della CGIL era la Federbraccianti, soprattutto nella zona dell’aversano. La parte debole: scuola e PA, medici”.
Quali sono state le figure femminili più importanti e come era il ruolo delle donne? “Una donna che ha dato tantissimo è stata Margherita Troili di Capua; poi ricordo Maria Lombardi di Sessa Aurunca e la famiglia D’Innocenzo di Calvi Risorta, come coloro che più hanno dato a noi giovani dirigenti in termini umani, di solidarietà, di impegno e di sostegno. Non dimenticherò mai i loro insegnamenti. A livello locale le donne non erano molto sostenute”.
Descrivi come la CGIL ha inciso nella società di Terra di Lavoro. “La Cgil ha inciso profondamente nella società di Terra di Lavoro, ottenendo contratti salariali, rispetto dell’orario di lavoro, diritti, come l’iscrizione negli elenchi anagrafici con il dovuto riconoscimento assistenziale.”

**Intervista a cura di Paola Broccoli

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino
 

Salvatore Pellegrino
Salvatore Pellegrino (Maddaloni, 31 luglio 1922 – Maddaloni, 24 ottobre 2015) è stato un politico e sindacalista italiano. Esponente di primo piano del Partito Comunista Italiano in Terra di lavoro. Fu senatore a 41 anni e tre volte consigliere comunale ed anche consigliere provinciale. Per l’ultimo saluto la salma è stata portata a spalle, con rigorosa bandiera del PCI, procurata dal compagno Franco Capobianco, figlio di Giuseppe che tante iniziative e battaglie ha condiviso con Salvatore, accolta da un partecipato applauso, accompagnata da tutta la popolazione cittadina e della provincia.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino

Professionalmente Salvatore Pellegrino, essendosi laureato in Economia e Commercio oltre all’impegno sindacale (principalmente nel settore agrario – con le battaglie per l’occupazione delle terre - ed in quello del terziario – tra i fondatori ed impegnato nella Confesercenti Provinciale di Caserta), e politico, è stato uno stimato commercialista. Oltre i confini territoriali è noto per essere stato eletto al Parlamento Italiano, nella Circoscrizione Campania, il 28 aprile 1963 come Senatore della IV Legislatura della Repubblica, come uno dei più giovani senatori della storia repubblicana. La sua elezione fu possibile grazie all’impegno partitico dopo l’adesione al PCI sulla scia del prof. Antonio Renga, rappresentante del pensiero comunista a Maddaloni, che lasciò a lui come a Francesco Lugnano la possibilità di crescere e poter ambire a ruoli di prestigio, di guida e di rappresentanza. Nella vita personale conosce e si innamora di Rosa Suppa con cui si sposerà il 25 luglio 1953, nella sagrestia della chiesa di nascosto per via della scomunica ai comunisti. Rosa era molto devota per cui non avrebbe acconsentito ad una vita insieme senza l’impegno cristiano.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino

Fotocronaca del comizio del PCI in occasione delle Elezioni Politiche, fine anni '70 con il Senatore Salvatore Pellegrino e l'On. Enzo Rauccio. I comizi, come evidente dalle foto, si svolgeva per tutti sul palco di piazza della Vittoria, di fronte al Monumento ai Caduti.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino
Foto anni '60, il Senatore è alla Face Standard di Maddaloni
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino
Anni '60, in Sezione PCI il Senatore al centro, a destra Nicola Squillace e a sinistra Emanuele Ventrone
 

