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Anna Maria Grazia Di Gasparro

 

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Anna Maria Grazia Di Gasparro
 

Anna Maria Grazia Di Gasparro
Mi chiamo Anna Maria Grazia Di Gasparro e sono nata il primo luglio 1933 a Conca della Campania dove risiedo ancora. Già dal primo giorno sono stata chiamata Graziella e così mi chiamava il mio papà.
Ho trascorso i miei primi 10 anni fra medici e ospedalizzazioni, tutto molto attutito dal grande amore del mio papà e della mia mamma, che mi sorreggevano quasi a diminuire le grandi sofferenze che tuttavia pativo.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Graziella Di Gasparro

La guerra in corso stravolse la mia famiglia ed io venni privata di un padre tenero, affettuoso, indispensabile, prelevato e invitato a seguire un manipolo di nazisti. A mia madre dissero che sarebbero tornati presto. La sua presenza sarebbe servita solo per rimuovere delle macerie. E intanto rastrellarono altri uomini e purtroppo nessuno di loro tornò più.
La nostra casa era stata occupata da un comando nazista, che razziò tutto ciò che trovò obbligandoci ad andare via. Con l’avanzata degli americani verso il fronte di Cassino, anche il comando nazista fu costretto a lasciare le nostre case, non senza averle prima minate e ridotte ad un cumulo di macerie. Tutto in quello stesso giorno, il 1 novembre 1943, il giorno in cui assassinarono il mio papà.
I giorni che seguirono questa tragedia sono inenarrabili. Intorno si respirava solo morte, distruzione ed orrore. Eravamo tra due fuochi: quello nazista arroccato a Montecassino e quello americano, pronto a scacciare i tedeschi per poi avanzare verso Nord e liberare l’Italia da quell’oppressione barbara e crudele che aveva oltrepassato ogni limite umano e civile.

Sono sopravvissuta al primo bombardamento da parte degli americani a Roma il 19 luglio 1943.
Ricordo ancora quella fuga quando scendendo una rampa di scale, notai di fianco un uomo che, privo di gambe, faceva leva sulle braccia, per cercare di salvare quello che gli era rimasto del suo corpo mutilato. Era un marinaio ferito, vittima anche lui di una guerra atroce. Fortunatamente qualche giorno dopo arrivò mio padre a prendermi. Riuscì a trovarmi all’isoletta Tiberina dopo aver girato una lunga serie di rifugi, ospedali e persino obitori.
La mia vita è continuata fra non poche difficoltà sia quotidiane che sociali. Mi mancava anche il necessario.
Dopo la morte di mio padre entrai, come orfana di guerra, in collegio. Definire lager quel luogo è sicuramente appropriato vista la carenza di igiene, cibo, affetto e libertà. Nonostante tutto è prevalso in me lo spirito e lo stimolo a migliorarmi, oltre alla voglia di capire e di sapere. Cose che fin da bambina mi hanno sempre contraddistinto e che mi hanno fortificato verso altre dure prove riservatemi dalla vita: vari e dolorosissimi interventi chirurgici di cui ancora porto le ferite nel corpo.
Mi è rimasta però una grossa spina nel cuore: rendere giustizia alla memoria di mio padre. Credo di esserci riuscita con grande soddisfazione e successo attraverso mostre, convegni, libri e -in ultimo- questo sito Internet.
Questo impegno doloroso, ma molto importante della mia vita è emerso per una serie di circostanze dovute unicamente alla mia volontà di voler scrivere una pagina di storia sconosciuta e impunita, che si è consumata nel nostro Paese tra la voglia di cancellarla e l’indifferenza più totale da parte delle Istituzioni e della popolazione poco propensa a ricordare, carenti di memoria storica. Una indifferenza sorda persino al richiamo del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi che invece si mostrò pronto a rispondere ai miei appelli cosi come testimonia la sua cordiale lettera a me indirizzata.
Tutto cominciò il 7 dicembre 2002 a Mignano Montelungo dove, per la prima volta, venne esposta la mostra documentaria e fotografica “Erba Rossa”. Il titolo prende il nome dal mio ricordo di quando, bambina, mi recavo a visitare un cumulo di terra sotto cui era stato sepolto mio papà con i suoi compagni di morte. In quel cumulo notavo la crescita di vari ciuffi di erba diversi dagli altri. Il loro colore non era verde, ma tendeva al rosso. Capì che tutto ciò era dovuto al sangue che lì era stato versato abbondantemente. Quell’erba mi è rimasta impressa nella mente e non l’ho più dimenticata.

