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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il PCI in Terra di Lavoro: dalla nascita allo scioglimento della Provincia
 

Il PCI in Terra di Lavoro: dalla nascita allo scioglimento della Provincia a cura di Pasquale Iorio

Fu nel 1920, anno di grandi battaglie nel casertano, che il Partito Socialista Italiano – forte dei suoi 1306 iscritti in 39 sezioni – divenne l’organizzazione socialista più forte della Campania. In tal periodo vi sarà la pubblicazione di “Falce e Martello”, da collegare al periodo storico in cui il movimento socialista aveva acquisito una caratteristica ben definita di valenza rivoluzionaria, collegata al socialismo italiano ed europeo. Edito a Santa Maria Capua Vetere.
Nel 1920-1921 vi fu l’occupazione delle terre da parte dei primi nuclei sociali del movimento cooperativo in varie zone di Terra di lavoro, di cui furono protagonisti Corrado Graziadei, Maria Lombardi. Nel 1920 sciopero del gruppo tessile della MCM, a cui seguirono le lotte operaie dei borghi tessili di S. Leucio e Briano nel 1921.

In Terra di Lavoro il PCDI nacque il 14 marzo 1921 con il 1 congresso che si tenne a Cassino nella locale Camera del Lavoro. Vi parteciparono le sezioni di Capua, Cassino, Formia, Itri, S. Apollinare, Sessa A., Nocelleto e Casale di Carinola, Falciano del massico, Aquino, Arce, SS Cosma e Damiano, Castelforte, Piccilli, Sora. Come primo segretario venne eletto l’insegnante Luigi Selmi, che poi si dovette dimettere per alcune irregolarità. Gli successe Maria Lombardi che si era distinta per il suo ruolo nelle lotte contadine, anche a sottolineare l’originalità della presenza femminile in questa fase del movimento operaio e contadino in Terra di Lavoro. Dieci giorni dopo il 24 marzo nasceva a S. Maria CV la Federazione giovanile Comunista. Il congresso straordinario di costituzione fu fissato il 26 luglio a Sessa Aurunca.

Il PCd’I di Caserta venne rifondato alla fine del 1923 ad opera dei socialisti dissidenti, cosiddetti “terzini”, in gran parte ferrovieri espulsi per aver organizzato degli scioperi o di appartenenti alla corrente di Serrati. Il 2 gennaio dello stesso anno il fascismo annulla il Decreto Visocchi, che nel 1919 era stato emanato dal Governo per la concessione delle terre incolte ai contadini.

Dopo una crisi organizzativa nel Congresso Provinciale del 1924, che si svolse clandestinamente in un casolare di Riardo, Corrado Graziadei fu confermato segretario della Federazione di Terra di Lavoro e delegato alla conferenza nazionale a Como. Il gruppo che Graziadei diresse dal 1924 al 1929 era formato da Benedetto D’Innocenzo di Calvi, Domenico Schiavo di Caserta, Antonio Marasco di Piedimonte d’Alife, Leoncavallo di Tora e Piccilli, Ambrogio Ursillo di Marzano Appio e Antonio Barbato di Sparanise. In questa fase i ferrovieri contribuirono attivamente alle lotte antifasciste durante la clandestinità.

Nel 1924 Graziadei ospitò Antonio Gramsci nella sua abitazione di Sparanise, all’incontro fu presente anche il D’Innocenzo. Nell’anno successivo 1925 a Taverna Mele, residenza della famiglia D’Innocenzo, si svolse il Congresso Provinciale del Pcd’I presieduto da Celeste Negarville e Umberto Terracini, in preparazione di quello di Lione.
Nel 1926 il PCd’I a Caserta entra nei semi illegalità, in quanto le sedi delle organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori vennero chiuse. Anche se limitata in quel periodo la resistenza proletaria fu ferma e decisa. Inoltre, venne dato l’incarico dei collegamenti a Domenico Schiavo.
Nel 1927 vi fu lo scioglimento della grande e storica Terra di Lavoro, che venne smembrata e accorpata con le altre province più vicine – con un apposito atto del Governo fascista. Su questo vedi nella tesi di laurea di Andrea Iorio le interviste al sen Salvatore Pellegrino, uno dei protagonisti delle lotte per le terre, dirigente sindacale e politico, formatosi nella natia Maddaloni.

 
  100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: foto della cartina di Caserta e la sua Provincia  
 

Durante il periodo fascista e Resistenza

Il ritorno di C. Graziadei e di D’Innocenzo dal confino nel 1938 può essere considerato come la data della ripresa organizzativa del partito comunista a Caserta.

Dal 1942 all’agosto del 1943 ebbe vita l’unico giornale clandestino durante il Fascismo “Il Proletario”. Questo giornale fu il primo stampato clandestinamente nel Mezzogiorno d’Italia negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, dal 1942 all’agosto del 1943. Fu fondato da Aniello Tucci (detto Leniski), ferroviere di Afragola e da Michele Semeraro (Rosso), giovane universitario di Taranto che prestava il servizio militare a Capua. Tra i primi collaboratori de “Il Proletario” fu proprio Graziadei, che, entrato in redazione ne promosse la diffusione nell’Agro Caleno, nel Matese e nella zona di Cassino insieme a Benedetto D’Innocenzo. Ampia diffusione ebbe tra gli operai del Pirotecnico di Capua, ed anche a Napoli tramite Vincenzo La Rocca (uno dei più importanti dirigenti comunisti del tempo) e lo stesso C. Grazidei. Il “Il Proletario” fu il giornale che negli ultimi anni del regime fascista consentì un’informazione “fuorilegge” e clandestina dal 1942 fino all’agosto 1943 preziosa e coraggiosa, se consideriamo che lo stesso giornale “L’Unità” riprese le sue pubblicazioni il 27 luglio 1943 a Milano il giorno successivo alla caduta di Mussolini.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: foto del quotidiano IL PROLETARIATO

IL PROLETARIO
Il periodico sopra la testata portava la frase fissa “Proletari di tutto il mondo unitevi”, sotto la testata, di volta in volta, “Organo clandestino dei lavoratori comunisti” oppure “Avanguardia della rivoluzione” o ancora “Organo del Partito Comunista Italiano” e, in ultimo, “Organo dei Lavoratori Comunisti del Mezzogiorno”.
Il primo numero fu realizzato a casa della madre dei fratelli Tucci, a villa Palladino, in via Gran Maestro di Capua. La “stamperia” si spostò poi a casa di Tommaso Tucci e, dopo ancora, nel retrobottega del suo negozio di alimentari. Benché la polizia procedesse a vigilanza ed a continue perquisizioni nei “luoghi sospetti”, IL PROLETARIO fu sempre stampato a Capua, nella tipografia mobile, e uscì con una certa regolarità fino al luglio 1943.
IL PROLETARIO (fra manchettes, slogans, sopra e sottotitoli e simbolo) fosse dichiaratamente comunista, ebbe come collaboratori (nello scriverlo, stamparlo e diffonderlo) esponenti di tutti i partiti. Infatti la redazione, quasi fissa, del giornale era cosi strutturata:

- per gli articoli di fondo, M. Semeraro (democratico di ispirazione marxista)1;
- per i bollettini, le notizie e i commenti, Alberto Iannone (socialista)2;
- per le notizie estere, A. Tucci (comunista)3;
- per “tutto l’altro”, C. Graziadei e V. La Rocca (comunisti);
- per la stampa, G. Iazzetti (democratico di ispirazione cattolica) e T. Tucci (democratico di sinistra).

Il 22 agosto del 1943 a Cappella Cangiani vi fu un convegno di antifascisti, anche per raccogliere fondi per il giornale clandestino Il Proletario, con una violenta irruzione della polizia, in cui vennero feriti diversi compagni/e, con l’arresto di 49 tra cui C. Graziadei, che rimase ferito.

Il 13 ottobre 1943, mentre gli alleati stavano per attraversare il fiume Volturno, di sera un manipolo di soldati tedeschi, che occupavano una casa sul monte Carmignano nei pressi di Caiazzo, uccisero gli abitanti di un casolare che vi si erano rifugiati per sfuggire ai bombardamenti. Fu una strage: vennero annientati 22 inermi civili, di cui 4 uomini, sette donne e undici bambini, tra cui la più piccola Mariangela aveva appena 3 anni.

Resistenza. Corrado Graziadei ha evidenziato, tramite le sue opere, il contributo delle donne e degli uomini di Terra di Lavoro alla Resistenza, culminata con la Liberazione del 25 aprile 1945. Oltre a Caiazzo, Graziadei elenca i noti episodi di Bellona, Sparanise e altre realtà, ma tra i più terribili vi è quello meno noto di Santa Maria Capua Vetere che è riportato quale fuori Capua, allora centro clandestino principale, nonché sede dell’Esecutivo della Federazione comunista, ed ebbe come protagonista un ragazzo di sedici anni. Il dodicenne Carlo Santagata, medaglia d’oro al valor partigiano, venne impiccato il 5 ottobre 1943 in quanto da solo con una pistola aveva attaccato un’intera squadra di tedeschi.

Nel 1944 venne organizzata la Conferenza di organizzazione del PC Casertano. La rivista “La Voce” racconta di un nucleo di donne comuniste (ex operaie della MCM – manifatture cotoniere del Matese) in lotta per rivendicare la riparazione e la ripresa della produzione nella più grande fabbrica manifatturiera della zona. A Sparanise Corrado Graziadei organizza il “consiglio del popolo” (CCN – originale esempio di democrazia partecipativa), in cui entrano a far parte 1 giovane e 2 donne – le prime elette in Italia in assemblee pubbliche, che diventano protagoniste della vita politica ed amministrativa.

Sulla scia degli scritti di C. Graziadei, Peppino Capobianco e più di recente lo storico Gianni Cerchia hanno portato alla luce nelle loro ricerche sull’occupazione nazista quale fu il prezzo pagato dalle lotte antifasciste dalla popolazione locale, con orribili stragi e violenze che si verificarono in diversi comuni, a partire da Alife, Caiazzo, Bellona, nelle campagne di Teano e di Francolise, a Sparanise e a Pietravairano, a Capua e S. Maria Capua Vetere – come viene documentato con efficacia nel film “Terra bruciata”.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: 1 maggio 1954 a Caserta con Michelina Vinciguerra, la moglie di Mario Pignataro e Nella Marcellino, da Eno D'Onofrio
1 maggio 1954 a Caserta con Michelina Vinciguerra, la moglie di Mario Pignataro e Nella Marcellino, da Eno D'Onofrio
 

19 ottobre 1944 Decreto del Ministro Gullo per la concessione di terre incolte e mal coltivate a braccianti e contadini poveri e riuniti in cooperative.

Nel 1944 venne organizzata la Conferenza di organizzazione del PC Casertano. La rivista “La Voce” racconta di un nucleo di donne comuniste (ex operaie della MCM – manifatture cotoniere del Matese) in lotta per rivendicare la riparazione e la ripresa della produzione nella più grande fabbrica manifatturiera della zona. A Sparanise Corrado Graziadei organizza il “consiglio del popolo” (CCN – originale esempio di democrazia partecipativa), in cui entrano a far parte 1 giovane e 2 donne – le prime elette in Italia in assemblee pubbliche, che diventano protagoniste della vita politica ed amministrativa.
La CGIL fu costituita il 4 o 5 giugno 1944 nel giorno in cui avveniva la liberazione di Roma. La più forte CdL (quella di S. Maria CV, di cui era segretario il comunista Alabiso) partecipò al congresso costituente di Roma. A Sparanise, dove era sindaco C. Graziadei, il 21 giugno 1944 venne costituito il “Cosiglio del popolo”, di cui facevano parte le organizzazioni femminili, giovanili, sindacali esistenti nel paese. Come ha documentato G. Capobianco, la prima lotta di massa in provincia di Caserta avvenne il 28 settembre 1944 a Grazzanise, dove i contadini decisero di riprendersi le terre loro espropriate dall’ONC durante il ventennio fascista.

**Con Decreto legge n 373 dell’11 giugno 1945 viene ricostituita la Provincia di Caserta. Anche le organizzazioni politiche e sociali adeguarono le loro strutture sul territorio, distaccandosi da quelle napoletane.

L’8 luglio 1945, a conclusione della Conferenza Provinciale di Organizzazione svoltasi a S. Maria Capua Vetere, venne ufficialmente ricostituita la Federazione Comunista di Terra di Lavoro, con la nomina di Corrado Graziadei a segretario. Obiettivi prioritari furono la creazione della Federterra, il cui congresso provinciale si svolse l’8 settembre; nei primi di ottobre viene costituita l’Alleanza provinciale delle cooperative agricole, di produzione e di consumo; nei primi di novembre nacque l’UDI (Unione Donne Italiane), la cui segreteria era composta da Alma Stimolo, Emilia Forte, Maria Filosa e Iole Massa. Il 5 luglio del 1947 l’UDI tenne a Caserta il 1 Congresso Provinciale con la partecipazione di Rita Montagnana.

I 50 anni che seguirono possono essere articolati in 5 periodi (come ha ricostruito in modo efficace Mario Pignataro in un opuscolo pubblicato dalla Camera di Commercio nel 1996 in occasione della riapertura della Biblioteca):

*1945-1950: la ricostituzione della provincia. Le lotte sociali del dopoguerra.

*1950-1960: l’emigrazione. L’inizio dell’intervento straordinario. Il miracolo economico.

*1960 – 1980: L’idea di programmazione. L’assetto del territorio. Il modello di sviluppo economico.

*1980 – 1990: L’agricoltura e la politica agricola comunitaria degli anni 80. Lo sviluppo delle città e del terziario. L’assetto del territorio.
*1990 – 1996: La fine dell’intervento straordinario. La crisi e ristrutturazione dell’industria. La costruzione del patto territoriale per lo sviluppo.
Sulla scia degli scritti di C. Graziadei, Peppino Capobianco e più di recente lo storico Gianni Cerchia hanno portato alla luce nelle loro ricerche sull’occupazione nazista quale fu il prezzo pagato dalle lotte antifasciste dalla popolazione locale, con orribili stragi e violenze che si verificarono in diversi comuni, a partire da Alife, Caiazzo, Bellona, nelle campagne di Teano e di Francolise, a Sparanise e a Pietravairano, a Capua e S. Maria CV – come viene documentato con efficacia nel film “Terra bruciata”.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro Resistenza dell'Istituto Campano per la storia della Resistenza

Il 18 febbraio 1945 si ebbe la prima occupazione di terre incolte a Nocelleto. A partire dai primi mesi del 1945 si ebbero le occupazioni delle terre, che continuarono fino a giungere alle grandi rivolte dell’inverno 1949 Da Pantano di Sessa A. fino alla zona di villa Literno). Nella nostra provincia sono state specifiche l’ampiezza e la continuità delle lotte per i contratti agrari. Caso unico nella storia fu la conquista della legge di riduzione dei canoni di affitto a canapa, di cui Terra di Lavoro è stata uno dei centri di produzione a livello mondiale per la trasformazione industriale.

24 agosto 1946 grande manifestazione dei canapicoltori a Caserta.

Nella prima metà del 1946 in Provincia di Caserta le lotte sociali furono caratterizzate dalle manifestazioni dei reduci e di masse esasperate in varie città: a Capua, ad Arienzo e S. Felice a C., a Frignano, a Piedimonte Mt, a Sparanise, ad Albanova, con una maggiore tensione che si ebbe a Sessa A. e Caserta città.

Il 2 giugno 1946 vi fu il Referendum Costituzionale, con la vittoria della Repubblica a livello nazionale; ma con esiti negativi in Campania ed in particolare in Terra di Lavoro, dove prevalse la Monarchia. In quella fase venne ricostituita la Segreteria della Federazione, con la riorganizzazione dei gruppi dirigenti delle principali sezioni.

Il 4 agosto si svolse a Caserta nel cinema ferrovieri il 1 congresso della Camera confederale del Lavoro, con un esecutivo composto da 15 componenti espressione delle varie correnti (quella socialista, comunista e cattolica).

Le lotte operaie di quel periodo furono di carattere difensivo contro le smobilitazioni ed i licenziamenti, a partire dalla Pierrel di Capua, dai serici di San Leucio, dai panettieri di Caserta, dai pastai di S. Maria CV, Caserta e Capua. Il Corteo del 1 maggio a Caserta nel 1946 fu aperto dai componenti del Comitato Federale ed antifascisti casertani. Il 23 novembre 1946 il ministro dell’industria, il socialista Rodolfo Morandi, venne a Caserta per insediare la consulta economica della Camera di Commercio. In quest’anno vi furono importanti lotte contadine ed operaie: il 24 agosto i canapicoltori a Caserta organizzarono una grande manifestazione, come pure fecero gli operai della MCM a Piedimonte d’Alife.

Il 4 agosto 1946 vi fu il congresso della Camera Confederale del Lavoro, in cui aveva un grosso peso la Federterra (in cui venne eletto Mario Grilli per la componente comunista). Il 12 dicembre a Caserta manifestazione dei canapicoltori con oltre 12000 partecipanti che riuscirono a superare il grande blocco di forze dell’ordine, ad arrivare in prefettura con una delegazione che riuscì ad ottenere risultati molto importanti (per la riduzione dei canoni di affitto e l’adeguamento del costo del prodotto da redistribuire ai contadini. Come ha ricordato Capobianco: “Cadeva dopo secoli quel rapporto di sudditanza, che costringeva il contadino a presentarsi intimorito nel palazzo del padrone; si instaurava un nuovo rapporto non più individuale, che riconosceva all’organizzazione sindacale la rappresentanza dei propri organizzati”.

Il 21-22 settembre 1946, in presenza dei delegati di 36 sezioni si tenne la 1 Conferenza Provinciale d’organizzazione del PCI, in preparazione di quella nazionale di Firenze, presieduta da Emilio Sereni e Gelso Ghini. Componenti della Segreteria: Nino De Andreis, Gori Lombardi, Alessandro Natale e Abramo Rossini. Il 30 settembre C. Graziadei organizzò il 1 Convegno provinciale degli amministratori comunisti.