Biografia e ricordi
Il legame con il Senatore Pellegrino è della seconda metà degli anni ’90, e ci unì la battaglia per il balzello del Consorzio del Bacino Inferiore del Volturno per la quale vicenda costituimmo un comitato da lui presieduto. Tante sono le memorie di quel palazzo, ad iniziare dal ricordo che lo vede prima sede ad appannaggio degli alleati e poi, grazie alla solerzia di un maddalonese, sede dei partiti locali, ed in particolare di quello socialista per lungo tempo fino allo PSDI, Ud di Maccanico e quindi alla naturale evoluzione del Pds, Ds e Pd. Mettendosi frontalmente al portale centrale sulla sinistra il primo locale era quello destinato all’attività politica, seguendo, verso la chiesa e convento dei Padri Carmitani Scalzi una edicola punto di incontro non solo per l’accesso all’informazione ma anche per i confronti quotidiani. Alla stessa si serviva Salvatore Pellegrino, da “Ciciotto”. Dal lato destro del portale padroneggia la lapide che ricorda la presenza in loco di Garibaldi.
Eletto in Parlamento fece parte del Gruppo “Comunista” dal 16 maggio 1963 al 4 giugno 1968 e fu componente della “5ª Commissione permanente (Finanze e tesoro)” dal 3 luglio 1963 al 4 luglio 1963 di cui fu Segretario dal 5 luglio 1963 al 4 giugno 1968 ed ancora fu componente della Commissione “Speciale ddl esercizio provvisorio 63-64 (n. 34)” dal 25 giugno 1963 al 28 giugno 1963. Dopo il matrimonio essendo Rosa Suppa insegnante delle elementari furono costretti a trasferirsi Suzzara (Mantova) già dal 1 agosto del 1953 e poi ancora ad Acquanegra Cremonese (Cremona) nel marzo aprile 1954, e solo nel giugno 1956 ritornarono a Maddaloni.
Salvatore Pellegrino si iscrive al PCI nel 1944 e partecipa da delegato al V Congresso Nazionale del PCI che si tenne dal 27 dicembre di quell’anno fino al 6 gennaio del 1945. Pellegrino, in relazione a tale appuntamento testimonia “Tutti, dopo i congressi clandestini, si iscrissero a parlare. Oltre alla vera fame, c’era anche quella di far conoscere agli altri la propria storia dopo venti anni di silenzio coatto”. Inoltre Pellegrino è stato consigliere comunale a Maddaloni, nel gruppo del PCI, dal 1952 al 1987 e nello stesso tempo fu anche consigliere Provinciale di Caserta dal 1960 al 1963, anno dell’elezione al Senato della Repubblica. Ricordo che quando mi parlava della sua esperienza provinciale riferiva di essere considerato il “consigliere delle acque” perché portava avanti battaglie atte a far in modo che in ogni nucleo abitativo vi fosse l’acqua corrente, elemento di vita. Altre testimonianze lo ricordano anche com consigliere comunale a Marcianise e a S. Felice a Cancello.
Egli è nato e vissuto a Maddaloni, aderì molto giovane al PCI, partecipò alla seconda guerra mondiale, ed ebbe un rapporto intenso con la città sia sul piano sociale sia come protagonista di tante lotte sociali per il lavoro e per i diritti, a partire dalle lotte contadine per le terre incolte. Tra l’altro fu tra i fondatori, nel 1973 della Confesercenti Provinciale di Caserta, di lui si ricorda il suo essere vulcanico e battagliero, il tutto sempre indirizzato alla conquista dei valori democratici e civili. Nelle medesime organizzazioni ha ricoperti diversi incarichi ai diversi livelli, con importanti funzioni di responsabilità. Circa le attività o iniziative promosse dal Senatore Pellegrino queste avevano quasi tutte una matrice sindacale: si ricordano manifestazioni, incontri, assemblee di spirito aggregativo al fine di ricompattare le categorie commerciali per rivendicare diritti sociali e convogliare delle legittime istanze nei confronti delle istituzioni. Ne 1997 è passato al l PDs poi Ds dal 1999 (ricordi del senatore al tavolo di Presidenza).

 
  100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino  
Inizio anni '90 manifestazione pro Face Standard di Maddaloni, corteo su corso I° Ottobre a Maddaloni
  100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021:  Salvatore Pellegrino  

Foto Gentilmente concessa da Nunzio Renga, che riprende una manifestazione del 1 Maggio 1975 su Corso Trieste a Caserta. Renga al centro mentre sulla destra con il pugno alzato Michele Colamonici, figura centrale del sindacato casertano nella Cgil. Lo stesso Renga ricorda che in quel primo Maggio uno degli slogan gridato era “il Vietnam è libero il Cile lo sarà”, infatti, da pochi giorni gli americani avevano finalmente abbandonato tutti le bramosie imperialiste e lasciato il territorio vietnamita; nel mentre il Cile viveva la dittatura del generale Pinochet sostenuto dagli americani.

 

Testimonianza intervista
Segue a questo punto il contributo del compagno Nunzio Renga che ci ha rilasciato una breve intervista.

Quando ha conosciuto il Senatore Salvatore Pellegrino?
Ho conosciuto il Senatore Pellegrino agli inizi degli anni 70, quando da giovane studente liceale mi avvicinai al Partito Comunista Italiano e, soprattutto, alla sua organizzazione giovanile la FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana). Il sen. Pellegrino, ovvero Salvatò come tutti noi lo chiamavamo, mi affascinò subito per l'entusiasmo, il calore e la passione che metteva in tutto quello che faceva; il compagno che sulla sua pelle aveva dovuto subire per essere “comunista” subito dopo la guerra; qualche volta nel dare sfogo ai ricordi mi ha detto che a qualche concorso fu scartato perché comunista.

