100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: logo
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: link alla pagina Index 100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: link alla pagina il Progetto 100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: link alla pagina Cronologia 100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: link alla pagina Protagonisit 100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: link alla pagina Sezioni della Provincia 100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: link alla pagina Multimedia
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: titolo Castel Volturno della pagina Sezioni
 

Lotte sociali
Depliant elezioni Amministrative 1989
Mario Luise
Il PCI a Castel Volturno negli anni '70
Fotografie

 

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Lotte sociali
 

Lotte sociali. 17 e 18 maggio 1969 disordini a Castel Volturno
Nella fine degli anni 60, il disagio sociale era comunque diffuso in tutta la Provincia e sfociava, in alcuni casi, in vere e proprie jacquerie popolari. Come accadeva nel maggio del 1969 a Castel Volturno, un comune di 3.500 abitanti, dove un gruppo di dimostranti esasperati dalla miseria scaraventava in strada, mobili, suppellettili e documenti della locale sezione della DC, mentre altri bloccavano la Domitiana ed altre vie, costringendo il Sindaco Antonio Scalzone alle dimissioni.
17 e 18 maggio 1969 disordini a Castel Volturno Castel Volturno è stata da sempre una città speciale, un luogo dotato di un litorale splendido e potenzialmente in grado di innescare uno straordinario volano produttivo centrato sui volani del turismo e dei beni ambientali: 72,2 Kmq di territorio attraversati dal fiume Volturno e 25 Km di spiaggia appartenenti al demanio dello Stato. Eppure, questa enorme ricchezza venne svenduta, con scarso rispetto delle norme poste a tutela del patrimonio pubblico ai fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola, imprenditori edili originari di Aversa e proprietari della Società Coppola – Pinetamare Spa.
Grazie all’appoggio del Senatore Bosco, infatti, riuscirono a costruire il Villaggio che portavano il loro nome, inaugurato proprio da G. Bosco lungo 4 kilometri di terreno demaniale. Vi fu uno scempio contrabbandato per progresso, che sarebbe costato un prezzo molto alto alla collettività. Castel Volturno in breve diventerà un luogo devastato dall’illegalità e dall’incuria; la sua vicenda mostra il volto peggiore della DC e finanche dello Stato. In qualità di Ministro della Repubblica Bosco si fece promotore dell’emanazione di un decreto governativo ad hoc che venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 luglio (1969), grazie al quale si sdemanializzavano i terreni di «Sopra La Marchesa», trasformandoli da demanio in patrimonio dello Stato (quindi da inalienabili in alienabili). Peccato che i terreni in questione fossero di proprietà del comune di Castel Volturno e non dello Stato.
Inoltre, mentre Bosco ricopriva l’incarico di Ministro delle Finanze (1969-70), II governo Rumor con «un apposito decreto ridusse una multa di 640 milioni per evasione fiscale attribuita alla società Coppola, portandola a 30 milioni». Altri episodi di sommosse spontanee si registravano a Cancello Arnone, Villa Literno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa, dove furono erette barricate realizzate con i basoli divelti dalla strada, alcuni alberi furono sradicati ed incendiati. Il disagio sociale era comunque diffuso in tutta la provincia e sfociava, in alcuni casi, in vere e proprie jacquerie popolari.
Come accadeva nel maggio del 1969 a Castel Volturno, un comune di 3.500 abitanti, dove un gruppo di dimostranti esasperati dalla miseria scaraventava in strada, mobili, suppellettili e documenti della locale sezione della DC, mentre altri bloccavano la Domitiana ed altre vie, costringendo il Sindaco Antonio Scalzone alle dimissioni. Castel Volturno è stata da sempre una città speciale, un luogo dotato di un litorale splendido e potenzialmente in grado di innescare uno straordinario volano produttivo centrato sui volani del turismo e dei beni ambientali: 72,2 Kmq di territorio attraversati dal fiume Volturno e 25 Km di spiaggia appartenenti al demanio dello Stato.
Eppure, questa enorme ricchezza venne svenduta, con scarso rispetto delle norme poste a tutela del patrimonio pubblico ai fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola, imprenditori edili originari di Aversa e proprietari della Società Coppola – Pinetamare Spa. Grazie all’appoggio del Senatore Bosco, infatti, riuscirono a costruire il Villaggio che portavano il loro nome, inaugurato proprio da G. Bosco lungo 4 kilometri di terreno demaniale. Vi fu uno scempio contrabbandato per progresso, che sarebbe costato un prezzo molto alto alla collettività. Castel Volturno in breve diventerà un luogo devastato dall’illegalità e dall’incuria; la sua vicenda mostra il volto peggiore della DC e finanche dello Stato.
In qualità di Ministro della Repubblica Bosco si fece promotore dell’emanazione di un decreto governativo ad hoc che venne pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 luglio (1969), grazie al quale si sdemanializzavano i terreni di «Sopra La Marchesa», trasformandoli da demanio in patrimonio dello Stato (quindi da inalienabili in alienabili). Peccato che i terreni in questione fossero di proprietà del comune di Castel Volturno e non dello Stato. Inoltre, mentre Bosco ricopriva l’incarico di Ministro delle Finanze (1969-70), iI governo Rumor con «un apposito decreto ridusse una multa di 640 milioni per evasione fiscale attribuita alla società Coppola, portandola a 30 milioni».
Altri episodi di sommosse spontanee si registravano a Cancello Arnone, Villa Literno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa, dove furono erette barricate realizzate con i basoli divelti dalla strada, alcuni alberi furono sradicati ed incendiati. Fatti ancor più gravi si verificavano a Casal di Principe, dove la polizia arrestava 15 persone tra cui l’assessore comunale comunista Angelo Caterino, un sordomuto estraneo ai fatti. Anche Caserta fu sconvolta da giornate di guerriglia, anche se l’elemento scatenante era di carattere prepolitico: una sentenza emanata dalla commissione disciplinare della Lega nazionale semiprofessionisti calcio contro la casertana che veniva penalizzata di sei punti e, di conseguenza, rimaneva in serie «C».
La folla inferocita dal provvedimento amministrativo, interpretato come uno sfregio alla città, bloccava la stazione ferroviaria, dava a fuoco a copertoni e camere d’aria, scagliava oggetti contro uffici e entrava in conflitto con le forze dell’ordine: si contavano decine di contusi e feriti. Dopo i fatti di Castel Volturno le organizzazioni dei lavoratori edili aderenti a CGIL CISL UIL convocarono una prima assemblea dei lavoratori del settore a Mondragone; seguivano iniziative nei comuni del Basso Volturno allo scopo di individuare le azioni tese «all’eliminazione del sotto salario e applicazione dei contratti di lavoro e delle leggi previdenziali e assicurative; maggiore occupazione; gestione del collocamento da parte dei lavoratori». Queste erano le condizioni di Terra di Lavoro.