1 ottobre 1946 in Prefettura a Caserta accordo per la riduzione degli estagli a canapa. Nel 1946 in Provincia di Caserta erano operative 28 Camere del lavoro; 26 sindacati di categoria e 3 sindacati autonomi; 41 sezioni della Confederterra.
Le agitazioni contadine per assicurare l’attuazione dei decreti Gullo raggiunsero il culmine nel 1946. La lotta si svolse contemporaneamente su tutti i fronti: sui contratti agrari, sulle terre incolte, sull’imponibile e sul collocamento, avendo come effetto una crescita notevolissima dell’organizzazione tra i contadini., tanto nelle camere del lavoro che nelle leghe e nelle sezioni di partito. Il 16 maggio 1947 si festeggiò “La giornata del contadino” con oltre 10mila manifestanti per le strade di Caserta e di altri centri minori, come Grazzanise, Pignataro M.e e Teano, dove intervennero C. Graziadei, Ferrante e Picardi.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: 1948 - La sezione del PCI in piazza Matteotti

1948 - La sezione del PCI in piazza Matteotti
Tratto da Cinquant'anni di vita politica a S. Maria Capua Vetere (1943 – 1993) di Giovanni Laurenza

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Grafico delle principali lotte contadine ed operaie in Terra di Lavoro dal 1943 al 1949 (tratto dalla Tesi di laurea di Andrea Iorio "Le lotte popolari del secondo dopoguerra in Terra di Lavoro" Univ. Federico II di Napoli, 2005)   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Grafico delle principali lotte contadine ed operaie in Terra di Lavoro dal 1943 al 1949 (tratto dalla Tesi di laurea di Andrea Iorio "Le lotte popolari del secondo dopoguerra in Terra di Lavoro" Univ. Federico II di Napoli, 2005)
 

Grafici delle principali lotte contadine ed operaie in Terra di Lavoro dal 1943 al 1949 (tratto dalla Tesi di laurea di Andrea Iorio "Le lotte popolari del secondo dopoguerra in Terra di Lavoro" Univ. Federico II di Napoli, 2005)
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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Il progresso di Terra di Lavoro" bimestrale di riflessione politica e cultura, numero zero, con articolo del direttore Raffaele Laurenza

Il progresso di Terra di Lavoro" bimestrale di riflessione politica e cultura, numero zero, con articolo del direttore Raffaele Laurenza
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2 gennaio 1947 lo sciopero generale di tutti i lavoratori della provincia, con manifestazioni a Caserta ed in altri comuni, segna non solo una più ricca articolazione delle lotte delle masse, ma anche l’unificazione del movimento degli occupati e dei disoccupati ed una maggiore capacità delle organizzazioni della sinistra di dirigere la massa eterogenea dei reduci e degli emarginati.

Le lotte bracciantili ebbero inizio nel 1947 per il miglioramento dei salari, per l’iscrizione negli elenchi anagrafici, per il miglioramento dei diritti previdenziali ed assistenziali, per il controllo sindacale nell’avviamento al lavoro, per ottenere l’imponibile di manodopera, per la realizzazione dei programmi di bonifica e l’irrigazione sospesi all’inizio della guerra. Lo sciopero del 1949 nella zona aversana fu tra i primi e più importanti della categoria. Altri scioperi vi furono anche a Maddaloni, Marcianise, a S. Maria Capua Vetere, a S. Felice a Cancello.

Nelle lotte contadine emersero alcune figure di dirigenti femminili. La compagna Anna Martucci di Nocelleto, che nonostante l’età non mancò a nessuna giornata di occupazione, così come l’anziana compagna Imparato di Casale di Carinola, le figlie del compagno Girone di Cellole, una delle quali partorì in carcere dopo essere stata arrestata nel corso delle tante lotte dei “quotisti”. Poi abbiamo Bettina Tescione di Nocelleto, emersa nel corso delle lotte, diresse per alcuni anni l’Associazione delle donne delle campagne, che organizzò circa 2000 lavoratrici della terra.

Il 31 maggio 1947 il ministro dell’Interno Scelba inasprisce lo scontro sociale. Vengono vietati i comizi e le riunioni nelle fabbriche e le manifestazioni sindacali. Nel 1947 ci fu uno sciopero provinciale per avere la distribuzione dei generi alimentari, che si concluse con una grande manifestazione a Caserta con oltre 3000 persone. In quest’anno si costituì anche il sindacato dei tessili, che ebbe come primo dirigente provinciale Mario Pignataro. Il 3 maggio a Caserta si svolse una manifestazione di protesta a seguito dell’eccidio di Portella della Ginestra in Sicilia.

Il 18 ottobre del 1947, in occasione del II Congresso della Federazione provinciale del PCI, Corrado Graziadei scriveva una lettera a Giorgio Amendola Segretario Regionale del partito, con la quale ripercorreva le travagliate vicende che avevano segnato la Federazione Casertana nel corso dell’anno. La direzione romana a tal proposito aveva inviato a Caserta Paolo Bufalini, un funzionario di partito incaricato di dirimere gli scontri interni al partito e di superare la frattura creatasi tra il gruppo dirigente ed il Segretario, superata la quale si sarebbe avviato un nuovo corso per la Federazione casertana.
Il Congresso del ’47 segnava uno spartiacque per la vita del “partito nuovo” casertano: il Segretario della Federazione Nino De Andreis, un operaio di Imperia confinato politico al Sud, lasciava il posto ad Attilio Esposto, proveniente da Potenza, e, con la mediazione di Bufalini, si rinnovarono tutte le cariche direttive. Il nuovo gruppo dirigente redigeva un programma di formazione politica, rivolto a dirigenti e militanti che prevedeva alcuni seminari di formazione sulla questione agraria; ai partecipanti furono proposte letture tratte dai «testi di Lenin, gli scritti di Grieco e Sereni sull’argomento e quelli di Gramsci sulla questione meridionale».
Agli inizi del ’48 il bolognese Cesare Masina, venuto a Caserta, fu designato responsabile di Confederterra; «instancabile, sulla sua motocicletta con a lato un cassone su cui viaggiavano giovani compagni alle prime esperienze di lavoro politico”, così lo ricordava Giuseppe Capobianco, uno dei più importanti dirigenti politico – sindacali della sinistra casertana.

Il 6 novembre del 1949, Pietro Bove fu eletto Segretario Generale della Camera del Lavoro, si costituiva la Federbraccianti e Corrado Graziadei, «direttore del Il Progresso di Terra di Lavoro periodico della Federazione comunista di Caserta», fu chiamato a dirigere la Federazione delle Cooperative. Nel 1949, collegate al Piano del Lavoro lanciato dalla CGIL, in tutto il casertano si svilupparono in modo massiccio le lotte per il lavoro. A Maddaloni le proteste misero in crisi l’Amministrazione comunale; a San Felice a Cancello, Santa Maria Capua Vetere, Aversa e Marcianise si attuarono gli scioperi a rovescio. Lo straripamento del fiume Volturno determinò una nuova fase delle lotte per il lavoro che si intrecciano con quelle per la bonifica, l’irrigazione, la realizzazione di edifici pubblici, ospedali, scuole, fogne, rete idrica.

Ripercussioni nel 1948 dopo l’attentato a Palmiro Togliatti

Il 14 luglio del 1948 a Roma, con pesante repressione che portò ad un maxiprocesso di 77 imputati in seguito all’occupazione delle terre nel 1949, con l’uccisione del bracciante Luigi Noviello a Villa Literno, con diverse manifestazioni e scontri con la polizia. A Capua ed in altre città gli operai scioperarono in massa. La guerra fredda, il clima politico nazionale ed internazionale si ripercuotevano anche a Caserta, dove in un solo mese di mobilitazione «furono raccolte 130.000 firme per la messa al bando della bomba atomica. Nascevano i Comitati per la Pace, intorno alle parole d’ordine Terra non Guerra, No alle spese militari.

Il 22 novembre del 1949 inizia l’occupazione delle terre incolte. Il giorno prima vi fu una riunione presso la Camera del lavoro di Caserta tra Attilio Esposto (Segretario della Federazione Comunista) ed i dirigenti della Federterra e della CGIL). All’alba del giorno dopo iniziò l’occupazione che durò per 25 giorni finché non furono concessi ai contadini 1300 moggi di terra. Vi parteciparono oltre 12.000 braccianti e contadini, uomini e donne provenienti da una quarantina di comuni. Alla fine dell’anno si avviò la costruzione della Federbraccianti.

Nei mesi di novembre e dicembre 1950 vi furono le lotte dei disoccupati che attuarono noi cosiddetti scioperi a rovescio, scavando fossi o tagliando il basolato delle strade per costringere i comuni a ripararle. In precedenza vanno menzionate anche le lotte dei mezzadri nel 1947 per protesta in difesa del lodo de Gasperi. Poi vi furono anche le lotte operaie tra i serici di San Leucio, i lavoratori del Pirotecnico di Capua, del cementificio Moccia; le lotte dei reduci nel 1946, che a Sparanise manifestarono il 14 aprile; infine, ricordiamo le proteste contro gli uffici di collocamento a Teano ed in altre città.

L’organizzazione del sindacato si consolidava ogni giorno di più, le assemblee nelle Camere del Lavoro territoriali erano frequenti: «il 29 e 30 ottobre del 1949 a Piedimonte d’Alife si radunavano i carbonai per rivendicare l’accordo di lavoro provinciale da sottoscrivere con gli industriali boschivi». La lotta più impegnativa dei lavoratori casertani fu quella per l’occupazione delle terre: l’inizio avvenne all’alba del 22 novembre del 1949 e si protrasse per 25 giorni.
Furono coinvolti 12.000 persone tra braccianti, contadini, uomini e donne. «Il 21 novembre si tenne presso la Camera del Lavoro di Caserta una riunione organizzativa i tra dirigenti ed attivisti della CGIL e Attilio Esposto Segretario provinciale della Federazione del PCI e della Federterra» per pianificare le azioni di lotta.

Nel corso della riunione fu deciso che la prima zona ad essere occupata fosse quella del carinolese, dove circa 2000 lavoratori guidati da Corrado Graziadei e Salvatore Pellegrino occuparono cinque tenute; 300 braccianti guidati da Francesco Lugnano e Della Valle occuparono la tenuta «Fuscara», braccianti guidati da Gaetano Volpe e Mario Pignataro occuparono la tenuta Marra. Le occupazioni continuarono sia il 23 che il 24; Giuseppe Capobianco e Volpe guidavano 2000 contadini di Albanova.
Le lotte proseguono fino al 17 dicembre quando si occuparono la tenuta San Vito a Sessa Aurunca ed alcune tenute di Baia e Latina. La normativa dell’epoca prevedeva che le terre incolte ed occupate fossero assegnate alle cooperative che presentavano istanza di assegnazione. Gli agrari, però, si opponevano con ogni mezzo e tentavano di bloccare le assegnazioni, ricorrendo a cavilli burocratici pur di evitare la concessione dei terreni.

Il Ministro dell’Interno Mario Scelba aveva dato disposizione ai Prefetti di colpire i dirigenti sindacali come tali e individuava le Camere del Lavoro come luoghi insurrezionali. I comuni interessati dalla mobilitazione furono circa una quarantina. Dal Basso Volturno alla piana del Garigliano si occupavano i parchi, si vangava e si seminava. Dal casertano ogni mattino partivano sette colonne di lavoratori dirette verso il demanio di Calvi, dove confluiva la colonna proveniente da Sparanise – Calvi – San Andrea del Pizzone.
I lavoratori della zona aversana occupavano le terre a sud del Volturno, quelli del carinolese invece le zone a Nord del Volturno. Da Sessa Aurunca si muovevano i lavoratori delle frazioni Carano – Cellole, Fasani ed altre piccole frazioni; un’altra colonna scendeva dalle Toraglie. Gli obiettivi di lotta erano essenzialmente due: l’assegnazione immediata delle terre occupate e l ‘impegno del governo ad estendere la legge di riforma fondiaria anche a Caserta.

Si contano 77 arresti. Le accuse mosse andavano dalla invasione di terreni, al danneggiamento, istigazione a delinquere, contravvenzione dell’articolo 18 della Legge di Pubblica sicurezza: 25 erano dirigenti politici e sindacali e 52 contadini. La sentenza di primo grado assolveva tutti gli imputati, tranne tre condannati ad otto mesi di reclusione, pena sospesa, in seguito di amnistia. La Corte di Appello condannava cinque imputati a 2 mesi di reclusione e 18.000 lire di multa e tutti gli altri a un mese e 10.000 lire di multa. In data 12 12 1955 con ordinanza della Corte di Appello di Napoli le pene saranno amnistiate.
Dalle lotte del ’49 emersero i quadri dirigenti di un movimento democratico, che si consolidava ogni giorno di più marcando una frattura netta con il passato. Molte donne si distinsero: Anna Martucci di Nocelleto, le figlie del compagno Girone di Cellole, una delle quali fu arrestata e partorì in carcere, Bettina Tiscione di Nocelleto, che per molti anni diresse l’Associazione delle donne delle campagne che annoverava ben 2000 lavoratrici della terra.

Negli anni 50 si costituì a Caserta il Circolo Culturale F. De Sanctis, formato da intellettuali, operai, lavoratori, sviluppò una nutrita attività con conferenze, dibattiti, cinema, mostre artistiche, ecc. Si trattava di una iniziativa culturale unica per il suo carattere, di grande rilievo, creata in mezzo a tante difficoltà ed in una società disgregata, come era in particolare quella del capoluogo. Negli anni 60 tali attività culturali continuarono nella galleria “Il Braciere”, grazie all’impegno di Artisti come Andrea Sparaco e Vincenzo Carpine.

Nel 1967 inizia la sua attività anche il Gruppo Proposta 66 con una rassegna.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: III convegno nazionale Difesa Canapicoltura Italiana

Caserta 18 dicembre 1952: Terzo convegno nazionale "Difesa canapicoltura italiana"
Veduta del palco con il tavolo degli oratori. Gerardo Chiaromonte è l'uomo al centro con gli occhiali.
Tratto da Immagini del Novecento dall’archivio fotografico del PCI

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: gli anni '50
 

Tra settembre 1950 e ottobre 1953 a Caserta, si sparava sui lavoratori. «Luigi Noviello, contadino, viene ucciso a Villa Literno; 8 lavoratori feriti; 156 denunciati dei quali 140 arrestati; 82 lavoratori condannati a 20 anni e 10 mesi di carcere; 44 anni e 5 mesi di carcere scontati». Le vittime furono ricordate dalla CGIL nella manifestazione del 1 maggio 1952. Il corteo si apriva con un grosso trattore Ansaldo su cui spiccava un cartello «Vogliamo la produzione di Pace», seguito dai ciclisti con bandierine rosse sui manubri, dalle donne e da un quadro centrale molto grande che riportava la scritta «1 maggio 1952 w la CGIL w la F.S.M Avanti uniti per la Rinascita di Terra di Lavoro».

Seguiva la banda musicale, la corona di alloro, la bandiera camerale, il comitato esecutivo, i dirigenti sindacali e politici dei lavoratori, il quadro di Luigi Noviello martire di Terra di Lavoro, i braccianti, gli edili e le delegazioni di altre città. Nulla era lasciato al caso. L’evento era preceduto da una meticolosa organizzazione. Di solito si partiva il 30 aprile con sfilate cortei, bande musicali che si tenevano a Capua; a Baia e Latina si svolgevano gare ciclistiche e giochi vari; ad Aversa si teneva un comizio con oltre duemila persone.

Dopo anni di mobilitazione, finalmente il 30 gennaio 1954 fu sottoscritto il primo contratto di lavoro bracciantile. Lo scontro maggiore ci fu sul riconoscimento del sussidio di disoccupazione che portò alla convocazione di uno sciopero nazionale indetto tra maggio e giugno del ’54. L’imponente mobilitazione del 12 giugno del 1954 si concentrò nella zona aversana: a Casal di Principe Pietro Bove (Segretario della Camera del Lavoro, consigliere provinciale e comunale a Marcianise), Vincenzo Raucci (dirigente della Federazione provinciale del PCI), Generoso Iodice (consigliere provinciale del PSI) furono arrestati dai carabinieri con l’accusa di blocco stradale.

Mariano Vegliante, Segretario della Federbraccianti, fu arrestato successivamente. Dopo due giorni, Mario Pignataro, dirigente della CGIL si recava con una delegazione di braccianti in Questura per chiedere il rilascio degli arrestati, ma fu anche lui arrestato. La reggenza della Camera del Lavoro passava allora a Corrado Graziadei Nel periodo di detenzione trascorso nel carcere di Santa Maria Capua Vetere Pietro Bove intratteneva una intensa corrispondenza con Di Vittorio che fu vicino a Bove e agli altri detenuti attraverso il sostegno economico e morale.

Il 30 gennaio 1954 vi fu la conquista del patto provinciale dei braccianti, che nello stesso anno scesero in sciopero per il sussidio di disoccupazione.
Nel 1955 scoppia la lotta per il riconoscimento della paga sindacale per gli addetti alla trebbiatura.
Il 9 ottobre 1955 veniva pubblicato il primo numero del giornale «Il Progresso di Terra di Lavoro», nato sotto la spinta del gruppo dirigente della Federazione provinciale del PCI composto dal segretario Giorgio Napolitano, dal vice – segretario Gaetano Volpe, da Corrado Graziadei.

Il giornale che aveva una cadenza quindicinale, fu pubblicato in occasione della venuta a Caserta del Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, evento che coincideva con il primo decennale della ricostituzione della Provincia. «Il Progresso» era diretto da Raffaele Laurenza e si occupava di tematiche legate alla condizione sociale dei lavoratori, denunciava soprusi e rappresaglie nelle fabbriche: « il 3 ottobre l’operaia Raffaela Aruta è stata punita con 2 ore di multa perché si era permessa di andare al cesso senza la prescritta piastrina».

Con la istituzione dei Consigli di fabbrica trovarono grande diffusione i Bollettini di fabbrica, giornali che venivano realizzati e distribuiti in numerose realtà del casertano: «Il Bollettino operaio» «Il Notiziario», «L’Informatore operaio», a cura CGIL di Sessa Aurunca, «La voce degli operai della Saint Gobain», «L’Informatore», il giornale di fabbrica della Cellula del PCI della Sit-Siemens di Santa Maria Capua Vetere, «Il giornale di fabbrica della Indesit», a cura Sezione PCI Indesit.

A cura della sezione del PCI Antonio Gramsci di Caserta si pubblicava invece «L’Informatore comunista», mentre la Federazione provinciale del PCI pubblicava il settimanale «Il Bollettino, Indicazione di lavoro e di informazioni». Infine, nel 1968-1969 usciva periodico della DC provinciale «Il Popolo di Terra di Lavoro».

Ai sensi della legge 634 del 29 luglio 1957 in Campania furono costituite tre aree di sviluppo industriale (ASI) (Napoli, Salerno, Caserta) e due nuclei di industrializzazione, con lo scopo di promuovere studi, progetti, espropri, includendo, così, comuni, province, camere di commercio. Il Consorzio ASI di Caserta era costituito da «33 comuni che occupavano una estensione di 48.718 ettari (20% della superficie della provincia) e comprendevano una popolazione di 264.000 abitanti, pari al 42 % della popolazione della provincia» e approvato il 4 agosto 1969.

Se volessimo indicare una data dalla quale considerare finalmente avviatasi la modernizzazione di Caserta, potremmo assumere quella del «14 aprile 1957, ossia della posa della prima pietra per la realizzazione di nuovo sito produttivo della Società Saint Gobain a Caserta». Per dirla tutta, però, la scelta di localizzare un sito a Caserta era incentivata soprattutto dalla convenienza dei finanziamenti previsti dalla legge 634 del 1957. Per la realizzazione del ciclo produttivo del Float, la Cassa del Mezzogiorno erogava un finanziamento circa sei miliardi di lire. Era così che il fordismo approdava in Terra di Lavoro.

Lo stabilimento fu ubicato alla periferia del capoluogo, al confine con il vicino comune di San Nicola la Strada. L’area produttiva occupava una superficie coperta di 36.000 metri quadrati, era suddivisa in vari reparti, secondo due linee di lavorazione parallele: una dedita alla produzione di lastre spianate e lustrate (cristalli) e l’altra alla produzione di lastre di vetro colato (stampato, rigato e retinato).