Cosa sa dell’esperienza di vita, sindacale, politica e professionale del Senatore Pellegrino?
Agli inizi degli anni settanta si spese tantissimo nella vita sindacale fautore assieme al compianto Mario Pignataro della riorganizzazione e rilancio della Confesercenti nella Provincia di Caserta; la sede di Maddaloni per tantissimi anni fu retta dal Sen. Pellegrino. Ricordo l'esperienza della campagna elettorale per le elezioni amministrative nell'anno 1975. IL sen. Pellegrino era il capolista del PCI ed in quella lista per la prima volta entrarono i giovani diciottenni (da poco il diritto di voto era stato esteso a 18 anni); nella lista del Partito fummo inseriti io e Maria Ierniero in rappresentanza della FGCI con la compagna Ierniero che risultò eletta in Consiglio Comunale. La campagna elettorale vissuta assieme a tanti compagni ma soprattutto con il Compagno Pellegrino che entusiasmò e caricò tutti gli altri. Le elezioni del 1975 per il PCI rappresentarono uno dei maggiori risultati unitamente a quelle politiche del 1976 dove un italiano su tre votò PCI. Ricordo con piacere la sua passione politica; nell'anno 2004 per le elezioni Europee stavamo organizzando il palco per il comizio finale (allora militavo nel partito dei Comunisti Italiani), il sen. Pellegrino si avvicinò a me chiedendomi se poteva come per tante volte l'aveva fatto tenere il comizio di chiusura della campagna Elettorale, perplesso gli dissi: “Salvatò ma tu sei dei DS.” Lui mi guardò con l'espressione stupita, meravigliata, non rispose subito. Io affascinato da quel desiderio di un vecchio compagno e antico maestro feci si che il suo desiderio fosse esaudito, facendo si che il sen. Pellegrino potesse parlare ancora una volta ai cittadini di Maddaloni dal palco di Piazza Vittoria.

In che modo il Senatore Pellegrino è legato alla sua persona?
Salvatore Pellegrino è stato per me il compagno da seguire, il formatore politico ed anche la persona che mi ha aiutato a crescere professionalmente e come uomo.

Che ruolo ha rivestito nel tempo il Senatore Pellegrino nell’ambito della Politica e dell’adesione partitica, ed a che livello?
Il Senatore Pellegrino è stato per tutti i Maddalonesi la persona a cui si ricorreva nei momenti di difficoltà, soprattutto in Materia di imposte e Tasse. Ha aiutato tanti cittadini nei rapporti con il fisco e nelle controversie. Usava dire alle persone che gli portavano avvisi di accertamento “non ti preoccupare, faremo reclamo”.

Quali le principali attività e le attività/iniziative promosse o condotte dal Senatore Pellegrino?
L'ultima battaglia che ricordo del sen. Pellegrino fu quello contro “l'ignobile pizzo” che Consorzio di bonifica imponeva a tutti i cittadini di Maddaloni. Battaglia che per la quasi totalità dei cittadini fu vinta.

Quale è stato il rapporto tra il Senatore Pellegrino e gli organi e gli aderenti alla organizzazione politica di appartenenza?
Il ricordo che io ho del sen. Pellegrino è di un compagno rispettoso del Partito, dei ruoli, degli incarichi e delle cariche, un vecchio compagno rispettoso del “centralismo democratico” e soprattutto del Partito.

In che modo e per cosa oggi è ricordato il Senatore Pellegrino?
Il Senatore Pellegrino oggi è ricordato come l'uomo delle lotte per il riconoscimento dei diritti e dell'emancipazione degli uomini. Non va dimenticato l'impegno che profuse alla fine della seconda guerra mondiale per l'alfabetizzazione e la disponibilità nei confronti degli altri per l'accesso alla lettura e scrittura.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: fotografie
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Maddaloni, comizio del PCI a nel 1972 con Vincenzozo Raucci e Salvatore Pellegrino, con nell'angolo due giovani FGCI che sono Michele Colamonici ed Enzo D'Onofrio

Maddaloni: comizio del PCI a nel 1972 con Vincenzozo Raucci e Salvatore Pellegrino, con nell'angolo due giovani FGCI che sono Michele Colamonici ed Enzo D'Onofrio