**Tratto da “Diritti e lotte sociali”, Guida Editore 2019

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Dépliant per le elezioni amministrative del 28-29 maggio 1989
 

Depliant elezioni per le amministrative del 28-29 maggio 1989 a Castel Volturno da Alfonso Caprio
Visualizza e/o download del file in PDF

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Mario Luise
 

1970–2010: Il Basso Volturno quarant’anni dopo di Mario Luise

L’articolo di Mario Luise a proposito della messa in vendita del demanio comunale di Castel Volturno, richiamava le battaglie di cui l’esponente politico castellano era stato il principale protagonista fin dagli anni ‘70.
Sono passati quarant’anni. Il quadro generale è cambiato enormemente. Non ci sono più i vecchi partiti, lo spirito pubblico è diverso, la partecipazione collettiva è scemata, la “politica” sembra volare basso a favore di più meschini interessi personali e di bottega.

Ci è sembrato giusto e opportuno, perciò, chiedere all’ex esponente del PCI e sindaco della città rivierasca, che cosa resta di quegli anni e di quella esperienza.

Quarant’anni dopo. Come eravamo? Sì, ma anche come siamo. Quarant’anni sono tanti, e vanno onorati con una riflessione obiettiva sul nostro impegno politico.
La mia vita l‘ho spesa interamente nelle istituzioni e nell’attività di partito, tanto che i bilanci tra personale e politico coincidono. Oggi questa coincidenza non ha nessuna possibilità di riproporsi nella quotidiana esperienza di un ”politico” in attività, perché sono saltati tutti i riferimenti ideali e culturali di una volta. L’approccio alla politica è cambiato, così come è cambiato l’approccio alle istituzioni.
Agli inizi degli anni settanta, ogni volta che ero presentato ad un compagno della direzione centrale del partito comunista, le parole - piene d’enfasi - erano sempre le stesse: Questo è il compagno venuto fuori dalle lotte del Basso Volturno… In questa frase, in seguito, ho ritrovato sempre due valori di riferimento che mi hanno accompagnato nell’attività politica e amministrativa: la lotta e il territorio. La lotta – in tutte le sue forme democratiche – intesa come strumento per l’affermazione e la difesa delle idee; il Basso Volturno (a partire dal mio paese), come espressione geografica dell’impegno.
L’esperienza politica ebbe inizio con la Rivolta di Castel Volturno (15,16,17 maggio 1969) e divampò negli altri comuni il 27 maggio successivo, con la prima giornata di sciopero attuata dalle nostre comunità, indetta dalla CGIL di Caserta. Fu allora che la gran parte della nostra gente, per la prima volta, si riconobbe in una comune lotta: tutti con gli stessi obiettivi di sviluppo e di migliori condizioni di vita.
La forza e la rabbia che furono espresse in quella occasione, furono eccezionali, perché scaturivano da anni di lunghe sofferenze, di forte emigrazione, di magri salari, di gravi arretratezze igienico-sanitarie dei nostri centri urbani … Si usciva da un lungo letargo. Lo sciopero diventò il contenitore della protesta, dello sfogo di ognuno, della voglia di gridare - per la prima volta e assieme agli altri - le rivendicazioni sempre tacitate da una condizione subalterna al potere politico e agli agrari.
A Grazzanise, nel corso dello sciopero, furono divelti numerosi alberi per sbarrare la strada alle forze dell’ordine che accorrevano da Caserta, e il paese rimase isolato per tutto il giorno; a Cancello ed Arnone si iniziò, allora, ad occupare la Stazione, bloccando il traffico ferroviario; a Casal di Principe fu occupato il comune e la piazza fu presidiata dai trattori… Pochi giorni dopo, nacque un coordinamento territoriale e fu pubblicato il primo numero dell’Informatore del Basso Volturno.