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: 1950 – sezione del Partito Comunista in piazza Matteotti

1950 – sezione del Partito Comunista in piazza Matteotti
Tratto da Cinquant'anni di vita politica a S. Maria Capua Vetere (1943 – 1993) di Giovanni Laurenza

 

Segretari Federazione PCI di Caserta negli anni 50-60

Attilio Esposto, eletto Segretario al 2° congresso della Federazione, 13-14 dicembre 1947 (alla guida dell’Alleanza contadina negli anni 60)
Nasce a Penne (Pescara) il 30 ottobre 1923 e muore il15 dicembre 2008. Ha incarichi territoriali nel Partito Comunista Italiano fino a diventare deputato nel 1968, ruolo che ricopre fino al 1982. Durante questo periodo è componente della Commissione Agricoltura e foreste (per tutte le legislature, dalla V all'VIII) e di quella per la ristrutturazione e riconversione industriale e per i programmi delle partecipazioni statali (VIII legislatura, 1979-1983).
È presidente dell'Alleanza Nazionale Contadini dopo Emilio Sereni, dall'aprile del 1969, quando viene eletto durante il III Congresso nazionale dell'organizzazione, al dicembre del 1977, quando questa si trasforma nell'odierna Confederazione Italiana Agricoltori (CIA), durante la Costituente Contadina, di cui è promotore. Tra i fondatori dell'Istituto Alcide Cervi con Emilio Sereni, ne è segretario dall'istituzione, avvenuta il 24 aprile 1972, oltre ad essere rappresentante dell'Alleanza Nazionale Contadini nel Consiglio di Amministrazione dell'istituto. Ricopre la carica di segretario fino al 25 marzo 1995. In questo ruolo è tra i fautori della pubblicazione degli "Annali" dell'istituto, iniziata nel 1979, e dell'apertura della sede romana, nel 1976.
Giorgio Napolitano, gennaio 1951-gennaio 1956
È nato a Napoli il 29 giugno 1925. Qui compie i suoi studi e si laurea in giurisprudenza all'Università di Napoli. Nel 1945 si iscrive al Partito Comunista Italiano dopo essersi già impegnato nella costituzione del movimento studentesco sia a Napoli che sul piano nazionale. Negli anni successivi partecipa al movimento per la rinascita del Mezzogiorno che contribuisce a fondare.
Segretario della Federazione Comunista di Caserta, nel 1957 assume la responsabilità della commissione meridionale del comitato centrale del Pci, di cui era divenuto membro a partire dall'VIII Congresso (1956). Tra il 1960 e il 1962 è responsabile della sezione lavoro di massa; successivamente, dal 1963 al 1966, è Segretario della Federazione Comunista di Napoli.
Dopo il X congresso del Pci entra a far parte della direzione nazionale del partito ricoprendo diversi incarichi; dal 1966 al 1969 è coordinatore dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio politico del Pci; dal 1969 al 1975 dirige la sezione culturale. Fra il 1975 e il 1979 è responsabile della politica economica del partito e dal 1986 è a capo della commissione per la politica estera e le relazioni internazionali. Dopo il congresso di Rimini aderisce al Partito Democratico della Sinistra e fa parte della direzione e del coordinamento politico.
È eletto deputato per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1953 ed è successivamente riconfermato - tranne che nel quinquennio 1963-1968 - fino alla XII legislatura. Il 3 giugno 1992 è eletto Presidente della Camera dei Deputati. In precedenza, fra il 1981 e il 1986, aveva presieduto il gruppo parlamentare comunista sempre alla Camera dei Deputati. Nella X e nella XII legislatura fa parte della Commissione Affari Esteri; è membro della delegazione italiana all'Assemblea dell'Atlantico del Nord (1984-1989 e 1994-1996) e nel biennio 1994-1995 è presidente della Commissione speciale per il riordino del settore radiotelevisivo. Dal luglio del 1989 è Ministro degli Esteri nel governo-ombra del Pci.
Nella XIII legislatura è ministro dell'interno (con delega alla Protezione Civile) del governo Prodi. Dal 1989 al 1992 è parlamentare europeo. Nel 1999 viene eletto nuovamente al Parlamento Europeo e assume la Presidenza della Commissione Affari Costituzionali.
Dal 1994 è Presidente del Consiglio Italiano del Movimento Europeo; dal 2003 è presidente della Fondazione della Camera dei Deputati e al congresso del febbraio 2005 dei Democratici di sinistra è stato nuovamente eletto al Consiglio Nazionale e alla Direzione Nazionale. Viene eletto Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano è autore di numerosi saggi.

Gaetano Volpe, 1957-1963
Figlio di un antifascista licenziato dal suo posto di lavoro, anche lui segretario di Federazione, chiamato in modo affettuoso “capa e lignamme” per la sua forte determinazione.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Setificio De Negri a S. Leucio di Caserta: veduta parziale di uno degli ambienti interni del setificio; una giovane lavoratrice ritratta mentre dispone il filato su listelli in legno.

Setificio De Negri a S. Leucio di Caserta: veduta parziale di uno degli ambienti interni del setificio; una giovane lavoratrice ritratta mentre dispone il filato su listelli in legno.
Tratto da Immagini del Novecento dall’archivio fotografico del PCI

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: gli anni '60
 

L’industrializzazione di Caserta agli inizi degli anni 60 insediavano i loro stabilimenti a Caserta imprese pubbliche e private, nazionali e internazionali, nei settori della metalmeccanica Sit-Siemens (partecipazioni statali) a S.M.C.V, Face Standard (privato) a Maddaloni, GTE ex Autelco (privato) a Marcianise, la Soprefin (partecipazioni statali) Sessa Aurunca, OMC (privato , Officine Fiore (privato), Westhingouse a Vairano Scalo Texas –Instruments (privato); settore chimico Pierrel a Capua (privato), Pozzi vernici a Sparanise, Fabbriche Concimi Cancello, nel settore cemento Moccia a Calvi Risorta, MMM di Casapulla, Cementir a Maddaloni. Secondo i dati forniti dall’ISVEIMER, «nel periodo 1954 – 1962 sono stati finanziati per l’industria circa 60 miliardi di lire, di cui ben 42 nel triennio 60-62». In questa fase, come si è detto, le assunzioni della manodopera erano nominative, sostanzialmente legate a logiche di lottizzazione politica.

L’IRI operava in provincia di Caserta anche nel settore agricolo. Nel 1962 con la nazionalizzazione dell’energia elettrica furono conglobate tutte le società private del settore La SME (Società Meridionale di Elettricità) che operava in Campania e nel Mezzogiorno, ceduta la propria attività all’Enel, concentrava i propri investimenti nel settore agricolo, divenendo uno dei maggiori poli del settore agro–alimentare d’Italia. L’IRI era presente altresì in agricoltura e non solo in provincia di Caserta, sia in aziende a conduzione mezzadrile che a conduzione diretta, con salariati fissi e braccianti stagionali. Latte e frutteti erano i settori prevalenti. I siti produttivi più importanti erano in provincia di Roma “Maccarese” e soprattutto Caserta (Toteri, Fagianeria, Balzana). Analogamente gli impianti della centrale nucleare del Garigliano, nato come sito di ricerca voluto e finanziato dalla SME, costituì insieme con Trino Vercellese e Borgo Sabotino la struttura produttiva della presenza del nucleare civile.

Nel 1959 venne ingaggiata una battaglia lunga e pericolosa a fianco degli addetti alla nettezza urbana, gestita direttamente da don Salvatore D’Angel.
I movimenti giovanili ed operai della fine degli anni 60 nonché le lotte per il divorzio e per l’aborto hanno segnato una svolta anche nella nostra provincia in merito alle politiche di pari opportunità con un diverso protagonismo delle donne nella politica e nelle istituzioni locali, ma ancor più nel mondo dell’istruzione e del sociale (in primo luogo grazie alle lotte operaie in alcune grandi fabbriche alimentari, tessili e metalmeccaniche, come la Devo, la Texas Instruments, la Italtel, l’Indesit). Da allora si affacciano alla vita politica e sociale diverse figure impegnate sia nei grandi partiti sia nelle organizzazioni espressioni dei vari movimenti culturali e sociali (laici e cattolici) – come Luisa Cavaliere, Tina D’Alessandro, Lavinia Di Massimo, Anita Mataluna, Antonia Bianco e Lia Santorufo (che fondarono l’UDI a Caserta, insieme a Francesca Moriello, madre di Carmine Cimmino a Capodrise), solo per citarne alcune. Dopo tanti anni, nel 2010 a Caserta per la prima volta a dirigere un sindacato confederale a livello provinciale è stata chiamata una donna, la prof.ssa Camilla Bernabei.

Nel complesso il ’68 a Caserta si è sviluppato con caratteristiche diverse in confronto a quanto accadeva nel Nord del Paese, tuttavia anche la società casertana era attraversata da profondi scontri tra lavoratori e mondo produttivo. Su questi aspetti si è ben soffermata Paola Broccoli in diversi suoi studi. In particolare lei ha sottolineato il fatto che le organizzazioni sindacali si muovevano unitariamente e categorie di lavoratori che avevano subito un isolamento interno allo stesso mondo politico-sindacali, vedi la Federbraccianti, si affermavano come soggetto sociale.

La stagione dei movimenti alla fine degli anni Sessanta determinava una crescita sociale e culturale moderna che trasformava il rapporto con la politica, con la cultura, con i valori civili. Anche la FGCI, organizzazione giovanile del PCI, viveva una fase di grande travaglio. Le istanze di cambiamento dei giovani comunisti si scontravano con la resistenza degli adulti che sebbene in una prima fase apparivano impreparati a confrontarsi con le spinte interne ed esterne al partito, nel 1969 con l’elezione a vicesegretario del giovane Enrico Berlinguer, inviavano un chiaro messaggio di apertura e rinnovamento del partito alla società italiana. Valeva in generale e anche per Caserta, dove sul piano strutturale stava avvenendo una straordinaria espansione delle imprese manifatturiere, una fase che si concludeva con l’entrata in funzione dei primi reparti – lavatrici e frigorifero della Indesit. Mentre il 7 maggio del 1969 «il Mattino» di Napoli pubblicava un comunicato dell’onorevole Manfredi Bosco, figlio di Giacinto Bosco, in cui si annunciava l’apertura da parte della Olivetti di un polo di sviluppo a Marcianise, con una occupazione prevista di 2.000 operai.

Tutto nasceva dalla conquista delle 150 ore di formazione cui avevano diritto i lavoratori, una formazione che soprattutto nel Mezzogiorno doveva implementare la formazione scolastica di base e diffondere la cultura. Augusto Graziani, Enrico Pugliese, Fabrizio Mangoni, Guido D’Agostino, solo per citare alcuni dei docenti che tennero lezione nella serie di incontri intitolati « E se organizzare la città e il territorio avesse un altro senso?» tenuti presso la sala del consiglio comunale di Aversa nei mesi di giugno e luglio del 1975. La classe operaia casertana si era conquistata un ruolo di primo piano nello scontro sociale e per la lotta per le riforme. La disoccupazione giovanile restava una vera e propria emergenza.

A Caserta si generava un modello di sviluppo indubbiamente diverso da quello della ‘terza Italia’. L’area casertana rappresenta un modello di sviluppo dualistico dipendente, con una struttura fortemente dicotomizzata: «l’apparato industriale è polarizzato fra una grande impresa dipendente da centri decisionali esterni al Mezzogiorno e una piccola impresa in prevalenza legata al mercato meridionale e largamente dipendente da operatori commerciali. Inoltre, non emerge né un valido rapporto con l’agricoltura né un nesso funzionale fra piccola e grande impresa, sia in termini di rapporti economici che di mercato del lavoro.

Si tenga presente, inoltre, che la più giovane classe operaia casertana si caratterizzava per la costante immissione di manodopera femminile nei settori metalmeccanico, chimico e commercio. Una presenza lavorativa delle donne che si accresceva anche in agricoltura — nel complesso, tra settore primario e secondario, si contavano circa 53.000 nuove unità femminili. La sicurezza nelle fabbriche era precaria e la sindacalizzazione non era ancora capillarmente diffusa, tanto che in alcune fabbriche anche di dimensioni medie (come la SAIL di Alvignano, per fare un esempio) non vi erano le Commissioni Interne. Solo il 30 % della classe operaia era iscritta alle organizzazioni sindacali e, come si è detto, nelle fabbriche la CISL era l’organizzazione prevalente. Il PCI era invece completamente assente: gli iscritti erano 208 su 22 sezioni e non si rilevava alcuna cellula di fabbrica.

Nel corso del 1969, a partire dal mese di gennaio si susseguirono scioperi e manifestazioni in tutti i territori della provincia e per tutti i settori produttivi, sia pubblici che privati; tanto è vero che «in soli tre mesi del 1969 vi furono 284 denunzie contro i lavoratori tra cui anche operai della Saint Gobain». L’apice dello scontro politico, nato intorno alle lotte dei lavoratori della Saint Gobain, spingeva la Federazione Provinciale del PCI a chiedere al Sindaco di Caserta, ad emettere ordinanza di requisizione della fabbrica, ed invitava il Consiglio Comunale e quello Provinciale a deliberare in sostegno della difesa del posto di lavoro ed a scongiurare il rischio di tagli all’occupazione. Di Nardo, Sindaco di Caserta, esponente della DC, emetteva decreto di requisizione della Saint Gobain per tre giorni. Il 20 gennaio si iniziava con lo sciopero dei braccianti indetto dalla CGIL Caserta – cui partecipavano cortei studenteschi e un gruppo della Federazione giovanile del PCI in polemica con la CGIL, accusata di avere addirittura posizioni da «rammolliti». Seguiva a maggio lo sciopero nazionale di 48 ore indetto da CGIL CISL UIL per i braccianti salariati agricoli.

Come riportò L’Informatore Operaio, per il settore industria gli scioperi e le mobilitazioni si susseguirono uno dietro l’altro fino ad arrivare all’acme dell’«autunno caldo», ossia al rinnovo contrattuale delle categorie dei metalmeccanici (3.500 operai), dei chimici (1.500 operai), degli edili (10.000 operai), degli autoferrotranvieri (400 operai), dei cementieri (300 operai), dei cartotecnici (700 operai) e dei pubblici esercizi (15.000 addetti. Nelle fabbriche la mobilitazione era diffusa. Alla Pierrel di Capua, fabbrica a ciclo continuo, gli operai dopo aver aderito in massa agli scioperi fino ad allora proclamati, impegnati con la locale Camera del lavoro ad individuare le forme di lotta più opportune. Si valutava se articolare la lotta a livello aziendale (scioperi per turni, per reparti, per gruppi di operai, per numero di ore ecc.). Agitazioni si registravano anche nelle aziende a PPSS: Siemens a Santa Maria Capua Vetere, Soprefin a Sessa Aurunca e nelle aziende metalmeccaniche private OMC di Caserta (250 operai), Officine Fiore di Caserta (300 operai), GTE Marcianise (500 operai), Texas Instruments (1.100 operai), Zerbinati di Casagiove (43 operai), Face Standard di Maddaloni (500 operai), Italedil di Pignataro Maggiore (80 operai).

Il disagio sociale era comunque diffuso in tutta la provincia e sfociava, in alcuni casi, in vere e proprie jacquerie popolari. Come accadeva nel maggio a Castel Volturno, un comune di 3.500 abitanti, che dal 15 al 17 maggio 1969 conquista le prime pagine dei giornali nazionali per una sommossa popolare contro la rimozione del monumento dei caduti. Venne assalito il comune, bloccata la Domitiana e tutte le vie di collegamento. A capo della rivolta un giovane militante comunista, Mario Luise, che poi diventerà sindaco della cittadina per diversi mandati.

Altri episodi di sommosse spontanee si registravano a Cancello Arnone, Villa Literno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa, dove furono erette barricate realizzate con i basoli divelti dalla strada, alcuni alberi furono sradicati ed incendiati. Fatti ancor più gravi si verificavano a Casal di Principe, dove la polizia arrestava 15 persone tra cui l’assessore comunale comunista Angelo Caterino, un sordomuto estraneo ai fatti. Anche Caserta fu sconvolta da giornate di guerriglia, anche se l’elemento scatenante era di carattere prepolitico: una sentenza emanata dalla commissione disciplinare della Lega nazionale semiprofessionisti calcio contro la Casertana che veniva penalizzata di sei punti e, di conseguenza, rimaneva in serie C.

Il 1969 segnava per il sindacato una significativa ripresa del rapporto con la base operaia, dopo una fase di contestazione e tendenziale distacco che aveva caratterizzato le lotte del ’68, delineando una nuova capacità organizzativa, un nuovo radicamento sui luoghi di lavoro, in vista di una mobilitazione operaia «guidata». L’obiettivo era anche quello di diffondere e decentrare nelle fabbriche la conflittualità sindacale, rinnovando i quadri dirigenti e lottando per marginalizzare gli estremismi, che tentavano di infiltrarsi nelle principali organizzazioni dei lavoratori. A giugno del 1969 il Ministro del Lavoro Giacomo Brodolini presentava ai due rami del Parlamento il disegno di legge sullo Statuto dei Lavoratori, il cui iter si concludeva con l’approvazione della legge 20 maggio 1970 n. 300 conosciuta come Statuto dei Lavoratori. La Costituzione entrava nelle fabbriche, avrebbe commentato l’organo nazionale del PSI, e fu davvero il segno di un cambiamento profondo. Quello del Sud si presentava ancora come uno «sviluppo senza autonomia», scevro cioè da una capacità di produzione endogena, auto propulsiva.

Il Partito comunista casertano era impegnato nella l’organizzazione della V Conferenza Operaia di Milano con iniziative nelle grandi fabbriche, «in particolare nelle fabbriche Siemens, Pierrell, Pozzi, Saint Gobain, Face Standard, Soprefin, Fiori, O.M.C, Olivetti». Si tenevano comizi di fronte ai luoghi di lavoro, si organizzavano assemblee per eleggere i delegati alla conferenza, si raccoglievano fondi per sostenere le cui spese di viaggio e soggiorno a Milano.Era un momento la forte spinta dal basso movimentista sembrava consolidarsi in esiti, regole e nuovi equilibri istituzionali di straordinario valore democratico. L’approvazione dello Statuto dei lavoratori modificava radicalmente la rappresentanza nei luoghi di lavoro, con le Commissioni Interne che erano sostituite dai Consigli di fabbrica, mentre i delegati venivano eletti dall’assemblea dei lavoratori nei reparti omogenei e non era obbligatoria l’iscrizione al sindacato, proprio per estendere il più possibile la partecipazione.