** Tratto da grazielladigasparro.it

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Graziella Di Gasparro

Press Book: Terra Bruciata!
Il laboratorio italiano della ferocia
Un film-documentario di Luca Gianfrancesco
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Sono qui a ricordare mio padre, insieme a tutti quelli che subirono la stessa atrocità della follia nazi-fascista, tra cui due adolescenti (uno dei quali fu trucidato per primo perchè urlava la sua paura), furono vittime indifese senza armi, nè distintivi, nè divise, esseri innocenti e pacifici.
Un colpo di pistola e poi il silenzio e nel silenzio gocciolava dai corpi trucidati il sangue e tingeva di rosso la terra sulla quale erano caduti.
Quel giorno, l’erba da sempre verde cambio' colore, unica tenace testimone, di un efferato delitto, su cui la cosiddetta società civile ha steso, per 60 anni, un colpevole silenzio, facendo scomparire tutte le prove che potessero testimoniare e farne un documento storico.
Graziella Di Gasparro

** Tratto da grazielladigasparro.it

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Graziella Di Gasparro

16 Dicembre 2020. E’ venuta a mancare, stamattina, a Conca della Campania, Graziella Di Gasparro, aveva 87enne. E’ stata la protagonista del celebre film documentario ”Terra bruciata! Il laboratorio italiano della ferocia nazista”, diretto dal regista, montatore, produttore cinematografico e direttore della fotografia Luca Gianfrancesco. Come tanti altri testimoni dello stesso film, anche la signora di Gasparro ha dato una importante testimonianza dei drammatici episodi vissuti durante il secondo conflitto mondiale, essendo lei sopravvissuta al primo bombardamento da parte degli americani a Roma il 19 luglio 1943. Era inoltre figlia di Giacomo, una delle vittime della strage nazista del 1 novembre 1943 Di Conca della Campania. Quest’ ultimo, era stato fucilato assieme ad altri 18 uomini in via Faeta. Graziella Di Gasparro era una donna amata e stimata da tutti particolarmente per la sua innata l’umiltà.

 

L'eredità di due “Donne della Memoria"

La scomparsa di Virginia Rosano Cimmino e di Graziella Di Gasparro
Lo scorso 7 dicembre ci ha lasciato Virginia Rosano Cimmino, dopo aver combattuto per mesi contro un male devastante che l’aveva colpita nella scorsa primavera. Virginia aveva, anche di recente, dedicato molte energie alla raccolta e valorizzazione dell’ampio e prezioso patrimonio librario e documentario del marito, il compianto Carmine Cimmino, storico di spessore che tanto lavoro aveva dedicato alla ricostruzione della storia di Terra di Lavoro. Ma, poiché alla memoria di Virginia ha prestato la sua vibrante penna l’amico Nicola Terracciano, voglio solo ricordare che con lei, Pasquale lorio e alcuni comuni amici, per celebrare il venticinquesimo anniversario della scomparsa del marito, organizzammo una manifestazione, il 19 novembre 2019, al Circolo Nazionale di Caserta, dal titolo L'impegno civile e storiografico di Carmine Cimmino e che, subito dopo, Virginia mi propose di raccogliere i contributi del convegno in una pubblicazione che cominciai a preparare.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Graziella Di Gasparro

Eravamo già a buon punto, nella primavera scorsa - avevo già acquisito i contributi di Olindo Isernia, Silvio De Majo, Pasquale lorio e il mio, ai quali si sarebbero aggiunte le relazioni di Nicola Terracciano e Roberta Oliviero, nonché la pubblicazione di un testo poco noto dello stesso Carmine Cimmino - quando Virginia mi informò del male che l’aveva colpita e dell’inizio dell’impegnativa cura che le avrebbe impedito, con suo grande rammarico, di portare avanti il progetto. Da qui è per lei iniziato il lungo calvario di chemioterapie che non ha impedito al male di fare il suo corso e di sottrarla all’affetto e alla stima di parenti e amici, ai quali rimane il compito di onorarne la memoria, portando a termine ciò che Virginia aveva in animo di realizzare.