Da questa esperienza, dunque, nacque il mio impegno politico e il continuo rapporto con tanti giovani nuovi compagni del nostro bacino. Con i quali nacque, non a caso, una duratura amicizia. Furono aperte sezioni comuniste in ogni comune e si formarono associazioni di braccianti e di lavoratori edili. Iniziò un fermento politico e culturale nuovo, che andava oltre gli schematismi parrocchiali e municipalistici dell’epoca. Molto più oltre: verso una cultura aperta anche ai vari fenomeni di liberazione in atto nel mondo (Martin Luther King, il Vietnam, la rivolta di Praga…).
Furono questi i prodromi locali delle lotte che, pochi mesi dopo, divamperanno in tutta la provincia, e che daranno luogo al nostro autunno caldo, in una fusione inedita tra operai, braccianti, edili e giovani intellettuali.
Io fui eletto sindaco, il primo sindaco comunista della zona e uno dei pochi in provincia, rompendo un lungo e incontrastato potere democristiano. Seguiranno altre amministrazioni popolari e di sinistra. Queste ed altre esperienze, le ho raccontate e analizzate in due fortunati libri: Dal fiume al mare e Il fiume narrante. Volevo che tante rivendicazioni e le relative lotte – che ora tralascio di elencare – non andassero disperse e che, alla fine, si potesse rintracciare la testimonianza di un impegno sociale e civile per il nostro territorio.
Per la verità le esperienze di quegli anni, le ho ritrovate tutte, con caratteri alterni di vittorie e di sconfitte, e i libri mi consentono di rinviare ad essi per ogni approfondimento. Ma ho ritrovato, soprattutto, la passione politica di tanti giovani, la voglia di cambiare, lo spirito di sacrificio e, in particolare, il salto che allora facemmo tutti: dall’utile personale, all’utile collettivo e zonale. Si affermava una nuova coscienza.
Non starò a parlare di Castel Volturno, dei suoi problemi, e delle gestioni della sinistra che, ovviamente, mi hanno visto maggiormente impegnato. Ritengo utile, però, ricordare la prima elaborazione collettiva degli obiettivi “sovracomunali” che, già anni fa, avrebbero dovuto dare un notevole impulso allo sviluppo del Basso Volturno: l’Aeroporto di Grazzanise, il prolungamento della Circumflegrea e della Tangenziale, Il Porto turistico, la navigabilità del Volturno, il Polo bufalino e ortofrutticolo, il Piano di bonifica ambientale, la realizzazione dei servizi primari, il Progetto di tutela delle zone protette, la metanizzazione, la chiusura della discarica di Bortolotto e la pubblicizzazione della gestione dei rifiuti, ecc.
Alcuni di questi obiettivi sono stati raggiunti, altri sono in corso… Di altri si sono perse le tracce. Pur tuttavia, nel Fiume Narrante, il bilancio che io traggo, alla fine, è molto amaro, pieno di rammarico. La mia generazione non è riuscita a cogliere significativi risultati collettivi e comprensoriali, si è dispersa, ha abbandonato gli ideali che la infiammarono negli anni settanta.
L’utile personale è ritornato, ed è stato più seducente di tante animose lotte del passato. Abbiamo assistito alla trasformazione e al degrado del territorio, senza ricavarne un reale sviluppo economico, né migliori condizioni di vita. Impera il degrado, l’illegalità e, con essa, la camorra.
Da dieci anni non sono più iscritto ai partiti succedanei del PCI, né – ovviamente – ad altri. A fronte di tutto ciò, per il passato, non sono pentito delle mie scelte; per il futuro, non dispero. Né ho abbandonato la voglia di fare, nel modo che mi è possibile. Sostengo ancora che la lotta sia l’unico strumento che le popolazioni hanno a disposizione per determinare il loro destino. Soprattutto i giovani.
Bisogna trovare la giusta forma/partito per il quotidiano dibattito delle idee, e riscoprire il valore del rapporto con le “masse”. Oggi c’è una occasione irripetibile, nella sua drammaticità. Perché quanto più grave è la crisi e numerosi sono i problemi, tanto più forte deve essere la voglia di impegnarsi e di dare una motivazione alla propria vita.
Indipendentemente dal risultato.
Oggi, infatti, mi consola solo il fatto di averci provato.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il PCI a Castel Volturno: la nascita, le lotte e la gestione del comune negli anni settanta
 