La presenza femminile in fabbrica era oramai massiccia, con reparti interamente composti dal gentil sesso, spesso non ancora sindacalizzato, o comunque scarsamente coinvolto. Tant’è vero che spesso la loro rappresentanza era 185 affidata a uomini provenienti da altri gruppi. In questa fase di forte mobilitazione sociale, l’attività del PCI mirava a raggiungere l’obiettivo di 12.000 iscritti al partito e 1500 alla sua federazione giovanile. Il partito si radicava attraverso sezioni sia territoriali che di fabbrica, con una crescente influenza delle seconde ai danni delle prime (vi era il caso emblematico della sezione di fabbrica della Olivetti di Marcianise che aveva il doppio degli iscritti della sezione territoriale). Con gli insediamenti dei primi anni ‘70 — alla Olivetti e poi della Indesit Sud, Caserta ebbe una accelerazione nei suoi processi di insediamento industriale, con la creazione di alcune migliaia di nuovi posti di lavoro.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: gli anni '70
 

Lotte nelle zone interne
Fine 1970-inizio 1971. I mezzadri dell’azienda Torcino SAT sono duramente impegnati nella lotta contro il tentativo della SME di cacciarli dalle loro terre. Epicentro fu il comune di Ciorlano. Nell’estate del 1972 la gente di Vallelunga, capeggiata dal parroco locale, blocca la provinciale che porta a Gallo e Letino. Al centro della protesta vi fu il problema dell’acqua, con forte risentimento nei confronti della DC.
Tra il 1971 e novembre 1975 vi furono manifestazioni e lotte dei giovani e degli studenti, anche con occupazione delle scuole, in vari comuni, sui temi dell’antifascismo (contro la visita di Almirante), della democrazia nelle scuole e dei trasporti.
Tra gli anni 1972-1974 vi furono diverse manifestazioni, in particolare nelle varie feste dell’Unità, sulla importanza della L. 1102 per istituire la Comunità Montana.
Maggio-novembre 1973. In questo periodo vi fu una accentuazione della “questione dei contadini e dei pastori del Matese” per l’utilizzazione dei pascoli ed in particolare del demanio (nella zona di S. Gregorio e di Castello MT, soprattutto per l’iniziativa portata avanti dal Pci e dalla locale Sezione (come testimoniò Lino Martone in un ampio rapporto). Nell’inverno dello stesso anno le popolazioni di Gallo e Letino bloccano la strada provinciale per la difficile situazione dei trasporti nella zona.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina Cambiamento tecnologico agroindustriale e lavoro nel Mezzogiorno a cura di Sergio Vellante

Estate 1973-Inverno 1974. Dura battaglia in difesa dell’occupazione dei braccianti dell’azienda Lauro, Gezov e Cirio, nel territorio della comunità montana a Toteri, una delle tre più importanti aziende zootecniche di Cirio.
Marzo-aprile 1974. Forte tensione tra la popolazione di S. Gregorio Mt contro i vincoli paesaggistici, che colpivano e creavano forti disagi ai pastori ed i contadini. Nello stesso anno giugno-luglio esplosione della lotta dei contadini a Valle Agricola, dove i contadini vennero privati dei pascoli e delle più importanti sorgenti d’acqua. Ci furono scontri con la forestale.
Maggio-giugno 1974. Oltre 200 lavoratrici agricole di Valle A., Raviscanina e S. Angelo d’Alife, che si recavano nella piana del vairanese per la raccolta delle fragole, sono protagoniste di 5 giorni di sciopero per il rispetto del contratto di lavoro.
Nel mese di gennaio 1975 ci fu una grande assemblea popolare a Piedimonte Mt nella sala dei Salesiani organizzata dalle sezioni del PCI per le rivendicazioni nei confronti del governo su condizioni di vita e di salute.

Tali manifestazioni si protrassero per tutto l’anno nella zona alifano-matesina. Nello stesso anno viene occupata la Gezov in seguito al licenziamento di tre impiegati; e inoltre scendono in lotta i 600 operai della Manifattura del Matese (MCM), con il sostegno del Comitato Unitario di lotta per lo sviluppo economico e sociale della zona.
Partendo dalla L 285 si aprì un ampio movimento di lotta in tutta la zona matesina, ben radicato tra i giovani sui temi dell’occupazione e dello sviluppo (ruolo del demanio e ammodernamento dell’agricoltura nelle aree interne), anche con la creazione di cooperative sociali (come scrisse il consigliere regionale A. Natalizio).
Nel 1973 – nell’ambito della fase costituente dell’unità sindacale a livello nazionale (avviata nel 1970) – si ebbe la costituzione ufficiale della Federazione CGIL-CISL-UIL in Terra di Lavoro, con un documento di presentazione in cui si parla dello sfruttamento delle risorse campane che mortifica ed emargina le sue componenti storiche. Vennero organizzati i Consigli Unitari di zona ad Aversa, a Capua e a Maddaloni, nel febbraio 1976 si aggiunse anche quello di Caserta) con l’impegno di pianificare organismi unitari anche nelle zone di Marcianise, di Piedimonte Matese, di Sessa Aurunca e di Vairano. In quello stesso anno si tenne il XVIII CGIL Provincia di Caserta.
Nella metà degli anni 70 venne pubblicato e diffuso L’Informatore operaio, un giornale di fabbrica curato e diffuso nella Sit Siemens.
Il 19 aprile 1973, Bruno Trentin, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto firmavano il rinnovo del contratto nazionale metalmeccanici in cui si ottenevano importanti successi, tra i quali l’inquadramento unico operai-impiegati su 7 livelli, aumenti salariali uguali per tutti, il riconoscimento del nuovo istituto del diritto allo studio attraverso il riconoscimento di 150 ore di permesso retribuito i cui costi gravavano sulle aziende e che in seguito sarà recepito nei nuovi contratti di lavoro di tutte le categorie. Il nuovo contratto dei metalmeccanici e il riconoscimento della formazione retribuita segnarono un importante successo per i lavoratori, un diritto di cui poterono usufruire tantissimi uomini e donne.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertine del libro Industria casertana e sfide competitive a cura  di Ires ricerca

Il tema della formazione è stato ritenuto da sempre una priorità dal sindacato. A Caserta la CGIL aveva precedentemente istituito il «Centro Studi Giuseppe di Vittorio», composto da «7 membri compreso il Direttore del centro eletto dalla segreteria della CGIL di Caserta cui si affiancava un membro della Segreteria della CGIL, il Direttore dell’ECAP, un operaio di fabbrica membro del Comitato direttivo del Sindacato, un bracciante». Primo direttore del centro fu il comunista Mimì Ianniello.
Era prevista anche la pubblicazione di un Bollettino del centro studi, pubblicato con cadenza bimestrale. Questa pubblicazione riportava informazioni su accordi aziendali, sulla attività delle categorie sindacali, sulla organizzazione della CGIL. Tra gli obiettivi vi erano la realizzazione di una biblioteca e di un Archivio storico del movimento operaio; le attività del Centro Studi prevedevano, inoltre, l’organizzazione di convegni e seminari sul sindacato in Italia e nel Mezzogiorno, ricerche di carattere storico sulla occupazione delle terre nel casertano e sul capitalismo, seminari sul cottimo.

Nel mese di agosto del 1975 nella zona in cui si concentrava un quarto della produzione regionale di pomodoro gli industriali conservieri, con il loro netto rifiuto a ritirare il prodotto, provocarono una dura reazione dei contadini produttori e dell’intera popolazione. I comuni al centro della protesta furono quelli di Villa Literno (dove venne bloccata la stazione), Casal di Principe, Casapesenna e San Cipriano nella zona aversana.
Nei mesi di giugno-luglio 1975 vi fu una iniziativa importante del Consiglio Unitario della zona Aversana, nell’ambito delle attività per le 150 ore (una delle più importanti conquiste sindacali dell’epoca), per rivendicare e diffondere il loro utilizzo nel Mezzogiorno, con il superamento dei limiti della scuola dell’obbligo per garantire un collegamento con l’università e con la formazione professionale, per la diffusione del sapere e della cultura come fattore di coesione sociale e di apprendimento permanente.
Convegno su “Crisi economica e direzione politica”, Caserta 24-25gennaio 1976, a cura di Pasquale Iorio.
Riunione CD Federazione PCI su tesseramento anno 1976 – relazione P. Iorio.
Il 7 e 8 maggio 1976 si tenne la conferenza della Provincia su “Agricoltura e Partecipazioni Statali, in cui venne sancita la volontà degli enti locali di gestire le PP SS.
Riunione allargata del Comitato Federale e della FFC dicembre 1976 a Caserta, a cura di Pasquale Iorio
Nel 1976 venne pubblicato su La Nuova Agricoltura un inserto speciale dedicato al settore agroalimentare in Terra di Lavoro (focalizzato sui problemi della gestione AIMa, degli “scamazzi” truccati e penetrazione della camorra nella loro gestione.
Attivo zona Aversana gennaio 1977. Relazione di Pasquale Iorio.
Relazione per la riunione del Cd Federazione PCI anno 1977, a cura di Pasquale Iorio.
Il 5 settembre 1977, sull’onda delle lotte dei disoccupati e del movimento dei giovani nelle campagne, nasce la cooperativa “Terre del Matese”.
Data da precisare. Relazione scritta a mano da P. Iorio sul tema dei comprensori in Campania.
Dati su situazione organizzativa e su diffusione de L’Unità e di Rinascita – Mozione conclusiva.

Convegno PCI per la rinascita della zona interna nel quadro della lotta per il superamento della crisi economica e per una nuova direzione politica del Paese, Documento conclusivo, Piedimonte Matese 19 febbraio 1977.
Rapporto di attività in preparazione del XIII congresso provinciale PCI 30 dicembre 1978.
Nel 1978 Documento del CD della Federazione comunista in occasione del Convegno – Regionale che si tenne nel mese di luglio sul tema: Un diverso ruolo della pianura campana per lo sviluppo della Regione”.
Attivo di Zona Aversana 10 gennaio 1979 per i congressi di sezione. Relazione di Pasquale Iorio.
Comitato Federale PCI Provinciale luglio 1979 intervento di Pasquale Iorio.
Nel mese di dicembre 1979 Domenico Ianniello tenne una comunicazione al convegno di Sanza indetto dalla Federazione PCI di Salerno sul tema: “Programmazione dello sviluppo in agricoltura: l’utilizzo produttivo delle terre demaniali”.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro L'informatore di Paola Broccoli
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: gli anni '80
 

Uno studio condotto dalla Ires CGIL negli anni 80, definiva il casertano «un modello di sviluppo indubbiamente diverso da quello della “terza Italia”. L’area casertana rappresenta un modello di sviluppo dualistico dipendente». Il sistema industriale che si era sviluppato era costituito da «una netta polarizzazione fra grandi e piccole unità. Le prime hanno dato vita a un apparato industriale moderno, anche se dipendente da quello delle aree centrali. Le seconde, invece, occupano buona parte della forza lavoro in attività precarie e marginali, non contribuendo al processo di accumulazione del paese. I due sistemi sono quindi totalmente indipendenti l’uno dall’altro e nel loro complesso danno vita a un apparato produttivo che, in modo diretto o indiretto, ha una dinamica condizionata dal flusso di spesa pubblica che in tali aree viene erogata.
Nel mese di febbraio 1980 si tenne a Nola un importante convegno regionale sul tema: “Per la sistemazione e lo sviluppo del bacino dei Regi Lagni”, con relazioni di Isaia Sales ed A. Bassolino Domenica 30 marzo 1980 a Piedimonte Mt si tenne una manifestazione regionale del PCI con Pio La Torre (membro della segreteria Nazionale PCI) sul tema: “Il ruolo del Matese nella battaglia per lo sviluppo delle zone interne e della Campania”.

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro Le campagne casertane, idee lotte e proposte negli ultimi dieci anni 1973-1983

Nel 1981 documento della Federazione PCI di Caserta su “crisi e ristrutturazione”, in cui vengono analizzate le profonde trasformazioni in agricoltura. Si complicano le figure sociali. Al centro delle tensioni il rapporto con l’industria e la politica comunitaria. Nuovi assetti fondiari. Il 30 giugno 1981 Convegno su “Capua e Terra di Lavoro dal fascismo alla repubblica”, con relazioni di G. Capobianco, G. Chianese, A. Lombardi, M. Mandolini, A. Nuvola, P. De Marco, S. Pace e C. Mercogliano. Tra settembre 1982 e febbraio 1983 la giornalista Rita Palumbo pubblica un dossier su “La camorra a Caserta”. Nello stesso anno su Agricoltura e Società viene pubblicata da Carmine Nardone e la stessa R. Palumbo la ricerca su “Unicoop e ASA (Assessore all’Agricoltura Regione Campania). Cirio un patrimonio da salvare”.
Il 6 maggio 1983 su “Agricoltura e società” Giuseppe Corona pubblica una densa ricerca sul tema “L’affare del pomodoro: premio CEE, mercato e speculazioni”.
Nel mese di febbraio 1983 si tenne XIV Congresso provinciale del PCI sul tema” “Il contributo dei comunisti casertani alla costruzione dell’alternativa per il cambiamento”.

Relazione del segretario Giuseppe Venditto, il quale diede molto risalto ai pericoli rappresentati dai progressi della criminalità organizzata, sottolineando l’importanza fondamentale della lotta avviata contro la camorra – una vera e propria moderna lotta per la democrazia nel Mezzogiorno. Inoltre venivano denunciate le connessioni tra la criminalità e parti non secondarie di alcuni partiti di governo nelle stesse istituzioni a tutti i livelli. A dire il vero la camorra in quel periodo fece un vero e proprio salto di qualità, inserendosi in gangli vitali dell’economia della provincia, in particolare nei lavori pubblici e negli appalti, nei servizi di tesoreria degli enti locali e nel settore agroalimentare. Vedi il caso più eclatante di S. Cipriano, dove nel 1982 venne eletto sindaco nientemeno che Ernesto Bardellino, fratello del potente boss Antonio.
Vanno ricordate due vicende emblematiche: quella di Tammaro Cirillo e di Franco Imposimato. Il primo venne gambizzato a casa sua – e sette giorni morì in ospedale tra atroci sofferenze dopo l’amputazione. Come ha di recente ricordato il sindaco di Casal di Principe, l’operaio del cantiere SLED di Villa Literno per la realizzazione del depuratore, era stato da poco eletto delegato di fabbrica per la Fillea CGIL. Nel suo discorso agli operai appena eletto, dichiarò la volontà di lottare contro i subappalti che mettevano in discussione i livelli occupazionali e quindi i posti di lavoro. Pochi giorni dopo, qualcuno si presentò a volto coperto alla sua abitazione (in casa in quel momento c’era anche una figlia), e gli sparano alle gambe. Morì in conseguenza delle ferite, sette giorni dopo.
L’altro episodio eclatante avvenne qualche anno dopo l’11 ottobre 1983 con la barbara esecuzione di Franco Imposimato, delegato Fiom della Face Standard di Maddaloni, massacrato all’uscita dal lavoro mentre era in macchina con la moglie (che rimase ferita). Dopo aver trascorso alcuni anni in Sudafrica, dove aveva frequentato una scuola ad indirizzo artistico, specializzandosi in cartellonistica, tornò in Italia, trovando lavoro alla FACE Standard di Maddaloni, dove operava come impiegato e sindacalista della CGIL. Sposato e padre di due figli, era impegnato nell’attività di associazioni sportive e culturali, in particolare con il “Circolo Archeologico Calatino” e con la sezione locale del Partito Comunista Italiano. Fu ucciso l’11 ottobre 1983, all’uscita dalla fabbrica. Imposimato era in macchina con la moglie ed il cane per recarsi a casa dopo il lavoro. A trecento metri dallo stabilimento, la macchina si trovò la strada sbarrata da una Ritmo 105 con a bordo tre sicari. Due di questi scesero e aprirono il fuoco. Il sindacalista, colpito da 11 proiettili, morì sul colpo. Nell’agguato riuscì a salvarsi sua moglie, benché gravemente ferita da due proiettili sparati da Antonio Abbate, il killer riconosciuto dalla donna anni dopo in sede processuale. In un primo momento si parlò di omicidio di terrorismo, eventualmente da ascriversi alle Brigate Rosse; il giorno successivo al delitto nella sede napoletana dell’ANSA giunse una telefonata anonima. A ben vedere si tratta di una delle prime vittime sociali di camorra, a cui fece seguito una lunga scia di sangue, di centinaia di atti di violenza e di morti.
Nei decenni 1980-90 la camorra dominava interi settori economici e filiere produttive (da quella alimentare a quella edile). Imponeva le sue leggi con il taglieggiamento e con la violenza delle armi. In una ricerca pubblicata nel 2007 da Agrorinasce è stata ricostruita l’impressionante escaletion di attentati e ritorsioni: vi furono in quegli anni tra il 1985 e il 2004 ben 646 vittime accertate di morti innocenti per mano della camorra, tra cui 9 minorenni, 21 donne, tanti immigrati e lavoratori, sindacalisti, ma anche imprenditori ed il caso emblematico di don Peppe Diana. In quegli anni le classi politiche locali non reagirono in modo adeguato, anzi ci furono casi clamorosi di collusione e copertura da parte di apparati istituzionali ed organi dello Stato – come quello del vicesindaco di Casal di Principe che organizzava a casa sua gli incontri con i capiclan per la spartizione degli appalti pubblici.
Altri attentati. Nel mese di febbraio del 1978 davanti ai cancelli della Lollini di Gricignano vi furono due attentati con esplosivi, un chiaro avvertimento di marca camorristica. In quel periodo nella sezione del PCI di Gricignano va ricordato un raid con colpi di arma da fuoco e feriti, che vennero esplosi mentre era in corso un’assemblea di iscritti con la presenza dell’on. PP Broccoli. Nella sezione del PCI di Lusciano vi fu una vera e propria incursione camorristica, con sequestro di due giovani dirigenti politici dell’epoca L. Martone e A. Natalizio (poi divenuto Consigliere Regionale e presidente ASI).
Il segretario E. Berlinguer tentò di rilanciare il Partito comunista facendo leva, soprattutto, sulle leve sociali più tradizionalmente legate al Pci, come i lavoratori e gli operai di fabbrica; infatti, egli venne nel 1984 a Caserta, unico massimo dirigente nazionale venuto nella nostra provincia fino ad allora, non per visitare la città, ma proprio le fabbriche, con una assemblea davanti ai cancelli della Sit Siemens.
Dal punto di vista organizzativo, il Pci casertano ha sempre avuto un’organizzazione abbastanza statica, cioè lo stesso numero di iscritti per molto tempo, senza mai alcun vero e proprio exploit, raggiungendo un cifra tra i 7.000, massimo 10.000 iscritti.
Nella notte del 24 agosto del 1989 nelle campagne di Villa Literno venne ammazzato Jerry Essan Masslo, un immigrato di origine Sud Africano. La CGIL ed il PCI organizzarono degli eventi che segnarono il movimento di lotta per i diritti dei migranti e portarono all’attenzione nazionale questo problema, come grande questione sociale. Vi furono le prime manifestazioni e scioperi dei lavoratori che allora erano ancora considerati ”clandestini”, a cui parteciparono i Segr. Nazionali CGIL F. Bertinotti ed A. Pizzinato; vi fu anche un incontro della allora Presidente della Camera Nilde Iotti con una loro delegazione.
Jerry Essan Masslo era un giovane profugo politico sudafricano rifugiatosi in Italia per sfuggire alle persecuzioni razziali del suo Paese (pochi mesi dopo viene liberato in Patria Nelson Mandela ). Fino agli anni ‘90 l’asilo politico in Italia veniva riconosciuto solamente ai profughi dell’Est Europeo, così Masslo e altri profughi “de facto”, senza documenti (i famosi clandestini) lavoravano in nero alla raccolta del pomodoro, nelle campagne di Villa Literno in provincia di Caserta. Tutto questo in condizioni di sfruttamento durissime, costretti a vivere in baracche e isolati dall’ostilità della popolazione locale. Jerry Masslo fu ucciso nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 1989 per difendere gli scarsi risparmi da un tentativo di rapina, ennesimo atto di sopraffazione nei loro confronti. Grazie a quella morte milioni di cittadini in provincia di Caserta ed Italia acquistano coscienza per la prima volta del problema immigrazione. Dal 24 luglio al 24 agosto i giovani facenti parte di “Nero e non solo”, emanazione della Fgci, organizzano a Villa Literno un “campo di solidarietà”, un campo di accoglienza capace di una ricettività di circa 300 immigrati e che ospiterà volontari di 22 nazionalità diverse, allo scopo di chiedere allo Stato di perseguire nella stessa azione sociale in modo continuativo e costante.
Nel mese di luglio del 1989, insieme ad Antonio Crispi e Giovanni De Santo organizzammo come segreteria provinciale tre incontri sul tema: “I colori della razza” con l’obiettivo di aprire degli squarci di dialogo e di confronto tra le popolazioni locali e gli immigrati. Nelle piazze di Castel Volturno, Mondragone e Villa Literno vi furono delle manifestazioni con l’ausilio di una mostra multimediale allestita dalla CGIL di Modena, nell’intento di educare alla multiculturalità e di superare ogni pregiudizio legato al colore della pelle, alle diverse etnie. In me è ancora vivo il ricordo di quelle tre serate di inizio luglio: l’incontro di Villa Literno – dopo un avvio alquanto freddo – si trasformò in una festa popolare nella piazza centrale con balli, canti e scambio di cibi interetnici tra locali ed immigrati; a Mondragone vi fu un vero bagno di folla per gli interventi di Antonio Pizzinato e don Andrea Riccio nella Rotonda sul lungomare. Già allora fu proprio a Castel Volturno dove emersero le maggiori difficoltà in un clima ostico nei confronti della nostra iniziativa, che si svolse nella Piazza del Castello nella totale indifferenza, nel vuoto e nell’isolamento da parte della cittadinanza.
Nell’autunno la CGIL Provinciale preparò una vera e propria piattaforma sindacale per affermare e riconoscere anche i diritti dei lavoratori senza permesso di soggiorno e non ancora in regola (i cosiddetti “clandestini”). A settembre si organizzò una prima manifestazione con corteo (con la presenza di Antonio Pizzinato e Dacia Valent, allora eurodeputato), i cui obiettivi poi confluirono in una grande manifestazione nazionale a Roma – preceduta dalla prima Conferenza nazionale per l’immigrazione organizzata a Caserta. Di quel periodo mi sono rimasti impressi nella memoria alcuni episodi che ho vissuto personalmente (in quanto allora ero segretario della CGIL Provinciale) e che esprimono appieno il clima di tensione e di violenza che si viveva nelle campagne di Villa Literno e dintorni.
In quella occasione nel 1989 preparammo come CGIL Provinciale un dossier che raccogliemmo con una ampia documentazione ed articoli dedicati alle varie iniziative di lotta sostenute in quel periodo, in particolare nei mesi successivi alla fatidica data del 25 agosto in cui nelle campagne di Villa Literno venne barbaramente ammazzato l’esule sudafricano Jerry Essan Masslo. Fu in quel periodo che in Italia si cominciò a prendere coscienza della portata del fenomeno immigratorio. Mi ricordo che allora venimmo bollati come “razzisti” su vari giornali, a seguito dei ripetuti episodi di violenza e di sangue che si susseguirono e fecero scalpore in tutto il mondo. Ci fu anche chi arrivò a definirci una sorta di “Mississipi Burning” terre del fuoco, con riferimento agli Stati Uniti. Come CGIL e movimento sindacale cercammo di reagire con varie iniziative ed incontri, che in modo emblematico chiamammo “I colori della razza”. A Villa Literno vi fu il primo sciopero con una manifestazione dei lavoratori migranti, i cosiddetti “clandestini” struttati come schiavi nei campi per la raccolta del pomodoro.
Nell’ambito della conferenza che Nilde Iotti - allora Presidente della Camera – accolse la nostra richiesta di incontrare una delegazione dei cosiddetti “irregolari di colore”. Va ricordato che in quella fase non c’era ancora una normativa in materia. Come si rileva dall’articolo di Giorgio Frasca Polara su L’Unità del 15-10-1989 l’on. Iotti dialogò a lungo, ascoltò con attenzione i vari interventi (in particolare di alcune donne di Casa Rut). Nello stesso tempo assunse l’impegno di portare in parlamento le loro istanze, in primo luogo quella di varare finalmente una normativa per regolare i flussi migratori, che si ebbe da li a poco con la Legge Martelli.
Negli anni seguenti vennero installati dei campi di accoglienza per i lavoratori stagionali e poi partirono i provvedimenti e le normative di legge per definire diritti e doveri anche dei lavoratori provenienti da altre parti del mondo.
A Roma il 7 ottobre 1989 vi fu la prima grande manifestazione dei migranti, con un grande striscione “Insieme per un futuro senza razzismi”, con alla testa la delegazione di braccianti provenienti da Villa Literno.
Il 9 novembre del 1989 vi fu la caduta del Muro di Berlino, che segnò la fine dei sistemi comunisti, anche se quello italiano avvenne due anni dopo nel 1991.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: gli anni '90
 