Il maledetto Covid ha posto fine anche all’esistenza di un’altra persona a me molto cara. Maria Grazia Di Gasparro, per tutti ‘Graziella’, venuta a mancare presso il Covid Hospital di Maddaloni lo scorso 16 dicembre. La "pasionaria di Terra di Lavoro" aveva ottantasette anni, ma a vederla e sentirla era rimasta vivace e combattiva come una ventenne, nonostante le molte e dure prove che la vita le aveva riservato. E sì che Graziella aveva combattuto, tutta la vita, a partire dalla sua menomazione fisica per la quale era stata sottoposta sin da piccola a tutta una serie di dolorose operazioni chirurgiche e ricoveri negli ospedali di una Roma già colpita dalla guerra, guerra che poi si era ritrovata in casa, a Cave di Conca della Campania, occupata dai tedeschi in ritirata. Qui si compì la tragedia che l’avrebbe segnata per tutta la vita: l’assassinio del padre Giacomo da parte di un reparto della Divisione Hermann Gòring nel corso di una feroce rappresaglia contro i civili di Cave di Conca, avvenuta in località Faeta la mattina del 1° novembre 1943.
Tra le sofferenze fisiche della sua disabilità e quelle psicologiche dovute alla perdita dei genitori e, soprattutto, all’indifferenza della gente e alla pervicace rimozione dell’accaduto da parte del paese, Graziella ha trovato la forza di reagire nel modo migliore, prendendo l’iniziativa, dandosi da fare con spirito battagliero e aperto alla vita e alle relazioni sociali. Pur non potendosi spostare dalla sua casa, quando non c’era ancora internet si procurò un ‘baracchino’, una radio a onde corte con la quale comunicava di continuo con gli altri radioamatori. Fu lei che, all’indomani del terremoto dell'80, si fece carico di sollecitare i soccorsi e di dare informazioni sulla situazione di Conca della Campania e del territorio circostante. Ma la vera battaglia rimaneva quella di “testimone della verità” per il recupero della memoria e il ristabilimento di una giustizia negata. Per questo, a partire soprattutto dal ritrovamento dell’“armadio della vergogna”, cominciò a scrivere e telefonare agli organi istituzionali, ai giornali, agli enti di ricerca.
Nel 2001 arrivò una sua telefonata all’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, che allora aveva la sede in Piazza del Gesù a ascoltare il suo racconto. Da quell’incontro nacque l’idea di realizzare una grande mostra fotografica e documentaria sul tema delle stragi naziste nel Casertano che prese il nome di Erba rossa proprio dal racconto di Graziella, che aveva visto intrisa di rosso sangue l’erba cresciuta sul luogo della strage. Il successo della mostra, esposta in numerosi comuni e scuole della Campania e conosciuta anche in Germania, fu dovuta anche alla grande pubblicità che le diede Graziella, inviando i cataloghi dappertutto e dandone notizia attraverso internet sui sodai ai quali dedicava molto tempo. Da allora è stato tutto un susseguirsi di incontri, manifestazioni per le Giornate della Memoria, articoli e libri di memorie, mentre la ricerca sul tema faceva grandi progressi.
Anche il comune di Conca della Campania cominciò a celebrare regolarmente ogni 1° novembre l’anniversario della strage. Nello stesso tempo nasceva anche un’altra iniziativa che aveva come punto di riferimento Graziella. Il regista Luca Gianfrancesco, con la collaborazione di Giuseppe Angelone e di un gruppo di storici contemporaneisti, iniziò le riprese di un docufilm, che prese il titolo di Terra bruciata!, la cui trama di fondo era costituita dalla vicenda di Graziella e dalla strage di Faeta. Nello stesso tempo Graziella si diede da fare perché si realizzasse un monumento a ricordo delle vittime. Il comune accolse la sua richiesta e il monumento fu realizzato nella frazione di Cave. All’inaugurazione del monumento, avvenuta il 1° novembre del 2016, intervenne anche Susanne Wasum Rainer, l’ambasciatrice della Germania, alla quale Graziella lesse un vibrante messaggio di ringraziamento, con l’augurio che crimini come quelli avvenuti a Conca non dovessero mai più ripetersi. La scena dell’inaugurazione del monumento e i discorsi di Graziella e dell’ambasciatrice sono significativamente contenute nelle sequenze finali di Terra bruciata!, film estrema mente coinvolgente, che ha ottenuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero e nel quale Graziella svolge un ruolo da protagonista.
Una grande combattente, Graziella, dal carattere duro, che non faceva sconti a nessuno e che avrebbe sicuramente continuato la sua battaglia per la verità e la giustizia con nuove iniziative e nuovi progetti, come la trasformazione della sua abitazione in una casa-museo, idea per cui aveva cominciato a contattare diversi enti e associazioni, progetti che un destino crudele ha stroncato per sempre. Con lei si chiude una fase, pioneristica e coraggiosa, del difficile percorso del recupero della memoria degli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale in Terra di Lavoro, mentre in tutti noi rimane il dolore per la sua perdita e il rimpianto di ciò che ancora si sarebbe potuto fare grazie al suo vivace e inesauribile spirito d’iniziativa.

** Tratto da Il Caffè dell’8 gennaio 2021