Il PCI a Castel Volturno: la nascita, le lotte e la gestione del comune negli anni settanta

Dal libro Dal fiume al mare (Mario Luise - Edizione ESI 2001)*

La Rivolta del ‘69

[…] L’intero territorio - disponibile o indisponibile sotto l’aspetto demaniale - sfuggito ad ogni efficace controllo e ad ogni programmazione, con il tempo era diventato anche motivo di odi, di rancori e di scontri tra la gente, perché i nuovi ricchi avevano comprato tutto ciò che era possibile e, espulsi gli originari proprietari o occupatori, avevano monopolizzato le vendite, le costruzioni e ogni altro affare.
Essere senza terreno, era come essere senza più futuro, perché la maggioranza della popolazione - rimossa dalla mente l’agricoltura - riteneva che il territorio non offrisse più altra valida risorsa oltre al mare.
L’impressione collettiva era che sul litorale si stesse sviluppando l’Eldorado e che lì bisognasse correre tutti, per non essere inghiottiti dalla grande voragine che si stava aprendo tra le due realtà: quella misera e immutabile del vecchio paese sul fiume, e quella nuova e ricca, delle residenze sul mare. Questa fallace convinzione, faceva però crescere a dismisura anche la rabbia per aver venduto precipitosamente - a prezzi irrisori e senza raggiungere la sperata agiatezza - quote di terreno su cui altri realizzavano consistenti profitti.
Molte famiglie si avvidero che dalla vendita dei terreni, non avevano ricavato nemmeno la speranza di un lavoro per far ritornare i parenti emigrati all’estero.
Poi c’era l’intolleranza di chi, fuori da ogni gioco - perché non aveva terreno di proprietà, perché non era stato assegnatario, non era occupatore, non aveva un chiosco, ecc … - era rimasto bracciante o operaio, e viveva in condizioni estremamente povere e arretrate a mirare la fortuna “di chi ci sapeva fare”. Anzi, molti lavoratori ripresero la via dell’emigrazione, delusi di non aver trovato valide alternative di lavoro, né una garanzia assicurativa per sé e per la famiglia. Le rissose contrapposizioni che i due opposti schieramenti della D.C. da anni si trascinavano dietro per la gestione del comune, erano diventate estenuanti, sterili e senza fine, soprattutto per i lavoratori. Ormai si alimentava una polveriera sotto gli occhi di tutti. Il controllo del potere, però, era talmente ben saldo nelle mani della Democrazia Cristiana (la quale, come altrove, faceva l’opposizione a se stessa), che nessuno avrebbe mai creduto che la miccia sarebbe stata accesa dalla stessa amministrazione.
Bastò infatti l’errore della rimozione di un cippo marmoreo (rimasto ancora l’unico monumento della piazza del paese!) per far posto ad una pompa di benzina, perché nel cielo di Castelvolturno divampassero le fiamme di una collera a lungo repressa.

Per continuare la lettura dell'intero documento visualizza e/o download del file in PDF

 
  100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il PCI a Castel Volturno: la nascita, le lotte e la gestione del comune negli anni settanta   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il PCI a Castel Volturno: la nascita, le lotte e la gestione del comune negli anni settanta  
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il PCI a Castel Volturno: la nascita, le lotte e la gestione del comune negli anni settanta   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il PCI a Castel Volturno: la nascita, le lotte e la gestione del comune negli anni settanta
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: fotografie
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro Dal fiume al mare di Mario Luise   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro Il fiume narrante di Mario Luise   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro Castelvolturno a cura di Aldo De Jaco Inchiesta su un comune meridionale

Mario Luise: Dal fiume al mare
Un lungo viaggio tra i spaesati di Castelvolturno

 
Aldo De Jaco: Castelvolturno
Inchiesta su un comune meridionale