Nei decenni 1980-90 la camorra dominava interi settori economici e filiere produttive (da quella alimentare a quella edile). Imponeva le sue leggi con il taglieggiamento e con la violenza delle armi. In una ricerca pubblicata nel 2007 da Agrorinasce è stata ricostruita l’impressionante escaletion di attentati e ritorsioni: vi furono in quegli anni tra il 1985 e il 2004 ben 646 vittime accertate di morti innocenti per mano della camorra, tra cui 9 minorenni, 21 donne, tanti immigrati e lavoratori, sindacalisti, ma anche imprenditori ed il caso emblematico di don Peppe Diana. In quegli anni le classi politiche locali non reagirono in modo adeguato, anzi ci furono casi clamorosi di collusione e copertura da parte di apparati istituzionali ed organi dello Stato – come quello del vicesindaco di Casal di Principe che organizzava a casa sua gli incontri con i capiclan per la spartizione degli appalti pubblici.
Altri attentati.
Nel mese di febbraio del 1978 davanti ai cancelli della Lollini di Gricignano vi furono due attentati con esplosivi, un chiaro avvertimento di marca camorristica. In quel periodo nella sezione del PCI di Gricignano va ricordato un raid con colpi di arma da fuoco e feriti, che vennero esplosi mentre era in corso un’assemblea di iscritti con la presenza dell’on. PP Broccoli. Nella sezione del PCI di Lusciano vi fu una vera e propria incursione camorristica, con sequestro di due giovani dirigenti politici dell’epoca L. Martone e A. Natalizio (poi divenuto Consigliere Regionale e presidente ASI). Il segretario E. Berlinguer tentò di rilanciare il Partito comunista facendo leva, soprattutto, sulle leve sociali più tradizionalmente legate al Pci, come i lavoratori e gli operai di fabbrica; infatti, egli venne nel 1984 a Caserta, unico massimo dirigente nazionale venuto nella nostra provincia fino ad allora, non per visitare la città, ma proprio le fabbriche, con una assemblea davanti ai cancelli della Sit Siemens.
Dal punto di vista organizzativo, il Pci casertano ha sempre avuto un’organizzazione abbastanza statica, cioè lo stesso numero di iscritti per molto tempo, senza mai alcun vero e proprio exploit, raggiungendo una cifra tra i 7.000, massimo 10.000 iscritti. Nella notte del 24 agosto del 1989 nelle campagne di Villa Literno venne ammazzato Jerry Essan Masslo, un immigrato di origine Sud Africano. La CGIL ed il PCI organizzarono degli eventi che segnarono il movimento di lotta per i diritti dei migranti e portarono all’attenzione nazionale questo problema, come grande questione sociale. Vi furono le prime manifestazioni e scioperi dei lavoratori che allora erano ancora considerati ”clandestini”, a cui parteciparono i Segr. Nazionali CGIL F. Bertinotti ed A. Pizzinato; vi fu anche un incontro della allora Presidente della Camera Nilde Iotti con una loro delegazione.
Jerry Essan Masslo era un giovane profugo politico sudafricano rifugiatosi in Italia per sfuggire alle persecuzioni razziali del suo Paese (pochi mesi dopo viene liberato in Patria Nelson Mandela). Fino agli anni '90 l’asilo politico in Italia veniva riconosciuto solamente ai profughi dell’Est Europeo, così Masslo e altri profughi “de facto”, senza documenti (i famosi clandestini) lavoravano in nero alla raccolta del pomodoro, nelle campagne di Villa Literno in provincia di Caserta. Tutto questo in condizioni di sfruttamento durissime, costretti a vivere in baracche e isolati dall’ostilità della popolazione locale. Jerry Masslo fu ucciso nella notte tra il 24 e il 25 agosto del 1989 per difendere gli scarsi risparmi da un tentativo di rapina, ennesimo atto di sopraffazione nei loro confronti. Grazie a quella morte milioni di cittadini in provincia di Caserta ed Italia acquistano coscienza per la prima volta del problema immigrazione. Dal 24 luglio al 24 agosto i giovani facenti parte di “Nero e non solo”, emanazione della FGCI, organizzano a Villa Literno un “campo di solidarietà”, un campo di accoglienza capace di una ricettività di circa 300 immigrati e che ospiterà volontari di 22 nazionalità diverse, allo scopo di chiedere allo Stato di perseguire nella stessa azione sociale in modo continuativo e costante.
Nel mese di luglio del 1989, insieme ad Antonio Crispi e Giovanni De Santo organizzammo come segreteria provinciale tre incontri sul tema: “I colori della razza” con l’obiettivo di aprire degli squarci di dialogo e di confronto tra le popolazioni locali e gli immigrati. Nelle piazze di Castel Volturno, Mondragone e Villa Literno vi furono delle manifestazioni con l’ausilio di una mostra multimediale allestita dalla CGIL di Modena, nell’intento di educare alla multiculturalità e di superare ogni pregiudizio legato al colore della pelle, alle diverse etnie. In me è ancora vivo il ricordo di quelle tre serate di inizio luglio: l’incontro di Villa Literno – dopo un avvio alquanto freddo – si trasformò in una festa popolare nella piazza centrale con balli, canti e scambio di cibi interetnici tra locali ed immigrati; a Mondragone vi fu un vero bagno di folla per gli interventi di Antonio Pizzinato e don Andrea Riccio nella Rotonda sul lungomare. Già allora fu proprio a Castel Volturno dove emersero le maggiori difficoltà in un clima ostico nei confronti della nostra iniziativa, che si svolse nella Piazza del Castello nella totale indifferenza, nel vuoto e nell’isolamento da parte della cittadinanza. Nell’autunno la CGIL Provinciale preparò una vera e propria piattaforma sindacale per affermare e riconoscere anche i diritti dei lavoratori senza permesso di soggiorno e non ancora in regola (i cosiddetti “clandestini”). A settembre si organizzò una prima manifestazione con corteo (con la presenza di Antonio Pizzinato e Dacia Valent, allora eurodeputato), i cui obiettivi poi confluirono in una grande manifestazione nazionale a Roma – preceduta dalla prima Conferenza nazionale per l’immigrazione organizzata a Caserta. Di quel periodo mi sono rimasti impressi nella memoria alcuni episodi che ho vissuto personalmente (in quanto allora ero segretario della CGIL Provinciale) e che esprimono appieno il clima di tensione e di violenza che si viveva nelle campagne di Villa Literno e dintorni.
In quella occasione nel 1989 preparammo come CGIL Provinciale un dossier che raccogliemmo con una ampia documentazione ed articoli dedicati alle varie iniziative di lotta sostenute in quel periodo, in particolare nei mesi successivi alla fatidica data del 25 agosto in cui nelle campagne di Villa Literno venne barbaramente ammazzato l’esule sudafricano Jerry Essan Masslo. Fu in quel periodo che in Italia si cominciò a prendere coscienza della portata del fenomeno immigratorio. Mi ricordo che allora venimmo bollati come “razzisti” su vari giornali, a seguito dei ripetuti episodi di violenza e di sangue che si susseguirono e fecero scalpore in tutto il mondo. Ci fu anche chi arrivò a definirci una sorta di “Mississipi Burning” terre del fuoco, con riferimento agli Stati Uniti. Come CGIL e movimento sindacale cercammo di reagire con varie iniziative ed incontri, che in modo emblematico chiamammo “I colori della razza”. A Villa Literno vi fu il primo sciopero con una manifestazione dei lavoratori migranti, i cosiddetti “clandestini” struttati come schiavi nei campi per la raccolta del pomodoro.
Nell’ambito della conferenza che Nilde Iotti - allora Presidente della Camera – accolse la nostra richiesta di incontrare una delegazione dei cosiddetti “irregolari di colore”. Va ricordato che in quella fase non c’era ancora una normativa in materia. Come si rileva dall’articolo di Giorgio Frasca Polara su L’Unità del 15-10-1989 l’on. Iotti dialogò a lungo, ascoltò con attenzione i vari interventi (in particolare di alcune donne di Casa Rut). Nello stesso tempo assunse l’impegno di portare in parlamento le loro istanze, in primo luogo quella di varare finalmente una normativa per regolare i flussi migratori, che si ebbe da li a poco con la Legge Martelli.
Negli anni seguenti vennero installati dei campi di accoglienza per i lavoratori stagionali e poi partirono i provvedimenti e le normative di legge per definire diritti e doveri anche dei lavoratori provenienti da altre parti del mondo. A Roma il 7 ottobre 1989 vi fu la prima grande manifestazione dei migranti, con un grande striscione “Insieme per un futuro senza razzismi”, con alla testa la delegazione di braccianti provenienti da Villa Literno.
Il 9 novembre del 1989 vi fu la caduta del Muro di Berlino, che segnò la fine dei sistemi comunisti, anche se quello italiano avvenne due anni dopo nel 1991.
A Sessa Aurunca il 10 marzo 1991 si tenne il convegno di studi su fascismo e Terra di Lavoro.

 

I segretari di Federazione in Terra di Lavoro 1921-1991

In Terra di Lavoro il PCDI nacque il 14 marzo 1921 con il 1 congresso che si tenne a Cassino nella locale Camera del Lavoro. Vi parteciparono le sezioni di Capua, Cassino, Formia, Itri, S. Apollinare, Sessa A., Nocelleto e Casale di Carinola, Falciano del Massico, Aquino, Arce, SS Cosma e Damiano, Castelforte, Piccilli, Sora. Come primo segretario venne eletto l’insegnante Luigi Selmi, che poi si dovette dimettere per alcune irregolarità. Gli successe Maria Lombardi che si era distinta per il suo ruolo nelle lotte contadine, anche a sottolineare l’originalità della presenza femminile in questa fase del movimento operaio e contadino in Terra di Lavoro.
Dopo una crisi organizzativa nel Congresso Provinciale del 1925, che si svolse clandestinamente in un casolare di Riardo, Corrado Graziadei fu confermato segretario della Federazione di Terra di Lavoro e delegato alla conferenza nazionale a Como. Nel 1926 il PCdI a Caserta entra nella semi illegalità, in quanto le sedi delle organizzazioni politiche e sindacali dei lavoratori vennero chiuse. Anche se limitata in quel periodo la resistenza proletaria fu ferma e decisa. Inoltre, venne dato l’incarico dei collegamenti a Domenico Schiavo. Nel 1944 venne organizzata la Conferenza di organizzazione del PC Casertano L’8 luglio 1945, a conclusione della Conferenza Provinciale di Organizzazione svoltasi a S. Maria Capua Vetere, venne ufficialmente ricostituita la Federazione Comunista di Terra di Lavoro, con la nomina di Corrado Graziadei a segretario.
Dal 19 al 21 ottobre 1945 vi fu il 1 congresso provinciale del PCI – in preparazione di quello nazionale, con una relazione molto autocritica sullo stato dell’organizzazione da parte del segretario Corrado Graziadei.
Il 21-22 settembre 1946, in presenza dei delegati di 36 sezioni si tenne la 1 Conferenza Provinciale d’organizzazione del PCI, in preparazione di quella nazionale di Firenze, presieduta da Emilio Sereni e Gelso Ghini. Componenti della Segreteria: Nino De Andreis, Gori Lombardi, Alessandro Natale e Abramo Rossini. Il 30 settembre C. Graziadei organizzò il 1 Convegno provinciale degli amministratori comunisti.
Il Congresso del 18 ottobre 1947 segnava uno spartiacque per la vita del "partito nuovo" casertano: il Segretario della Federazione Nino De Andreis, un operaio di Imperia confinato politico al Sud, lasciava il posto ad Attilio Esposto, proveniente da Potenza.
Giorgio Napolitano dal 1951 fino al 1957
Antonio Bellocchio dal 1958 fino al 1970
Peppino Capobianco dal 1970 al 1976
Adelchi Scarano dal 1977 al 1979
Giuseppe Venditto, segretario provinciale del Pci di Caserta dal 1979 al 1985 e Consigliere Regionale dal 1985 al 1995
Nicola Russo dal 1985 al 1987
Lorenzo Diana, segretario provinciale del Pci di Caserta dal 1987 al 1991 (poi del PDS fino al 1994. Seguiva Corrado Cipullo segretario del PDS dal 1994 al 1997) Gianni Cerchia, ultimo segretario provinciale della Fgci di Caserta dal 1988 al 1991 (poi segretario del PDS e dei DS dal 1997 al 1999)
Lo precedevano come segretario della FGCI: Gianni Solino, Pietro Di Lucca e Massimo Brancato/ (1981-1988)

 

Congressi della Federazione di Caserta del PCI

Congresso della Federazione di Caserta, 1947
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Congresso della Federazione di Caserta, 1956
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Congresso della Federazione di Caserta, 1960
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Congresso della Federazione di Caserta, 1962
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Congresso della Federazione di Caserta, 1966
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Congresso della Federazione di Caserta, 1969
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Congresso della Federazione di Caserta, 1972
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Congresso della Federazione di Caserta, 1975
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Congresso della Federazione di Caserta, 1979
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Congresso della Federazione di Caserta, 1983
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Congresso della Federazione di Caserta, 1986
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** Tratto da Fonti per la storia del Partito comunista italiano - Link

 

Dirigenti politici e sindacali

Un ruolo fondamentale lo hanno avuto i luoghi della partecipazione attiva, espressione di una intensa cittadinanza democratica, che sono state le sezioni dei partiti (fino a qualche anno fa) ed in qualche modo anche gli oratori delle parrocchie, spesso delle vere e proprie palestre di formazione e di partecipazione consapevole, anche con funzioni di selezione delle classi dirigenti a livello locale, con lo studio, l’impegno e la militanza (si pensi ad esempio alla mobilitazione domenicale per la diffusione e per le feste de l’Unità). Gli uomini e le donne in carne ed ossa erano gli attori ed animatori volontari in tante città. Pensiamo a realtà come Aversa dove la Sezione del PCI era collocata nel centro storico, proprio a fianco del comune). Le funzioni di guida, di direzione e di organizzazione venivano svolte da figure come l’on. Angelo M. Jacazzi e la sorella Maria Teresa, (una delle prime donne ad essere elette in consiglio comunale), entrambi con ruoli di spicco a livello provinciale e nazionale. Molto attivi erano anche alcuni giovani provenienti dal movimento studentesco, come Bruno Lamberti, Tommaso Pagano, due sindacalisti del settore trasporti come Mauro Andreozzi ed Aniello Coscione.
Così come si svolgeva intensa la vita politica in tante altre città, a partire da Capua con tanti esponenti di grande rilievo, come l’on Enzo Raucci (diventato uno dei massimi esperti di politiche finanziarie nel Parlamento), così come è avvenuto anche per Ninotto Bellocchio, prima in Regione Campania e poi come deputato. E poi il sen. Pompeo Rendina, avvocato penalista di fama, grande oratore e sindaco amatissimo negli anni ’70. Con altrettanta vivacità e passione politica e civile ricordiamo il giovane Enzo Ligas (scomparso prematuramente), insieme con Lavinia di Massimo (leader del Consiglio di Fabbrica della Italtel), con alcuni quadri di estrazione operaia come le ferroviere Sandro Ammirato ed il chimico Mario Ventriglia. Un particolare riferimento va fatto al prof. Guido Raucci, insieme con un altro docente del Liceo Diaz di Caserta, l’indimenticabile Ortensio Severino, un meraviglioso e colto educatore, che seppe fare appassionare alla filosofia e alla storia intere generazioni di giovani suoi allievi.
Nella vicina S. Maria Capua Vetere si distinsero il dott. Armando Del Prete, una vera autorità morale e professionale nel campo della sanità, insieme con il sen. Francesco Lugnano, divenuto Presidente della Commissione Antimafia nel Parlamento. Infine, Umberto Barra che ha diretto l’organizzazione del PCI in anni difficili, fino a diventare Consigliere Regionale, e Raffaele Laurenza fondatore del sindacato pensionati a livello provinciale.
A Maddaloni nel passato vi è sempre stata una certa vivacità nella vita politica e sociale, grazie alla presenza di alcune personalità come il sen. Salvatore Pellegrino (protagonista nelle lotte per le terre incolte), il sen Ferdinando Imposimato (il giudice sceriffo). Qui, come in altri centri della conurbazione casertana, vi sono state anche significative lotte in difesa dell’ambiente, alcune delle quali hanno fatto registrare delle vere e proprie sconfitte, come nel caso dello scempio e della devastazione delle Colline Tifatine, a seguito di scelte politiche fondate sulla speculazione edilizia, spesso in connivenza con la criminalità organizzata. Infine, non si possono dimenticare alcune figure di amministratori e di sindaci intorno a cui si animarono intere comunità: vedi Silano Tarigetto a Macerata Campania, Arcangelo Vastano a Capodrise, L. Cappabianca ed A. Simoncelli a S. Maria Capua Vetere, Mario Luise a Castel Volturno, Antonio Romeo a Sparanise, Antonio Orabona a Parete e Alfonso Vitalba a Lusciano, Nicola Ginocchio nella zona alifana.
In quegli anni la sinistra ed il movimento operaio hanno marcato una forte presenza nei comuni dell’area aversana, prima con le lotte bracciantili e contadine; poi con la spinta operaia delle grandi fabbriche industriali e multinazionali (dalla Indesit alla Texas Instruments), come Mimì Verde e Tonino Reccia (unico casertano a far parte del Comitato Centrale del PCI) nella Olivetti di Marcianise. Sono tanti gli esempi di militanti che possiamo ricordare, che hanno fatto la storia del movimento sindacale: dai capilega di Parete e Lusciano (come Stefano Capone, G. Maiale e Pietro di Sarno, storico leader della potente Federbraccianti) fino ai vari leader metalmeccanici dei Consigli di fabbrica dell’area Gricignano, Carinaro e Teverola. Un riferimento va fatto anche al medico chirurgo e scrittore Enzo Girone, nativo di Aversa e vissuto a Caserta negli anni ’50.
Anche nelle zone interne si registrano casi analoghi: Salvatore Alfano, operaio bracciante dell'Azienda Toteri di Mastrati nell'alifano, un operaio candidato nelle liste PCI alla Camera dei Deputati, nel vairanese con il capolega Giuseppe Costanzo e nel matesino con i protagonisti delle lotte nelle aziende agroalimentari delle PP SS e della Cirio. In vari comuni si distinsero alcuni esponenti del PSI, come il Consigliere Regionale Pierino Lagnese a Vitulazio; Mimi Ievoli a Marcianise, prima esponente della CISL e poi anche lui Consigliere Regionale.
Per finire con Santo Pastore, dirigente della Filcea il sindacato dei chimici, e Giovanni De Santo, proveniente dall’Alfa Romeo e componente della Segreteria Provinciale (insieme con me, Antonio Crispi, Benedetto Santangelo e Matteo Coppola, da poco eletto Segretario Generale, senza dimenticare Ruggero Cutillo e Riccardo de Filippo, da poco scomparsi). Tra il gruppo di giovani, che prima animarono la FGCI e poi si impegnarono nel sindacato, ricordiamo a Capua Enzo Ligas, prematuramente scomparso, Franco Capobianco, leader prima della Federbraccianti e poi della FIOM a livello provinciale e campano, Amedeo Marzaioli (da poco scomparso, nella CGIL comprensoriale e poi responsabile formazione e archivio della CGIL Campania), Tina D’Alessandro, una delle fondatrici della Commissione femminile PCI con Luisa Cavaliere e Antonia Bianco, poi dirigente della funzione Pubblica CGIL), Angelo Fabozzi, infermiere nell’ospedale di Marcianise e segretario della FP). Nella zona di Capua Nord vi era un forte nucleo operaio alla Vavid di Pastorano con Nino De Gennaro e a Vitulazio con Ambrogio Cioppa, leader del CdF Italtel e Fiom Cgil, con Lavinia di Massimo ed altre operaie combattive.
Negli anni’80 la Provincia di Caserta venne investita da un processo di modernizzazione e di trasformazione produttiva, che modificò gli assetti sociali senza riuscire ad intaccare e modificare gli assetti di potere politico/amministrativo, che rimase ben saldo nelle mani della DC e dei suoi alleati. In quegli anni vi furono grandi lotte sindacali per rivendicare politiche innovative di sostegno allo sviluppo locale e per riqualificare l’occupazione. Basti pensare che allora qui si insediarono alcune delle più importanti imprese manifatturiere, grazie ai fondi ed incentivi della Cassa del Mezzogiorno, che fecero delocalizzare nelle aree ASI del Sud anche grandi multinazionali, oltre che gruppi privati nazionali e del settore delle partecipazioni statali. Addirittura Caserta divenne per dimensione ed addetti il secondo Polo dell’Elettronica civile dopo Milano: per questo venne definita come una sorta di “Brianza del Sud”. In quella fase alla guida delle tre confederazioni sindacali si alternarono alcuni dei dirigenti storici del movimento sindacale, spesso di grande carisma ed anche di prestigio culturale: a partire dal socialista Antonio Piccolo, che guidò la CGIL insieme con Paolo P. Broccoli e Gino Guadalupo (oggi impegnato nel CAI), fino ai leader storici della CISL e dei cristiani sociali, come Salvatore Caristo, Ciro Adinolfi, Raffaele De Mizio (leader della FLM) e Antonio Zerillo del settore alimentaristi. In una fase successiva, quando si avviò un processo di ristrutturazione industriale, alla guida del sindacato (in particolare della CGIL) ritroviamo alcuni dirigenti provenienti da salde esperienze di livello regionale e nazionale. Come Marco Calamai e Sandro Schmidt alla Fiom; come Salvatore Staiano e Massimo Montelpari che divennero segretari provinciali, provenendo da strutture napoletane.
Nel mondo delle associazioni di categorie vanno ricordati Pasquale Vernile e Mimì Sciorio dirigenti della Alleanza Contadini (oggi si chiama CIA), molto attivi anche sul piano politico nelle zone del carinolese e del sessano. Negli ultimi anni a Caserta le associazioni hanno capito che era giunto il momento di fare rete, con l’attivazione del FTS Provinciale, alla cui guida vi è un esecutivo coordinato dal portavoce Michele Zannini, ex sindaco di Mondragone, esponente storico delle Acli. Tra i contributi più notevoli dedicati alla storia di Terra di Lavoro vanno menzionati gli studi e le ricerche pubblicati negli ultimi decenni, che ci guidano e ci aiutano a fare luce anche su alcune comunità locali. Ora ci dedichiamo ad alcune opere significative e ad alcuni lavori di narrazione e di ricostruzione dei contesti territoriali. Possiamo cominciare dalle importanti pubblicazioni e dalle opere pionieristiche di Corrado Graziadei, di Peppino Capobianco e di Carmine Cimmino, che si integrano con gli studi di storici di livello nazionale come i prof. Guido D’Agostino, Franco Barbagallo ed Aurelio Lepre. Ritornando al contesto locale ritroviamo gli studi e le ricerche fondamentali di Olindo Isernia, di Felicio Corvese, Gianni Cerchia e Paola Broccoli, che rappresentano degli affreschi illuminanti su interi periodi storici, come quelli del Risorgimento e della Resistenza. Non da meno sono le opere di Giuseppe Pasquariello a Caserta su socialismo e antifascismo ed a Capua e dintorni; come pure i lavori di Carmine Cimmino e Salvatore Delli Paoli dedicati alla zona di Marcianise; fino a quelli di Bruno Iorio e Carmelo M. Greco sulla vita letteraria e teatrale nella conurbazione tra Caserta e Maddaloni. Se ci spostiamo nel Basso Volturno abbiamo le narrazioni e rievocazioni di Mario Luise e Alfonso Caprio su Castel Volturno, nell’area Domiziana ed in quella dei Mazzoni (Basso Volturno).

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: manifestazione a Santa Maria Capua Vetere
Manifestazione di lavoratori SitSiemes di Santa Maria Capua Vetere
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: titolo Bibliografia nella pagina Cronologia
 

• AA.VV., Economia e sviluppo in una provincia che cambia, Camera di Commercio, Guida, 1996
• AA.VV., 46-96 Cinquanta anni da ricordare, Coldiretti Caserta, 1996
• J. Agnone, G. Capobianco, La barbarie e il coraggio, Arte Tipografica, 1990
• Raffaele Abbate, Canapa, Melagrana Edizioni, 2015
• Giorgio Amendola, La democrazia nel Mezzogiorno, Editori riuniti, 1957
• Nanni Balestrini, Sandokan, Einaudi, 2004
• Francesco Barbagallo, Mezzogiorno e questione meridionale (1860-1980), Guida
• Piero Bevilacqua, Breve storia dell’Italia meridionale dall’ottocento ad oggi, Donzelli 1997
• E. Blosio - E. Riva, Fondo Archivistico Paolo Broccoli, Saletta dell’Uva, 2018
• Paola Broccoli, Quegli istanti a ridosso del futuro, L’Arca e L’Arco
• La modernizzazione di Terra di Lavoro. Tesi di laura, 2016
• L’informatore, Saletta dell’Uva, 2016
• Paolo P. Broccoli, Una provincia meridionale tra miracolo e crisi, Caramanica, 1996
• G. Capobianco, La giustizia negata, Centro C. Graziadei Caserta

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: foto libro Diritti e lotte sociali nel XX secoli di Pasquale Iorio

• G. Capobianco, La costruzione del partito nuovo in una provincia del Sud (1944-1947, coop Editrice Sintesi, 1981
• G. Capobianco, Antonio Indaco e il sindacalismo rivoluzionario, Coop. Ed. Sintesi, 1983
• G. Capobianco, Il recupero della memoria, ESI 1995
• G. Capobianco, Sulle ali ella democrazia. Il PCI in una provincia del sud (1944-47), Spartaco 2004
• Gianni Cerchia, La memoria tradita. La Seconda Guerra mondiale nel Mezzogiorno, Edizioni dell’Orso, 2017
• Gerardo Chiaromonte, Agricoltura, sviluppo economico e democrazia, De Donato, 1973
• Carmine Cimmino, Democrazia e socialismo, in Terra di Lavoro nell’età liberale (1861-1925), Athena 1974
• Storia di Caserta, La questione demaniale, in proprio Caserta 1991

• Cimmino C. e Buonanno S., Terra di Lavoro durante l’occupazione nazifascista, in Rivista Storica di Terra di Lavoro, n. 26/27/1990
• Paolo Cinanni, Lotte per la terra nel Mezzogiorno d’Italia 1943- 1953, Marsilio
• Giovanni Ciriello, Le terre dei canneti, Il Ventaglio, 1992
• Attilio Compasso, Terra di Lavoro allo specchio, Caramanica, 1993
• Corrado Cipullo (a cura), Le campagne casertane: idee, lotte e proposte (1973 - 1983), CDS
• Felicio Corvese, Crisi e trasformazioni in Terra di Lavoro: dal secondo dopoguerra agli anni che seguono il miracolo economico (1943-1970): aspetti e problemi, in “Meridione: Sud e Nord nel mondo”
• Felicio Corvese, Guerra e resistenza civile nella Campania settentrionale dall’ 8 settembre alla seconda battaglia di Montelungo, in “Meridione: Sud e Nord nel mondo”
• Felicio Corvese, Terra di Lavoro dal secondo dopoguerra agli anni settanta: ricerche, riflessioni, testimonianze, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2006
• Felicio Corvese, In ricordo di Ernesto Rossi, in “Meridione: Sud e Nord nel mondo”
• Felicio Corvese, Unità e disunità d’Italia: riflessioni storiografiche e bilanci del Centocinquantenario, in “Meridione: Sud e Nord nel mondo”
• Felicio Corvese, Gruppi borghesi e classi dirigenti nella transizione unitaria, in Civiltà Aurunca: rivista trimestrale di cultura
• F. Corvese, Gruppi sociali e governo del territorio dalla metà dell’Ottocento alla prima guerra mondiale, in 1: Territorio, istituzioni, politica, economia
• Felicio Corvese (a cura), Terra di Lavoro dal secondo dopoguerra agli anni Settanta. Ricerche, riflessioni, testimonianze, in Meridione, nn. 3-4, ESI, 2006
• Aldo De Jaco (a cura), Inchiesta su un comune meridionale, Editori Riuniti, 1972
• Salvatore Delle Paoli, Marcianise e Terra di Lavoro. La vita culturale e social, LibrItalia, 2018
• Vincenzo De Michele, Il percorso della memoria, Editoriale Anselmi, 2001 – Terra di Lavoro, lineamenti storici e memorie, Provincia di Caserta, 2012
• Aldo Di Biasio (a cura), Economia, società e politica, in Tdl e in Campania tra ’800 e ’900, Luciano Editore 1998
• Gigi Di Fiore, L’impero. Traffici, storie e segreti della potente mafia dei Casalesi, Rizzoli, 2008
• Silvano Franco, Maria Lombardi. L’impegno politico e sociale, Caramanica Ed., 2009
• Rosario Giuè, Il costo della memoria. Don Peppe Diana, Edizioni Paoline, 2007
• Corrado Graziadei, La Resistenza, le ferrovie e le lotte contadine, Il Mezzogiorno Ed, 2009
• TdL mezzadria, l’incantesimo si è rotto, in Scritti di Corrado Graziadei, Quaderno n 1, supplemento de “Il progresso di Terra di Lavoro”

100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: foto di Andrea Sparaco
Andrea Sparaco
 

• Gabriella Gribaudi, Terra bruciata, L’Ancora del Mediterraneo, 2003 – A Eboli, Marsilio, 2004
• Domenico Ianniello, Il vialone Carlo III nella storia di Caserta, Frammenti, 1993
• L. Intelligenza, G. Sagliano, Solo un prete, Gnasso Editore, 2018
• Andrea Iorio, Le prime lotte sociali, in TdL, Tesi di Laurea, Federico II Napoli, 2005
• Antonio M. Iorio, Camorra e spagna, Tesi di Laurea, Federico II, 2017
• Pasquale Iorio, Il Sud che resiste, Ediesse, 2009
• Impresa sociale, innovazione e legalità, Ediesse, 2010
• La lotta alle mafie come narrazione collettiva, Ediesse, 2011
• Educare alla cittadinanza democratica, Edisesse, 2012
• Terra di Lavoro. Ripartire con la cultura, Melagrana Edizioni, 2017
• Una vita per i diritti, la cultura e lo sviluppo locale, Rubbettino, 2018
• Diritti e lotte sociali nel XIX in Terra di Lavoro, Guida editori, 2019
• Leandro Limoccia, Cittadinanza digitale e legalità, in Terra di Lavoro, ESI, 2012
• Mario Luise, Dal fiume al mare, ESI 2001 – Il fiume narrante, Ristampa Spring edizioni 2018
• N. Marrone, P. Villani, Riforma agraria e questione meridionale, De Donato, 1981
• Paolo Mesolella, Corrado Graziadei, La Resistenza e lotte contadine, 2009
• Paolo Miggiano, A teta alta, Federico Del Prete, Di Girolamo, 2012
• Salvatore Minieri, Pascià, Spring Edizioni, 2016
• Antonio Moccia, Uno stato complice del gioco d’azzardo e dei casalesi, Screen Press, 2014
• Mustilli M, Gangi F., Fiordaliso F., La competitività del sistema produttivo della Provincia di Caserta, Guida, 2005
• A Lepore, G. Coco, Il risveglio del Mezzogiorno, Laterza, 2018
• Sergio Nazzaro, Io, per fortuna c’ho la camorra, Fazi Editore, 2007
• Raffaele Nogaro, Peppino Diana. Il martire di Terra di Lavoro, Il Pozzo di Giacobbe, 2014
• Nuovo Meridionalismo, Periodico Dedicato a Bruno Iorio, n 141
• G. Paolino, La provincia ritrovata (Terra di lavoro 1946-1948), 2007, Edisud Salerno
• Massimiliano Palmesano, Un giornale fuori legge, Ed. Tracce Ribelli, 2028
• Giuseppe Pasquariello, Storia di Caserta e della sua Provincia (1860-1927), SIP, 2010
• Mario Pignataro, L’economia casertana 1993-1997, Frammenti, 1998
• Quando S. Leucio era la città della seta, a cura CGIL Caserta, 2004
• La situazione nelle campagne e le lotte contadine nel secondo dopoguerra, L’Aperia, 2009
• Antonio Piscitelli, La Provincia di sua Eccellenza, Ed. Anselmi, 1980
• Fosca Pizzaroni, Tra regime e burocrazia 1935-1945, Morlacchi, 2018
• Carlo Rossi, Quegli anni, G. Piccolo Editore, 1982
• Paolo Rumiz, Appia, Feltrinelli, 2016
• Giovanni Russo, Baroni e contadini, Laterza, 1979
• Isaia Sales, La camorra, le camorre, Editori Riuniti, 1988
• M. Schioppa, A. Tenneriello, Il sindacalista di razza, Maddaloni, 2002
• Raffaele Sardo, La Bestia. Camorra, storie di delitti, Melampo, 2008
• Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006
• Emilio Sereni, La questione agraria nella rinascita nazionale, Einaudi, 1978
• Nicola Sorbo, Tra memoria e oblio. L’eccidio di Caiazzo, ed. 2000 Diiassette, 2019
• Gianni Solino, Ragazzi nella terra di nessuno, La Meridiana, 2008
• Renzo Stefanelli, Lotte agrarie e modelli di sviluppo 1947-67, De Donato, 1975
• Sidney G. Tarrow, Partito comunista e contadini nel Mezzogiorno, Einaudi, 1972
• Nicola Terracciano, Enrico Malatesta, S. Maria CV, 1982
• Margherita Troili, Una donna ricorda, Il Ventaglio, 1987
• Sergio Vellante, Cambiamento tecnologico agroindustriale e lavoro nel Mezzogiorno, R. Curto Ed, 1991
• Adolfo Villani, La qualità di Terra di Lavoro, Spartaco, 2003
• I ragazzi del professore, Ediesse, 2013
• L’ufficiale e il comunista, Ediesse, 2018
• Renato Zangheri, Agricoltura e contadini nella storia d’Italia, Einaudi
• Tommaso Zarrillo, La lavorazione della canapa, l’uccisione del maiale e il teatro contadino, Melagrana, 2017

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: per approfondire
 

Terra di Lavoro e Capua nella resistenza antifascista
Mentre ci avviciniamo alla data del 25 aprile è utile riprendere e ricordare il ruolo ed il contributo offerto in Terra di Lavoro alla lotta antifascista ed alla resistenza contro il nazismo, partendo da alcune realtà come quelle di Capua. In merito vi sono gli studi fondamentali di Corrado Graziadei, Gianni Cerchia e di Peppino Capiobianco. Nelle ricerche di A. Villani è stato ampiamente ricostruito il ruolo di alcuni protagonisti di primo piano intorno a Il Proletario, unico giornale antifascista stampato a Capua e diffuso in pieno regime, con particolare riferimento a figure come Alberto Iannone e Margherita Troili. Anche la figura del giovane Carlo Santagata, massacrato dai nazisti alle porte della città, viene ricordata con la dovuta attenzione. Ma ci sono tante altre storie, come quella della strage di Francolise, in cui rimasero vittime due rifugiati capuani che vanno riprese e ricordate come testimonianze di rilievo. Diverse furono le stragi che segnarono la ritiratad ei tedeschi, come quelle di Bellona, di Caiazzo, di Teverola, di Caserta Mezzano, di Tora E Piccilli, di san Pietro Infine (ricordate in un bel dossier “Erba Rossa” e nel docufilm “Terra bruciata”.
Parimenti vanno ricordate le figure di altre vittime, come quelle di alcuni militari rimasti vittime della violenza e della barbarie nazifascista. Ci sembra utile e necessario ricordarli in questa fase e chiediamo alla Giunta ed al Sindaco di Capua di farlo in modo degno con una apposita iniziativa. Magari proprio in occasione della giornata del 25 aprile. Per la nostra ricostruzione ci avvaliamo della ricerca fatta dal mio amico Umberto Riccio per il sito: www.pcicaserta.it dall’archivio dell’ANPI Nazionale nel capitolo dedicato a “Donne e uomini delle Resistenza. Perseguitati politici in Campania”.
La prima figura che è emerge è quella di Giuseppe Amico, nato a Capua nel 1890, generale, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, che venne fucilato dai tedeschi a Silano (Jugoslavia) il 13 settembre 1943. Al momento dell'armistizio comandava, nell'ex Jugoslavia, la Divisione di fanteria "Marche". In esecuzione dalle disposizioni ricevute, dispose i suoi soldati in modo da poter sbarrare il passo a Ragusa (oggi Dubrovnik, Croazia), alla Divisione di SS "Prinz Eugen", che puntava ad occupare il porto. Catturato proditoriamente dai tedeschi durante una trattativa, ottenne di poter parlare ai suoi uomini. Avrebbe dovuto indurli alla resa, ma quando si trovò di fronte ai soldati del 56° Reggimento fanteria comandati dal maggiore Piro, dopo un rapido cenno d'intesa col suo subalterno, li trascinò all'attacco del presidio tedesco. "Non desisteva dall'azione - com'è detto nella motivazione della ricompensa alla memoria - che in seguito ad ordine del suo comandante. Catturato, veniva vilmente trucidato durante il trasferimento in luogo di prigionia. Col suo sacrificio suggellava un passato di valoroso combattente". Al generale Amico, la città di Caserta ha intitolato una piazza.
Poi abbiamo Manrico Ducceschi, studente anche lui nativo di Capua l'11 settembre 1920, morto a Lucca il 24 agosto 1948. Si trovava a Tarquinia quando fu proclamato l’armistizio. Inquadrato nel Battaglione allievi ufficiali del V Reggimento alpini, il giovane riuscì a sottrarsi alla cattura e a giungere a Firenze, alla cui Università era iscritto alla Facoltà di lettere. Nel capoluogo toscano, Ducceschi prese subito contatto con il Partito d’Azione e organizzò sulle alture del Pistoiese la 1a Brigata “Rosselli”, di cui divenne il comandante con il nome di “Pippo”. Questa formazione, direttamente collegata al comando militare del Comitato toscano di liberazione nazionale, operò sull’Appennino tosco-emiliano, estendendo la propria attività in Garfagnana, nell’alto Modenese e in Val di Nievole, tanto che “Pippo” fu designato comandante della cosiddetta XI Zona militare. Per contrasti sorti con il PdA, col CLN pistoiese e anche col CTLN, i rapporti tra Ducceschi e queste organizzazioni si fecero difficili, ma questo non impedì che “Pippo” e i suoi partigiani svolgessero un’importante attività militare, soprattutto nella zona di Lucca. Col sopraggiungere degli Alleati la formazione fu impiegata per tenere un settore del fronte sui monti della Lucchesia. Direttamente collegati col Comando alleato, ma con un proprio autonomo comando e sotto bandiera italiana, i partigiani di Ducceschi assunsero da quel momento il nome di Battaglione autonomo patrioti italiani “Pippo” e, dopo lo sfondamento del fronte, contribuirono alla liberazione di alcune città dell’Emilia, spingendosi con gli Alleati sino a Milano. Dopo la liberazione “Pippo” fu decorato con la “Bronze Star” americana. Fu trovato, nelle prime ore del pomeriggio del 26 agosto 1948, impiccato in una camera della sua casa di Lucca. La morte del valoroso comandante partigiano fu fatta risalire a due giorni prima. Il 28 agosto a Lucca vi furono i funerali solenni, con un picchetto a rendergli gli onori militari.
Vi sono diverse altre figure da non dimenticare di Terra di Lavoro come Fernando Vitagliano, nato a Santa Maria Capua Vetere (Caserta) nel 1925, deceduto nel 1983, studente, Medaglia d'argento al valor militare. Era il più giovane dei componenti del "GAP centrale" di Roma e, non a caso, era conosciuto dai suoi compagni come "Fernandino". Ospite di Raoul Falcioni, dopo il tradimento di Guglielmo Blasi gli uomini della banda Kock andarono per arrestarlo nella casa del tassista romano. Falcioni fu catturato, ma Vitagliano, ingaggiando una sparatoria, riuscì, benché ferito, a sottrarsi all'arresto. Il ragazzo, riuscito a riprendersi, continuò sino alla vittoria la sua lotta contro i nazifascisti. Nel dopoguerra si inserì nell'attività commerciale della famiglia. Era morto da pochi mesi, quando fu insignito della decorazione al valore.
Ben noto è invece Ernesto Rossi, nato a Caserta (Napoli) il 25 agosto 1897, morto a Roma il 9 febbraio 1967, professore d'economia. Si era formato negli ambienti democratico-liberali fiorentini ed aveva partecipato da volontario alla Prima guerra mondiale, comportandosi valorosamente. Nel 1924 Ernesto Rossi aderisce all'Unione nazionale democratica fondata da Giovanni Amendola e, sempre nello stesso anno, è tra i fondatori a Firenze dell'associazione segreta L'Italia Libera e, dal gennaio all'ottobre 1925, tra i redattori del periodico antifascista Non mollare!. Per questo è processato ed è costretto a riparare in Francia. Nel 1926 torna in Italia e partecipa, vincendolo, ad un concorso statale per l'insegnamento dell'Economia. Insegna a Bergamo, ma prosegue l'attività cospirativa e nel 1929 è tra i fondatori, con Carlo Rosselli, del movimento "Giustizia e Libertà". Arrestato sul finire del 1929 per una delazione, Rossi finisce in carcere e nel 1931 con una condanna a venti anni di reclusione. Ne sconta nove, poi viene mandato a Ventotene, dove ha modo di concorrere con i suoi compagni alla stesura del federalista Manifesto di Ventotene. Alla caduta del fascismo Ernesto Rossi raggiunge Milano, dove, il 27 agosto 1943, partecipa alla riunione di fondazione del Movimento federalista europeo ed entra poi nell'Esecutivo del Partito d'Azione. Dopo l'8 settembre passa in Svizzera, dove continua l'attività resistenziale e da dove rientra a Milano nei giorni della Liberazione. Designato membro della Consulta nazionale, Rossi è anche chiamato a far parte del governo Parri come sottosegretario alla Ricostruzione. Dopo lo scioglimento del Partito d'Azione, svolse prevalentemente una fittissima attività pubblicistica (famosissimi i suoi articoli, raccolti nei volumi Aria fritta e I padroni del vapore, per non dire dei libri Settimo non rubare, Il malgoverno, Il manganello e l'aspersorio, Le baronie elettriche). Nel 1955 fu tra i fondatori del Partito Radicale che, in origine, si chiamò Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali Italiani. Dopo la sua morte, ad Ernesto Rossi sono state intitolate una Fondazione, Circoli radicali e strade in molte città italiane.
Ma non meno importante è la figura di Gennaro Tescione, anche lui nativo di Caserta nel 1916, avvocato, Medaglia d'oro al Valor militare alla memoria, morto a Rodi (Egeo) il 9 dicembre 1943. Dopo aver frequentato a Caserta il Liceo classico "Pietro Giannone", Gennaro Tescione si era laureato in Giurisprudenza. Promettente professionista, fu chiamato alle armi nell'agosto del 1939 e, dopo un passaggio a Barletta, trasferito a Rodi con il grado di tenente di complemento presso il 10° Reggimento di fanteria della Divisione "Regina". Addetto all'Ufficio servizio del Comando superiore dell'Egeo, dopo l'armistizio operò, come ufficiale di collegamento, nelle azioni militari contro i tedeschi, sino a che fu catturato e internato. Pur in quelle condizioni, come ricorda la motivazione della ricompensa alla memoria, "si adoperò con altri giovani generosi e decisi per preparare d'intesa con gli Alleati, un moto di riscossa nell'isola. Sfumato il piano insurrezionale, tentò per due volte, ma senza successo, la fuga". Giunto il momento della deportazione dei militari italiani in un campo di concentramento in Germania, Tescione preferì darsi la morte piuttosto che restare prigioniero dei tedeschi. Nella sua città natale gli è stata dedicata una via e, al "Convitto nazionale" di Napoli, è stata intitolata a Gennaro Tescione l'aula di informatica.
Nella zona aversana c’è Silvio Gridelli, nato ad Aversa (Caserta) il 6 gennaio 1921, caduto a Roma il 10 settembre 1943, tenente carrista, Medaglia d'argento al valor militare alla memoria. L'8 settembre del '43 si trovava a Roma e, due giorni dopo l'armistizio, partecipò con la Compagnia carri alla battaglia di Porta S. Paolo contro i tedeschi. Inviato in ricognizione alla testa di un plotone, il giovane ufficiale fu ferito da una scheggia di un colpo dell'artiglieria tedesca. Gridelli continuò a combattere, finché un nuovo colpo nemico non lo uccise. Alla sua memoria è stata concessa la ricompensa al valore e gli sono state intitolate strade a Roma e nella sua città natale.
Infine, ricordiamo Nicandro Ernesto Conte, nato a San Pietro Infine il 26 settembre 1915, fucilato il 2 aprile 1944 a Biatonè di Paesana (Cuneo), ufficiale della GAF. Tenente della Guardia alla Frontiera, Nicandro Conte, che era sposato e padre di una bambina, dopo l'armistizio si mise in contatto col CLN di Saluzzo, affinché sollecitasse l'intervento di Pompeo Colajanni (allora "Nicola Barbato"). Come comandante dei garibaldini della Valle Po, sarebbe dovuto intervenire per impedire l'attività di un gruppo di delinquenti comuni che taglieggiavano i valligiani e infangavano la Resistenza. Fu così che "Barbato" trasferì in Val Varaita un distaccamento che mise ordine nelle varie formazioni di resistenti che si erano formate nella zona. "Longoni" assolse rapidamente il suo compito e fece confluire nel gruppo di Conte (che, col nome di battaglia di "Tacito", operava nella zona della frazione Castello di Pontecanale. Da allora i garibaldini della Val Varaita si batterono con successo contro i nazifascisti sino al 25 marzo del '44, quando furono investiti da un massiccio rastrellamento tedesco. Alcuni partigiani caddero combattendo, altri furono catturati e uccisi barbaramente. Anche "Tacito" finì nelle mani dei nazisti della SS Polizei. Dopo averlo inutilmente torturato per ottenere informazioni, i tedeschi costrinsero "Tacito" a gettarsi, legato ad una corda, nel gelido bacino della centrale elettrica, per recuperarvi le trote che i soldati avevano "pescato" col lancio di bombe a mano. Ottenute le trote, le SS (che già avevano fucilato nove dei loro prigionieri), si sbarazzarono anche di "Tacito", il cui cadavere fu abbandonato sul posto. La salma, recuperata dai valligiani, fu sepolta nel cimitero di Calcinere e, dopo la Liberazione, traslata a Costigliole di Saluzzo, nell'area riservata ai Caduti della Resistenza, dove ancora oggi riposa.

A cura di Pasquale Iorio e Umberto Riccio, aprile 2021

 
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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina del libro Peppino Capobianco 25° anniversario dalla scomparsa   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina dell'archivio di Peppino Capobianco   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina Gli uomini ele donne della CGIL 1944-2019
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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina Rassegna Storica dei Comuni anno Viii n. 11-12 del 1982   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: La modernizzazione di Terra di Lavoro negli anni 1957-1973 di Paola Broccoli   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: La storia dell'educazione alla legalità nella scuola italiana
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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Congresso Provinciale della Federbraccianti CGIL di Caserta relazione introduttiva di Paolo Broccoli

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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina "Quegli istanti a ridosso del futuro" dalla riforma agraria alla crisi industriale in Terra di Lavoro Mostra fotografica documentaria
"Quegli istanti a ridosso del futuro" dalla riforma agraria alla crisi industriale in Terra di Lavoro
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100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: Archivio di Stato di Caserta, Il pensiero di Giuseppe Capobianco nel suo impegno politico e civile. Scritti selezionati
Archivio di Stato di Caserta, 27 settembre 2019, 25° anniversario della morte di Giuseppe Capobianco
Il pensiero di Giuseppe Capobianco nel suo impegno politico e civile. Scritti selezionati

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PCI cent’anni: Vittorie e sconfitte, fanno parte di un percorso durato 70 anni di Ermisio Mazzocchi

Il 21 gennaio 1921, a seguito della scissione avvenuta al congresso del PSI svoltosi a Livorno, viene fondato il PCd'I. Pochi mesi dopo, il 14 marzo 1921, si celebra a Cassino il congresso di fondazione della Federazione di Caserta e, il 17 aprile dello stesso anno, quello di Roma la cui provincia include il circondario di Frosinone. Come è noto solo nel 1927 si costituisce la provincia di Frosinone che include i comuni del circondario appartenenti alla provincia di Roma e quelli della provincia di Caserta, che facevano parte della Terra del lavoro.
La nuova formazione politica ebbe un'assai difficile e tormentata costruzione per le violenze subite dalle squadre fasciste. Esse, tuttavia, non indebolirono la tenacia e l'impegno dei militanti a lottare contro il fascismo per l'affermazione del partito. Molti di essi continuarono la propria attività politica in clandestinità, parteciparono alla guerra civile in Spagna, alla lotta partigiana.
Un periodo intenso di avvenimenti drammatici, dalla dittatura fascista alla seconda guerra mondiale, che non solo non impedirono lo svolgimento della loro attività politica, ma anzi la intensificarono.
Si alimentò in quegli anni una forte coscienza antifascista e democratica che diede vita alla Resistenza.
La ricostruzione della vita democratica si concluse con la Costituzione della Repubblica Italiana con il contributo decisivo del PCI.
Il 29 settembre 1945, esattamente settantacinque anni fa, si svolse il Iº Congresso provinciale del PCI con la partecipazione di 121 delegati in rappresentanza di 12.060 iscritti.
Esso si tenne in un momento difficile e critico per le condizioni sociali ed economiche del Paese che era stato devastato dalla guerra.
Un quadro storico che ci permette di fare una valutazione politica del ruolo del PCI in un momento di profonde e rapide trasformazioni avvenute nella provincia di Frosinone come nel resto dell'Italia.
Ci consente di aprire una riflessione su quanto ha prodotto quel processo di fermenti politici, culturali, economici che hanno segnato la storia di questa provincia.
Il PCI, protagonista dei profondi cambiamenti della società, mantiene un legame costante e solido con ampi settori della popolazione volto a garantire diritti e democrazia.
Una presenza diffusa, la sua, che consente di affrontare battaglie durissime a tutela del lavoro e dei diritti civili, per ridurre le disuguaglianze, in difesa delle istituzioni.
Il PCI non venne mai meno al suo compito di orientamento e di proposta in merito a quei processi che trasformarono la provincia da agricola in industriale.
Il peso che ebbe il PCI, come partito della sinistra, è segnato dalla sua capacità di interpretare e prospettare soluzioni alle esigenze di una società in rapida evoluzione, soprattutto per la difesa e la crescita dell'occupazione.
Il tratto essenziale, che caratterizzò il PCI sino alla sua definitiva conclusione nel 1991, è stato quello di presentarsi, anche in realtà come la provincia di Frosinone, come un partito capace di essere dentro la massa di persone indifese, sofferenti, dalle precarie condizioni e di quelle che in migliori condizioni aspiravano al riconoscimento dei diritti e alle garanzie democratiche. Il partito seppe mantenere sempre vivo il rapporto con gli operai, i ceti medi, i professionisti, sostanzialmente con il mondo dell'intera società.
Dispiegò la sua iniziativa per affermare diritti e uguaglianza sociale in momenti decisivi nella stessa provincia di Frosinone. Fu a sostegno della lotta degli operai delle Cartiere Meridionali di Isola del Liri, i quali subirono, durante lo sciopero del 18 febbraio 1949, la carica della polizia che provocò il ferimento di 37 lavoratori.
Per arrivare ai fatti di Ceccano il 28 maggio1962 in cui durante una manifestazione per il lavoro alla fabbrica di Annunziata, un operaio fu colpito a morte da una carica della polizia.
Sono momenti drammatici caratterizzati da durissime lotte sindacali in cui il PCI seppe mantenere un suo ruolo a fianco dei lavoratori.
Ma seppe anche assumersi il compito di confronto e di esame dei nuovi processi produttivi come dimostrò la Conferenza di produzione della Fiat, che si tenne a Cassino il 17 dicembre 1976, con la partecipazione della Direzione dello stabilimento, dei sindacati, delle istituzioni regionali e provinciali.
Un rapporto costruito e basato su forti ideali e su obiettivi chiari e precisi, che mettevano al centro gli interessi della collettività.
Svolgeva una funzione di sintesi tra le aspirazioni dei cittadini e i compiti delle istituzioni dentro un quadro di valori costituzionali.
Nella provincia, come in Italia, rimangono e si rafforzano i legami del PCI, che svolge la sua funzione di partito della sinistra e permette l'emancipazione dei contadini con le riforme per l'affrancazione delle terre e degli operai.
Più evidente fu la capacità del PCI di cogliere quanto sarebbe avvenuto con il processo di industrializzazione che ebbe il suo momento più alto con la costruzione della Fiat.
Vittorie e sconfitte, conquiste e insuccessi fanno parte di un percorso durato cento anni e che caratterizzano la sua attività sino alla conclusione della sua storia.
Forte di una chiara identità, una riconoscibilità, un'appartenenza, il PCI ha condotto la sua politica con capacità e perseveranza, pur tra errori e inefficienze.
Una solida organizzazione, un metodo di lavoro rigoroso, la moderazione e la tolleranza verso quanti nel partito avevano posizioni diverse e verso gli stessi avversari politici, costituivano la condizione per portare avanti il suo progetto per l'affermazione del socialismo.
"Che sia il socialismo il momento più alto dello sviluppo di tutte le conquiste democratiche e che garantisca il rispetto di tutte le libertà individuali e collettive, delle libertà religiose... e si debba costruire la società socialista con il contributo di forze politiche, organizzazioni, partiti diversi... in un sistema pluralistico e democratico" ebbe a dichiarare Berlinguer al XXV congresso del PCUS del 24 febbraio 1976 sancendo l'inizio di una definita rottura con l'Unione sovietica.
La più alta elaborazione politica del PCI, che lascia alla sinistra il compito di proseguire il suo cammino verso i principi di libertà e di democrazia, la tutela del lavoro e dei diritti civili, la difesa della Costituzione.
Anche in questa provincia il PCI è stato un referente solido e affidabile che ha permesso di perseguire con incisività i valori della sinistra e rinsaldare un rapporto stretto con le masse popolari.
Un patrimonio della storia del PCI in Italia e in questa provincia che non è consentito abbandonare né cancellare.
Certamente una storia non ripetibile, ma essenziale per trovare la giusta collocazione e funzione di una sinistra rinnovata nel suo progetto per la società del XXI secolo dentro quei valori di diritti e di solidarietà, necessari a combattere le disuguaglianze, le povertà, gli sfruttamenti dell'era informatica.
I dirigenti che avevano costituito PCd'I ritenevano che bisognasse cogliere le condizioni favorevoli per una rivoluzione sociale e consideravano che le forze autenticamente di sinistra si sarebbero dovute muovere subito oppure sarebbe stata la borghesia ad attuare la controrivoluzione.
Vinse la borghesia con il fascismo.
Quella intuizione ha ancora oggi una sua validità in merito a una sinistra che deve essere protagonista e combattere le degenerazioni della globalizzazione.
Altrimenti il rischio è quello di soccombere alle ferree leggi del mercato finanziario in un sistema di nazionalismi con rigurgiti fascisti.
Su questo si misura la prova di una sinistra, che sia in grado di affrontare una sfida su un terreno inesplorato in un sistema finanziario spietato, per una lotta alle disuguaglianze e per la ridefinizione dei principi etici di solidarietà e di cooperazione. Quella storia del PCI non deve rimanere in una convinzione di eredità, ma deve costituire l'humus su cui la sinistra riposiziona la sua funzione in modo da essere in grado di "vedere" i nuovi conflitti, i nuovi bisogni e rigenerarsi per essere strumento necessario alla realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.
Un partito della sinistra non può che essere di massa, nel senso moderno di partecipazione della più ampia comunità nazionale, deve esercitare la sua funzione in modo democratico e organizzato e precisare le sue forme strutturali che a tutt'oggi non sono definite.
La sinistra dovrà essere capace di farsi referente dei diritti umani e di quel mondo che si trova dalla parte più debole e meno protetta dalle violenze.
Sono trascorsi 100 anni dal giorno della nascita del partito della sinistra, il PCI.
Quel partito ha cessato di esistere.
Rimane incompiuto il percorso di una sinistra che non ha ancora trovato una sua precisa identità, riconoscibile in quei partiti che dovrebbero rappresentare i valori insostituibili della dignità degli uomini: il lavoro e la democrazia.

** Tratto da UNOeTRE.it del 19 gennaio 2021

Alcuni dati organizzativi di riepilogo
Dietro queste date e questi numeri ci sono donne e uomini che hanno combattuto con impegno e passione per un grande ideale di libertà e democrazia.
* 21 gennaio 1921 fondazione del PCd'I
* 14 marzo 1921 si costituisce la Federazione PCd'I di Caserta svoltosi a Cassino.
Segretario della Federazione Luigi Selmi, con sede a Cassino.
*17 aprile 1921 si costituisce la Federazione PCd'I a Roma di cui fa parte il circondario di Frosinone
*1 ottobre 1945 Primo Congresso provinciale delle Federazione di Frosinone
* 30 giugno 1957 I Congresso Federazione di Cassino
* 27 dicembre 1959 II Congresso Federazione di Cassino
* 4 novembre 1962 III Congresso Federazione di Cassino * 7 gennaio 1966 chiude la Federazione e viene costituito il Comitato di Zona
17 gennaio 1991 XVIII congresso provinciale - l'ultimo - del PCI di Frosinone

 
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Dopo Livorno i comunisti si organizzano anche nel Frusinate di Ermisio Mazzocchi

Il 7 e l'8 novembre del 1920, presente Giuseppe Berti per la Direzione socialista si svolge a Roccasecca il Congresso provinciale del Casertano, (ricordiamo che in questa epoca non esisteva la provincia di Frosinone, divisa tra la provincia di Roma in cui faceva parte il circondario di Frosinone e quella di Caserta con il circondario di Sora), disturbato da provocazioni fasciste che prendono a pretesto l'esposizione della bandiera rossa al balcone del Municipio, per la nomina dei delegati al congresso di Livorno e le varie tendenze interne al PSI di Terra del Lavoro misurano la propria consistenza numerica.
A Livorno, la "mozione Bordiga", che sosteneva l'adesione ai "21 punti di Mosca" ottiene 584 voti, mentre di poco superiore risulta la tendenza massimalista, 727 voti e solo 120 voti vanno alla corrente centrista. Le sezioni della Terra del Lavoro rappresentate a Livorno sono tutte favorevoli, caso unico in Italia, alla costituzione del Partito comunista, anche se questa posizione non troverà riscontro nella realtà della provincia di Caserta dove, come è evidenziato dai risultati del congresso provinciale, la maggioranza degli iscritti è orientata a rimanere nelle file del PSI.
Nel Frusinate la quasi totalità delle sezioni si schiera nel corso dei congressi sezionali con la frazione massimalista mentre in alcune, come a Frosinone e ad Anagni, si determina uno stato di estrema confusione, con la denuncia di irregolarità nelle convocazioni delle assemblee congressuali che avevano portato queste due sezioni a essere comprese, in un primo momento, fra le aderenti alla mozione comunista nel convegno per la costituzione del Comitato laziale comunista, svoltosi a Roma il 19 dicembre del 1920.
I comunisti delle due province organizzano, già prima del Congresso di Livorno, strutture autonome con la nomina di Comitati provinciali comunisti. Per la provincia di Caserta la sede del Comitato viene stabilita a Cassino e ne viene affidata la responsabilità a Luigi Selmi, mentre per il circondario di Frosinone vengono nominati responsabili Loreto Cugini di Anagni per la zona nord del circondario (Anagni, Sgurgola, Piglio e Acuto) e Giuseppe Minotti di Frosinone per tutti gli altri comuni.
Dopo il Congresso di Livorno, il Partito comunista d'Italia, ormai costituito il 2I gennaio del 1921 con l'assemblea del Teatro S. Marco, lavora a una definizione della sua organizzazione con i congressi provinciali di fondazione in preparazione del II Congresso nazionale fissato a Roma per il 20 marzo 1922 con circa 50.000 iscritti di cui 845 per la Federazione di Roma e 234 per quella di Caserta.
Il primo a tenersi nelle due province è il Congresso della Federazione del Pcd'I della Terra di Lavoro, ovvero della provincia di Caserta, che si svolge a Cassino il I4 marzo 1921 nella sede della Camera del lavoro. Promosso da Alessandro Assante di S. Apollinare, Ferdinando Cardarelli di Sora, Antonio Conte di Aquino, Maria Lombardi di Sessa Aurunca, Bernardo Nardone di Arce, Luigi Selmi di Cassino, al congresso partecipano le sezioni già costituite di Cassino, Aquino, S. Apollinare, Arce, Sora e quelle di Capua, Formia, Itri, Sessa Aurunca, Nocelleto, Casale, Falciano (queste ultime tre tutte frazioni di Carinola), SS. Cosma e Damiano, Castelforte, Piccilli. Presieduta dal rappresentante del Comitato centrale Ludovico Tarsia, l'assemblea elegge Luigi Selmi segretario della Federazione e fissa la sede a Cassino.
Il 17 aprile del 1921 si tiene il I Congresso provinciale di Roma. Presieduto da Egidio Gennari, vi partecipa per il circondario di Frosinone la sezione di Anagni, la sola ufficialmente costituita a quella data. Del Comitato federale romano vengono a far parte, in rappresentanza del circondario di Frosinone, Loreto Cugini della sezione di Anagni e Peppino Minotti della sezione di Frosinone. I primi mesi di vita del Pcd'I coincidono con l'agitata vigilia delle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati del 15 maggio 1921. In Ciociaria, come nel resto del paese, la campagna elettorale è segnata dall'esplodere della violenza fascista con l'uccisione e il ferimento di lavoratori e dirigenti politici e sindacali, assalti alle sedi socialiste e comuniste, saccheggi delle Camere del lavoro, delle cooperative e delle Leghe contadine, scorrerie degli squadristi contro i comuni amministrati dalla sinistra.
Una certa ripresa del partito in Terra del Lavoro, in preparazione del III Congresso nazionale che si terrà a Lione il 29 gennaio 1926, si segnala nel 1924 con un nuovo congresso provinciale al quale partecipa Umberto Terracini e in cui viene nominato segretario Corrado Graziadei, che è praticamente il promotore della ricostruzione delle Federazione di Caserta, la quale torna ad avere in quell'anno oltre 250 iscritti per la maggior parte concentrati a Cassino, Sora, Isola del Liri, Roccasecca, S. Donato Val Comino, oltre a vari altri centri del Casertano.
Nel circondario di Frosinone l'organizzazione del Pcd'I, peraltro molto debole, con lo scatenarsi della repressione fascista e la perdita dei contatti con i dirigenti della Federazione romana verso la fine del 1922 praticamente scompare.
I gruppi comunisti ancora presenti si riavvicinano alle sezioni socialiste (alle quali, pur tra tante difficoltà, è consentita ancora una certa attività legale) soprattutto in ragione del fatto che, in quell'anno, i socialisti del Frusinate e il loro dirigente Domenico Marzi sono tutti schierati con la cosiddetta frazione "terzinternazionalista" che propone l'immediata fusione con il Pcd'I. La confluenza ufficiale dei "terzini" nel Pcd'I avviene nell'estate del 1924, ma nel Frusinate molte sezioni socialiste, viste le titubanze della Direzione nazionale alla fusione, già nel corso del 1923 abbandonano il PSI e passano compatte nelle file del Pcd'I, come nel caso delle sezioni di Frosinone, Paliano, Ceccano, Priverno, Anagni, Sgurgola, Alatri, Morolo, Supino, Fiuggi. Il loro apporto sarà notevole, com'è confermato dall'esito sorprendente delle elezioni politiche del 6 aprile del 1924, quando il Pcd'I nel circondario di Frosinone, pur nel clima di pura farsa elettorale attuata dall'ormai consolidato regime fascista, ottiene una percentuale di voti di circa 6% contro una media nazionale del 3 %.
Ancora maggiore è il risultato proprio laddove più forte è stata la presenza e l'attività della frazione "terzinternazionalista", come a Frosinone dove il Pcd'I raggiunge il 15,5% dei voti, ad Alatri (6,7%), ad Anagni (6%), a Sgurgola (20%), a Supino e Ceccano (7,1%), a Priverno, comune nel quale il Pcd'I conquista addirittura il 36%.
Non altrettanto può dirsi del circondario di Sora dove perdura la crisi interna al partito e dove più pesante è stata la reazione fascista, che aveva costretto molti comunisti a prendere la via dell'emigrazione, in particolare verso la Francia. Il fascismo conduce infatti con molta durezza la sua iniziativa di repressione verso i comunisti. Nel 1923 a Cassino, dove da tempo operava un nucleo d'iscritti (poi interamente passati al Pcd'I), i fascisti saccheggiano e incendiano la sede della sezione comunista.
A Isola del Liri viene repressa la lotta dei cartai contro i licenziamenti in un’azione congiunta padronato e squadre fasciste. Azioni di repressione si svolgono ad Aquino dove tre contadini vengono uccisi durante una manifestazione, e a Pico il Consiglio comunale, formato da elementi socialisti che rifiutano di iscriversi al partito fascista, viene sciolto.
L'amministrazione socialista di Sora è costretta nel 1923 dopo diverse "pressioni" a lasciare il governo della città a un commissario.
Queste ragioni, insieme alla totale impossibilità per i comunisti di svolgere la minima attività propagandistica, giustificano l'esiguo risultato elettorale ottenuto nel Sorano, appena 200 voti con una percentuale dell'0,6%.
I comunisti frusinati, dopo lo scarso risultato nelle elezioni politiche del 1924, continuano nel 1925, la loro difficile opera di propaganda nelle campagne e nelle fabbriche, riallacciano i contatti con le rispettive Federazioni provinciali, partecipano a congressi e convegni per la ricostruzione delle organizzazioni comuniste, proseguono il lavoro di sostegno alla stampa comunista. D'ora in poi per i successivi anni della dittatura fascista opereranno in condizioni di clandestinità, sino al giorno della Liberazione.

Il brano è tratto dal il libro "Lotte politiche e sociali nel Lazio Meridionale, Storia della Federazione del PCI di Frosinone (1921.1963)", di Ermisio Mazzocchi. Editore Carocci, Roma 2003

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: titolo Nuovi libri sul tema nella pagina Cronologia
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Eravamo Coministi di U. Ranieri

Eravamo comunisti di Umberto Ranieri Rubbettino Editore 2020

«Il Pci fu un partito determinante nella storia della sinistra e dell'Italia, i suoi meriti nella costruzione dello Stato democratico restano indiscutibili: contribuì all'inserimento nella vita democratica di masse popolari formatesi nella tradizione leninista e che avevano vissuto il massimalismo del primo dopoguerra. Il suo legame con l'Urss rese tuttavia impossibile che assumesse responsabilità di governo. In ciò, sostiene Pietro Scoppola, risiedono le cause del nostro "bipartitismo imperfetto".
Il suo "riformismo pratico", secondo Giorgio Napolitano, fu accompagnato da una persistente negazione ideologica del riformismo come visione e prospettiva e dal non meno ideologico ancoraggio a un orizzonte rivoluzionario di superamento del capitalismo. Per Pietro Ingrao, non si capisce la vicenda del Partito comunista italiano (e anche della sua lunga durata) se non si coglie l'intrico di una dottrina rigida e di secca disciplina a suo modo "militare" e, contemporaneamente, la sua porta schiusa a una generazione che si apriva alla politica.

Vivevamo un singolare intreccio tra il dogma e la ricerca politica"».
Prefazione di Giuliano Amato. Interventi di Biagio de Giovanni e Salvatore Veca.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Dedicato al PCI di Gianfranco Nappi

Dedicato al PCI di Gianfranco Nappi, InfinitiMondi 2020

Esce in coincidenza con il 21 gennaio il Numero Speciale di Infinitimondi, primo della Collana dedicata ai 100 anni del PCI, Dedicato al PCI. L’opposto di un incidente della storia. Riflessioni tra passato e presente. Il volume raccoglie gli interventi sui temi della Sinistra, del PCI e della storia di questi anni che Gianfranco Nappi ha scritto per la Rivista con due Saggi inediti sul valore dell’esperienza del PCI e sui percorsi travagliati della sinistra in Campania. Pietro Folena ne ha curato la Prefazione. Il volume contiene una raccolta di saggi sul filo conduttore del ruolo del PCI nella storia sociale e democratica italiana, tutto tranne che un incidente della storia; sui caratteri dell’innovazione tentata da Enrico Berlinguer; sulla resistibile fine di un’intera esperienza politica.
Non solo per rendere omaggio ad una memoria storica ma soprattutto per immaginare i percorsi di nuove soggettività critiche necessarie al tempo presente

posto di fronte alle rotture dei cambiamenti climatici, della rivoluzione digitale ed elle ondate pandemiche.
Un lavoro inedito sulla parte più difficile del governo Bassolino in Campania, sulla crisi dei rifiuti per cercare di ragionare su quello che ancora oggi andrebbe fatto ma che non si avvia nel cuore del Mezzogiorno.
Tutto il ricavato della vendita del volume sarà destinato a sostenere le iniziative per Centoannipci. Il volume sarà inviato gratuitamente agli abbonati di Infinitimondi, in spedizione postale senza costi aggiuntivi oltre al prezzo di copertina, a chi o richiederà con il solito bonifico a Associazione Infiniti Mondi.
IBAN: IT22M0760103400001038517205.
Lo si può trovare dal 21 gennaio in Libreria a Napoli : Spark Hub, Colonnese, Io Ci Sto, Ubik.

 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro La dannazione di Ezio Mauro   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Il nostro PCI di Fabrizio Rondolino   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro La metamorfosi di Luciano Canfora
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Quando c'erano i comunisti di Pendinelli e Sorgi   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Sinistre di Paolo Pombeni   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Noi Partigiani di Lerner e Gnocchi
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Comunisti a mado nostro di Macaluso e Petruccioli   100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Una forma di futuro di Occhetto    
 
100 anni PCI in Terra di Lavoro 1921-2021: copertina  del libro Livorno 1921, il tormento di una nascita a cura di Left

Livorno 1921, il tormento di una nascita a cura di Rita De Petra e con introduzione di Fabio Vander

01. Copertina
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02. Sommario 1
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03. Sommario 2
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Il 15 gennaio il libro uscirà in edicola insieme al settimanale e vi rimarrà un mese.

L'acquisto si può effettuare dal 15 gennaio anche a questo link: https://left.it/libri/
Il libro costa 9,90 euro (spese di spedizione incluse)